In Bangladesh, LGBT e dissidenti vengono assassinati dai fondamentalisti religiosi [1/2]

TRADOTTO DA SILVIA MONTORSI E CORRETTO DA BENEDETTA MARIA CAIAZZO

In un paese in cui la stragrande maggioranza della popolazione è musulmana e dove l’estremismo religioso continua a progredire, gli omosessuali, gli atei e molti altri sono l’obiettivo perfetto degli islamisti. Gli omicidi, infatti, si susseguono da diversi anni.

Il 25 aprile 2016, due amici originari del Bangladesh, Mahbub Rabbi Tonoy e Xulhaz Mannan, sono stati assassinati nel domicilio di quest’ultimo. Sono stati picchiati a morte da sei individui travestiti da fattorini e armati di machete. La loro colpa: aver difeso la comunità LGBT, estremamente marginalizzata in questo paese segnato dalla presenza di un Islam ancora molto conservatore.

Assassinato il caporedattore dell’unico magazine LGBT del paese

Xulhaz Mannan era il redattore capo di Roopbaan, che nel 2014 è diventata la prima (e sola) rivista del paese destinata alle persone LGBT. Mannan, che lavorava per l’ambasciata americana e per l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID), era anche membro di Boys of Bangladesh, il principale gruppo di difesa dei diritti degli omosessuali del paese. Secondo questo gruppo, la redazione di Roopbaan avrebbe ricevuto delle minacce fin dalla sua creazione, in particolare da parte di gruppi islamisti. Inoltre, Mannan aveva contribuito all’organizzazione del “Rainbow Rally”, una manifestazione LGBT che si è tenuta dieci giorni prima della sua morte. Contributo che gli era valso delle minacce. Minacce che si sono concretizzate quasi un anno fa.

La comunità LGBT asfissiata dal fondamentalismo religioso

Ansar-al-Islam, un gruppo legato a Al-Qaida, ha rivendicato la responsabilità del duplice omicidio e confermato, di sfuggita, il movente omofobo. Gli omosessuali sono stretti in una morsa tra la violenza del fondamentalismo religioso e la violenza simbolica della società, la quale va di pari passo con una legislazione che vieta formalmente l’omosessualità. Gli omosessuali del Bangladesh possono essere arrestati e sono regolarmente minacciati di morte. A volte non hanno altra scelta che fuggire in paesi come la Svezia o gli Stati Uniti. Coloro che denunciano questa persecuzione vengono a loro volta minacciati.

In Bangladesh, gli attivisti LGBT si nascondo, anche su internet. Si auto-censurano e cancellano le loro tracce sui social network, e questo a buon titolo: se da un lato i social e l’accesso a internet permettono alle minoranze e agli attivisti di raggiungere un pubblico più vasto, dall’altro le rendono anche più visibili agli occhi degli altri.

La congruenza tra l’apparizione dei social network accessibili a tutti, l’innalzamento progressivo della voce degli attivisti di tutti i gruppi, in particolare LGBT, e un Islam radicale che ha il vento in poppa in Bangladesh, forma in questo paese un triangolo mortale. D’altronde, la comunità LGBT non è la sola a soffrire per mano degli islamisti.

Un fenomeno che riguarda tutta la società

Numerosi profili sociologici attirano l’ira dei fondamentalisti islamici del paese. Gli attacchi sono rivolti anche ai membri delle minoranze religiose sciite, sufi, cristiane e induiste.

La coabitazione tra l’Islam conservatore e qualunque altro tipo di attivismo non avviene senza intoppi. Dal 2013 circa, si sono verificati numerosi assassini di studenti atei, di professori universitari, di blogger, di anti-religiosi, a casa loro o in mezzo alla strada, con armi da fuoco o a colpi di machete. Vengono presi di mira musulmani e non-musulmani che sostengono un Islam rappacificato e moderato, o delle idee giudicate “contrarie” all’Islam.

Rezaul Karim Siddique, professore di inglese all’università di Rajshani, è stato ucciso dallo Stato Islamico due giorni prima della morte di Mannan per aver “invitato all’ateismo”. E prima, nello stesso mese, è il blogger ateo Nazimuddin Samad ad essere stato assassinato vicino all’università di Jagannath, dove studiava legge. In totale, secondo Champa Patel, direttrice di Amnesty International nell’Asia meridionale, in un solo mese sono stati contati quattro omicidi.

Questi assassini sono una delle manifestazioni della tensione che regna tra i sostenitori di un Islam politico e gli altri: spesso giovani e studenti, atei o sostenitori di un Islam moderato e di uno Stato laico.

Oggi in Bangladesh esiste una separazione tra lo Stato e l’Islam, ma questa viene regolarmente messa in discussione. In particolare, una statua che rappresenta la giustizia nelle vesti di una dea greca, situata davanti alla Corte suprema di giustizia nella capitale Dacca, era stata smantellata nel maggio 2017 sotto la pressione di militanti islamici. È stata ritrasferita altrove qualche giorno dopo, in un luogo in cui, a quanto pare, non la vede quasi nessuno.

L’impossibile separazione tra Stato e religione

Per tutto il mese di febbraio 2013, durante le manifestazioni di piazza Shahbag, avrebbero manifestato fino a 500.000 persone affinché venisse pronunciata la pena capitale nei confronti di Abdul Quader Molla, anziché l’ergastolo deciso dai giudici. Molla è accusato di molteplici crimini di guerra commessi durante la guerra d’indipendenza del 1971. Alcuni chiedevano anche l’interdizione di Jamaat-e-Islami, il principale partito islamista del paese, di cui Molla è uno dei leader.

Jamaat-e-Islami ha a sua volta organizzato una contro-manifestazione per protestare contro questi attacchi e contro la condanna a morte di Delwar Hossain Sayeedi, numero due del partito. Questa sentenza è percepita come ingiusta dagli islamisti e motivata da degli obiettivi politici. Gli scontri violenti che sono seguiti, in cui si sono opposti manifestanti pro e anti islamisti, o manifestanti e forze dell’ordine, hanno causato quasi una sessantina di morti.

La lega Awami, al potere e animata da una strategia pre-elettorale, si mostra sempre più vicina agli islamisti, andando così completamente contro al principio di separazione del potere politico e religioso in vigore in Bangladesh. Il che spiegherebbe come mai gli islamisti hanno sempre più l’impressione di poter commettere omicidi in totale impunità, come riporta la BBC.

Una lista di persone da abbattere

Gli estremisti musulmani desiderano addirittura esportare la loro lotta. Hanno reso pubblica una lista di 84 persone da abbattere, delle quali nove risiedono nel Regno Unito, otto in Germania, due negli Stati Uniti, una in Canada e una in Svezia. La lista è stata pubblicata da Ansarullah Bangla Team o Ansar Bangla: uno dei gruppi terroristi più attivi in Bangladesh, secondo il ricercatore ed esperto in terrorismo Ajit Kumar Singh.

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