In Bangladesh, LGBT e dissidenti vengono assassinati dai fondamentalisti religiosi [2/2]

TRADOTTO DA SILVIA MONTORSI E CORRETTO DA BENEDETTA MARIA CAIAZZO

Avvicinandosi agli islamisti, il potere in Bangladesh si allontana dagli attivisti e dalle persone LGBT, regolarmente prese di mira da musulmani ultraconservatori.

Ahmed Rajib, blogger ateo e critico del fondamentalismo religioso, è stato uno dei primi nomi a comparire sulla lunga lista degli attivisti del paese assassinati da dei fanatici per aver pronunciato un discorso antireligioso. Questo omicidio, commesso da cinque giovani militanti provenienti da un ramo del partito Jamaat-e-Islami, ha commosso una parte della popolazione e il Primo ministro.

La posizione apertamente anti-LGBT delle autorità

Tuttavia, trattandosi di persone omosessuali, esse rimangono ancora ampiamente perseguitate e talvolta assassinate, e questo in un clima che non è esagerato definire di indifferenza generale, che solo le ONG come Amnesty osano sfidare.

Del resto, alcune personalità non esitano a fare discorsi che si avvicinano molto alla giustificazione di tali omicidi. A inizio aprile 2016, Nazimuddin Samad, uno scrittore bangladese, viene assassinato verosimilmente per essersi opposto all’Islam radicale. Il Ministro degli Interni Asaduzzaman Khan ha affermato che il suo governo avrebbe fatto giustizia, ma non ha potuto fare a meno di aggiungere che nessuno ha il diritto di attaccare i leader religiosi. “Perché utilizzano un tale linguaggio contro l’establishment religioso?”, ha dichiarato. E ha aggiunto: “vi esponente a delle minacce quando urtate i sentimenti religiosi di qualcuno. È naturale.” Una condiscendenza nei confronti della religione che incoraggia gli “estremisti” a legittimare gli atti di violenza.

Un mese dopo, Xulhaz Mannan e Tanay Mojumdar, apertamente omosessuali e figure di spicco della lotta per i diritti delle persone LGBT in Bangladesh, sono stati assassinati. A seguito di questo omicidio, il Ministro degli Interni Asaduzzaman aveva commentato: “La nostra società non autorizza nessun movimento che promuova il sesso contro natura. Scrivere in suo favore equivale a un delitto, conformemente alla legge.”

L’impunità verso gli islamisti regna sovrana

Malgrado le richieste dell’ONG Human Rights Watch affinché il governo indaghi sulla morte dei due attivisti, pochi mezzi sono stati predisposti. Champa Patel, direttrice di Amnesty International in Asia meridionale, ha dichiarato: “l’omicidio di un editore della pubblicazione LGBTI e del suo amico, alcuni giorni dopo il decesso di un professore universitario picchiato a morte, sottolinea la crudele mancanza di protezione rivolta agli attivisti del paese”. Dal 2015, dopo essere stato fotografato ad un gay pride, Tanay era vittima di minacce da parte degli islamisti. Eppure, non è stato fatto nulla per impedire il dramma.

Ancora peggio, il 27 maggio 2017 il quotidiano britannico The Independent intitolava così un suo articolo: “In Bangladesh le autorità arrestano 27 uomini sospettati di essere omosessuali”. L’omosessualità è considerata come un crimine in Bangladesh, anche se la legge in merito viene applicata solo raramente. Comunque sia, non bisogna aspettarsi che le autorità bangladesi corrano in soccorso degli omosessuali.

Inoltre, per quanto riguarda l’omicidio di Mannan, il governo si è spinto ancora più lontano affermando che non fosse un vero bangladese e suggerendo che la sua omosessualità fosse un’ideologia importata dall’Occidente. È ciò che riporta un co-fondatore di Roopbaan.

