Le poste-frontière d'Ingour. Credit Maxence Smaniotto.

Abcasia: chiusura di 4 dei 5 posti di frontiera con la Georgia

TRADOTTO DA CLAIRE SIRITO-OLIVIER E MARGHERITA PELLEGRINI

La decisione del governo abcaso di chiudere la maggior parte dei posti di frontiera con la Georgia ha  suscitato indignazione. La comunità georgiana ancora presente nella regione separatista si preoccupa, gli interessi economici sono elevati… tutto questo in un contesto di tensioni tra la Russia e l’Occidente.

Nel marzo 2016 il governo dell’Abcasia, regione separatista della Georgia autoproclamata indipendente dal 1993, ha deciso di modificare la legge sulle frontiere. Il testo prevede la chiusura  della maggior parte dei posti di frontiera tra l’Abcasia e la Georgia. Annuncia ugualmente un aumento delle multe per l’attraversamento illegale della frontiera. Nell’agosto dello stesso anno i posti di frontiera di Shamgona-Taglan e Pakhulani-Alakimkhara sono stati chiusi.

Decisione unilaterale

Nel gennaio 2017 le autorità abcase hanno annunciato la chiusura di altri due posti, Khurcha-Nabakevi e Orsantia-Meore Otobaia. Questa decisione ha provocato il malcontento della popolazione georgiana che ancora risiede in Abcasia ed è stata condannata perfino dall’Unione Europea. La notizia ha ugualmente ottenuto una reazione da parte degli Stati-Uniti, dell’ONU e del governo georgiano. L’ambasciatore americano Ian Kelly ha visitato i villaggi frontalieri di Khurcha e di Orsantianel territorio georgiano.

Le autorità occidentali hanno denunciato una decisione che limita fortemente la libertà di circolazione dei georgiani dell’Abcasia. I primi interessati sono gli scolari, quelli che attraversano la frontiera ogni giorno per raggiungere  scuole situate in Georgia.

I georgiani dell’Abcasia, dalla loro parte, si sono riuniti nel villaggio di Gali [una sorta di “capitale” per la comunità georgiana abcasa, ndr]. Lì hanno firmato una petizione indirizzata al governo separatista chiedendo la riapertura dei posti di frontiera. Soukhoumi ha risposto rapidamente con un semplice no. Un solo posto rimane aperto, quello di Ingour. Per rendere possibile agli abitanti di recarvisi, le autorità abcase hanno predisposto un sistema di minibus.

Nuovo braccio di ferro nel Caucaso

La mobilitazione della comunità internazionale per la questione riflette il rinnovamento delle tensioni con la Russia. Mosca sostiene l’Abcasia; l’Occidente, l’integrità territoriale della Georgia. La Georgia è candidata per entrare nell’Unione Europea e nella NATO ed ha recentemente avuto accesso al bramato free visa document. Il governo georgiano ha dichiarato che i cittadini abcasi e osseti [le due regioni separatiste del Paese, ndr] potranno ottenerlo a condizione di possedere un passaporto biometrico georgiano.

Nel contempo il congresso americano ha votato in favore all’ingresso del Montenegro nella NATO. La decisione è vista male dalla Russia, imbarazzata da questo ennesimo allargamento dell’Alleanza atlantica. La Russia e i suoi alleati cercano di confermare la leadership dei loro governi in vista delle prossime elezioni. Le recenti manifestazioni contro il governo in Bielorussia, Russia, Armenia e Kirghizstan, tutti Stati membri dell’Unione economia euroasiatica e dell’OTSC, hanno causato ondate di arresti.

L’Abcasia è completamente dipendente della Russia. Può essere vista come una sorta di pedina che la Russia utilizza per fare pressione sulla Georgia. Se ne serve per impedirne l’ingresso nell’UE e nella NATO. Se la Georgia  ci riuscisse, Mosca perderebbe gran parte della sua influenza sul Caucaso. Sarebbe l’inizio di una morsa intorno alle sue frontiere.

24 anni d’indipendenza per l’Abcasia

Con il sostegno russo, le milizie ribelli abcase erano riuscite a vincere l’esercito regolare georgiano nel 1993. In seguito si sono verificati episodi di pulizia etnica e massacri che hanno portato all’esodo di circa 200.000 georgiani. Oggi quel che rimane della comunità georgiana in Abcasia si concentra nel distretto di Gali, lungo la frontiera con la Georgia. Solo i governi della Russia, del Venezuela, del Vanuatu, della Nauru e del Nicaragua riconoscono l’indipendenza della regione.

Foto di copertina: il posto di frontiera di Ingour. Fonte: Maxence Smaniotto. 

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