Aborigeni australiani: i meandri dei diritti di uguaglianza

Tradotto da Riccardo De Vanna, riletto da Lorena Papini

Fin dall’arrivo dei colonizzatori britannici, più di due secoli fa, la vita è stata dura per i sopravvissuti. La popolazione aborigena ha visto peggiorare drammaticamente le proprie condizioni di vita con l’arrivo di James Cook. Gli inglesi dichiararono l’Australia “Terra Nullius”, attribuendosi pieni poteri su questa popolazione ridotta in miseria. Bisognerà aspettare il 1967 affinché il governo conceda agli aborigeni la cittadinanza e pari diritti. Tuttavia, ancora oggi troviamo disuguaglianze su tutto il territorio australiano.

Attualmente, secondo l’indagine condotta dal National Aboriginal and Torres Strait Islander Social Survey, solo il 46% degli aborigeni di età superiore ai 15 anni è lavorativamente attivo, di cui solo il 27% con un impiego a tempo pieno. I giovani aborigeni fanno quindi fatica a integrarsi nella società odierna. Ciò può essere spiegato dalla linea politica del movimento “Australia Bianca” sostenuto dai governi che si sono succeduti nel ventesimo secolo. Questa corrente li ha privati dei loro diritti e della loro identità anno dopo anno.

Di conseguenza l’acclimatazione allo stile di vita europeo non è affatto facile per la maggior parte degli aborigeni. Inoltre, il rancore verso il popolo che li ha espropriati delle loro terre non aiuta. Ma la speranza è ritornata nel 2008 con il discorso apologetico di Kevin Rudd “New beginning”. Si è rivolto alle vittime delle “Generazioni rubate” per presentare delle scuse ufficiali da parte del governo e ha auspicato un nuovo inizio tra gli aborigeni e il popolo australiano.

Il modo in cui queste persone sono state trattate a partire dal 1788 non ha fatto altro che aumentare il divario tra questi due mondi. Le politiche di autodistruzione miravano a sradicare la cultura aborigena. Basti ricordare la sottrazione delle loro terre sacre o la rimozione forzata di neonati appartenenti alla razza mista.

Un popolo agli antipodi della cultura europea

La cultura aborigena era molto semplice. Per sopravvivere dipendevano dalla natura. Erano un popolo di cacciatori-raccoglitori, sopravvissuti nel tempo grazie alla loro immensa conoscenza della flora e della fauna che li circondava. Ma le cose sono cambiate e questo a causa di un etnocidio radicale. Oggi gli aborigeni vivono principalmente nelle città e la lista dei vizi che affliggono gran parte della popolazione sin dall’adolescenza è lunga: elevato consumo di sostanze illegali, scarsa scolarizzazione, problemi di alcolismo, violenza, stupri, accesso quasi inesistente all’assistenza sanitaria.

Per di più, gli aborigeni sono oggi affetti da un gran numero di malattie croniche a causa del cambiamento di abitudini alimentari. I loro pasti erano a base di carne arrostita, frutti di bosco e frutti di mare. Ora mangiano per lo più cibo da fast food. Un aborigeno ha un’aspettativa di vita media inferiore di dieci anni rispetto a un generico australiano, afferma l’Australian Institute of Health and Welfare.

Alcuni Stati come il Western Australia e il Northern Territory hanno dovuto persino adottare decisioni drastiche in merito alla legge sulla vendita di alcolici agli aborigeni. Alcuni Stati, come appunto il Northern Territory, hanno anche vietato l’alcool ad alcune comunità. Il governo li ha indicati come “aree ad accesso ristretto” e ora sono sotto la custodia di un funzionario “bianco”. Nell’Australia Occidentale gli esercizi commerciali devono vietare la vendita di alcolici agli aborigeni dopo le 17.00. Tutte queste leggi segregazioniste non aiutano a migliorare le condizioni e l’emancipazione degli aborigeni nell’ambiente sociale o lavorativo.

Un passato difficile da dimenticare

La storia è pesante, le ferite sono ancora aperte ed alcune si fanno sentire più di altre. La festa nazionale ad esempio, l’Australia Day, che celebra ogni anno l’arrivo dei colonizzatori, scatena manifestazioni nelle città. Le popolazioni aborigene hanno ribattezzato questo giorno “Invasion Day”, il Giorno dell’invasione. Un giorno di festa per alcuni e l’inizio di una discesa all’inferno per altri.

Questo è anche il caso delle “generazioni rubate”. Per circa un secolo, i governi che sostenevano un’”Australia bianca”, hanno fatto portare via dalle famiglie i bambini meticci. L’obiettivo era quello di educarli in modo europeo. Sono stati affidati a famiglie religiose di modo che sposassero in futuro una donna “bianca”. Il governo aveva previsto di eliminare il loro colore a partire dalla terza generazione. I meticci, non essendo “né bianchi né aborigeni”, dichiarò uno di loro, hanno difficoltà a trovare il loro posto.

Per concludere, c’è ancora molta strada da fare per la parità, sia dal punto di vista giuridico che culturale. Gli aborigeni esistono da più di quarantamila anni e sono bastati solo due secoli per eliminarli quasi del tutto. Ci sono stati grandi progressi da quando esiste l’uguaglianza dei cittadini. Speriamo che il governo continui in questa direzione.

Crediti foto di copertina: Johan Mouchet (Unsplash)

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