Nel giugno 2016, il ministro dell’interno Asaduzzaman, decisamente ispirato, era addirittura arrivato a sostenere che gli omicidi di blogger e rappresentanti di minoranze erano legati ad una “cospirazione internazionale” ordita in particolare dal governo di Israele, senza fornire alcuna prova. Questa volta, le parole erano state pronunciate all’indomani dell’assassinio di una militante contro l’estremismo religioso, moglie di un poliziotto che indagava sugli omicidi del gruppo islamista Mujahideen Bangladesh Group.

Israele ha risposto definendo queste affermazioni come “insensate”. Ad ogni modo, piuttosto che di cospirazione antisemita, si tratta soprattutto per il ministro di capitalizzare sulla demonizzazione di Israele. Il Bangladesh non intrattiene alcuna relazione diplomatica con lo Stato d’Israele.

Una strategia elettorale per assicurarsi il potere

In queste condizioni, difficile stupirsi quando Raad Rahmanjune, giornalista di origine bangladese e difensore dei diritti umani, stima nel New York Times che il Bangladesh è un paese sempre più conservatore. Ciò avveniva meno di un anno fa, nel luglio 2017, in occasione della pubblicazione di una lettera all’editore intitolata “No Country for Bangladesh’s Gay Men”, in riferimento al film dei fratelli Cohen.

Ma di chi è la colpa? Solo della società che si radicalizza, oppure il potere c’entra qualcosa, non fosse altro che per la sua inazione?

La Lega Awami, alla quale appartiene il Primo ministro Sheikh Hasina, oggi è la prima forza politica del paese, con 274 seggi sui 350 dell’Assemblea nazionale bangladese. Questa lega, che ha rivendicato l’indipendenza del paese nel 1970 (ottenuta nel 1971), si allinea sempre più al discorso fondamentalista di Hefazat-e-Islam. Si tratta di una rete di attivisti e di studenti islamisti che vogliono instaurare la Sharia – legge islamica -, diventata un importante gruppo politico.

L’alleanza ormai in atto tra i due gruppi promette loro un futuro politico all’interno del potere, in un paese che diventa sempre più conservatore. La base elettorale della Lega Awami ne esce sensibilmente rinforzata perché è probabile che possa attirare il voto degli islamisti più moderati che, in mancanza di questa alternativa, si sarebbero rivolti, ad esempio, a Jamaaet-e-Islami.

Tra gli effetti concreti di questo ravvicinamento: il riconoscimento dei diplomi ottenuti nelle scuole islamiche, che hanno lo stesso valore diplomi universitari, o ancora alcune modifiche nel programma scolastico delle scuole primarie.

Proteggere il sentimento religioso, a scapito della libertà d’espressione e della sicurezza fisica delle persone LGBT

Il 22 agosto 2016, un modifica dell’Information Communication and Technology (ICT) Act del 2006 ha reso possibile una forte repressione contro qualunque atto che possa “urtare il sentimento religioso”. Le pene possono andare da una pesante sanzione fino all’ergastolo. Più di un centinaio di blogger, giornalisti e altri attivisti online sono stati arrestati per aver infranto l’ICT, il che suggerisce una diminuzione della libertà d’espressione nel paese.

Secondo Amnesty International, le autorità bangladesi hanno fatto pochi sforzi per prevenire nuove aggressioni. Gli individui LGBT che hanno contatto l’ONG affermano che, quando cercano di segnalare le minacce di cui sono vittime alle autorità, ricevono per tutta risposta un avvertimento che ricorda loro che possono essere accusati di “delitti contro natura”. Sempre secondo l’ONG, la polizia, anziché assicurare la sicurezza degli attivisti LGBT, chiede loro di essere “meno provocatori”.

Professore di relazioni internazionali all’università di Dacca, Rashed Zaman deplora: “è inaccettabile. Le persone hanno delle credenze e degli orientamenti, ma in fin dei conti tutti hanno il diritto di vivere la vita che vogliono”. È possibile che dicendo questo Zaman si esponga a sua volta a delle violenze che sembrano lontane dal cessare.

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