Baobab, un’esperienza controcorrente rispetto al clima anti-immigrazione in Italia  [1/2]

TRADOTTO DA SILVIA MONTORSI E CORRETTO DA VALENTINA NIEDDU

A Roma non c’è un centro d’accoglienza in cui i migranti in transito verso un altro paese europeo possano trovare rifugio. Infatti, nella capitale italiana non esiste più dal 2015, solo la solidarietà dei romani e le piccole organizzazioni di volontariato vengono in aiuto agli immigrati clandestini. Il loro lavoro è diventato sempre più difficile, soprattutto dall’inizio della campagna elettorale per le elezioni parlamentari.

In seguito alle elezioni italiane, in cui i voti anti-immigrazione hanno avuto la meglio, incontriamo Roberto, volontario dell’associazione che sta attuando la Baobab Experience per l’aiuto degli immigrati a Roma.

Il campo di Baobab sotto la pioggia di marzo. Crediti Foto – Giancarlo Capozzoli.

Durante la campagna per le elezioni parlamentari italiane il Paese è finito più volte sulle prime pagine di tutta la stampa europea. L’ascesa dei partiti di estrema destra, l’ondata di ostilità verso l’Unione Europea, la crisi sul tema dell’immigrazione: tutti questi punti critici hanno lasciato intravvedere agli europei l’esito delle votazioni. Il 5 marzo il verdetto è chiaro: il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio, partito ibrido che oscilla tra l’estrema destra e l’estrema sinistra, si è trovato in testa con più del 30% dei voti, ed ha avuto un enorme successo tra gli elettori del Sud. Al Nord è la Lega, partito di estrema destra, ad arrivare in testa, rubando così il primo posto all’interno della coalizione di destra a Forza Italia, il partito di Berlusconi, che sperava ancora di poter guidare la coalizione al termine delle elezioni. Ma gli elettori hanno parlato, e l’Italia si ritrova senza una vera maggioranza. Ora è il momento delle negoziazioni tra le diverse formazioni politiche, al fine di costituire delle potenziali nuove alleanze che permettano di governare il paese.

Nel tumulto dell’ascesa dei partiti estremisti in Italia si sono verificati numerosi eccessi e scontri direttamente rivolti contro persone provenienti da un contesto migratorio e immigrati clandestini. Sabato 3 febbraio 2018, un evento drammatico ha sconvolto la città di Macerata, nelle Marche. Un uomo, Luca Traini, ha sparato su un gruppo di nigeriani che aspettavano l’autobus. Il suo gesto sarebbe stato motivato, secondo quanto da lui dichiarato, dalla vendetta per l’omicidio di una giovane ragazza tossicomane trovata fatta a pezzi in una valigia. In questo caso di cronaca, infatti, il principale sospettato è un immigrato clandestino nigeriano. A casa di Traiani, militante leghista, gli inquirenti hanno trovato delle armi e una copia del Mein Kampf. Il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, ha condannato a fior di labbra gli atti del giovane, accusando lo Stato italiano di aver lasciato che l’immigrazione massiccia provocasse questo genere di comportamenti. I partiti di destra si sono affrettati a puntare il dito contro la sinistra al governo, dichiarandola responsabile dello sviluppo delle violenze sul suo territorio.

Baobab, un campo nascosto dietro alla stazione Tiburtina

In questo clima di estrema tensione e ostilità nei confronti dei migranti, la solidarietà italiana non è comunque scomparsa. Le Journal International ha incontrato Roberto, un volontario dell’associazione Baobab che si reca tutti i giorni al campo installato dietro alla stazione ferroviaria di Roma Tiburtina. Attraverso questa intervista Roberto ci mostra che non esiste solo un’Italia di estrema destra, ma che la solidarietà romana si colloca controcorrente rispetto al clima politica del momento.

Il campo di Baobab, a ridosso di un edificio abbandonato della zona Tiburtina. Crediti Foto – Marion Huguet.

In cosa consiste la Baobab Experience? È la prima domanda che abbiamo fatto a Roberto per capire meglio le ragioni di un’istallazione spontanea dietro ai binari della stazione Tiburtina. L’associazione è nata nel 2015 quando a Roma è cominciata la famosa “emergenza migranti”. Roberto ci racconta: “All’epoca, c’erano molti luoghi occupati dai migranti fuori dalla città, ma nel 2015 ne furono cacciati senza avere un piano B. Questi migranti hanno quindi iniziato a muoversi verso Roma, anche se non hanno mai voluto stabilirvisi permanentemente perché la capitale è più che altro un luogo di passaggio nel percorso di questi giovani”. Ma i migranti faticano a trovare un “punto di atterraggio” nella capitale e nel maggio 2015 scelgono infine la stazione Tiburtina, in una posizione un po’ periferica rispetto al centro della città. Roberto ci ricorda che all’inizio dell’emergenza migranti Germania e Austria hanno sospeso il trattato sullo Spazio Schengen e, in occasione del G7, hanno chiuso le loro frontiere. “I migranti si sono concentrati poco a poco intorno alla stazione perché non potevano più partire verso quei paesi, finché gli abitanti del quartiere hanno chiamato la polizia per mandarli via. Molti di loro sono stati reindirizzati verso un centro di accoglienza che si chiamava Baobab, ma che aveva smesso di funzionare nel marzo 2015 a causa della revoca dell’aiuto finanziario erogatogli dalla città in seguito allo scandalo di Mafia Capitale.” È in questa situazione di urgenza che la solidarietà si è organizzata, in particolare attraverso le raccolte alimentari e di vestiti organizzate sui social network.

L’aiuto rivolto ai “migranti della Tiburtina” si è quindi organizzato poco a poco e in una situazione d’emergenza. Le riunioni d’assemblea si sono fatte sempre più frequenti e nel 2016 la Baobab Experience è diventata un’associazione. Tuttavia, anche se lo status è ufficiale, l’occupazione del luogo dietro la stazione Tiburtina rimane illegale. Roberto ci spiega che i migranti ne sono già stati scacciati più volte. Ma Baobab vi si torna ad installare perché ormai è la sola alternativa possibile. I volontari devono ricostruire tutto dopo ogni espulsione: “Ogni volta dobbiamo ricomprare tutto: tende, materiale, coperte… Ma oggi siamo arrivati a un punto in cui non possiamo allontanarci di più dal centro della città. All’inizio eravamo molto più vicini al centro di Roma e questo ci aiutava perché la situazione dei migranti era ben visibile, molti romani passavano davanti al campo e avevano voglia di venire a darci una mano. Qui a Tiburtina siamo molto più fuori mano e se non si sa che il campo esiste nessuno può scoprirlo. Non c’è niente, nessuna casa, nessun negozio, nessuno passa di qua.”

Un’esperienza di accoglienza organizzata dal basso

Roberto ci spiega che l’esperienza di accoglienza condotta a Tiburtina è completamente autogestita dai volontari. Non c’è un’istituzione che ne inquadri l’azione e le regole sono poche. “Vogliamo far vedere che un altro tipo di accoglienza e di coabitazione è possibile e che questo avviene senza problemi fra gli esseri umani, con qualche regola di buon senso.” Secondo i volontari, lo spirito Baobab sta nell’essere convinti che non è sufficiente dare un piatto caldo e un vestito di ricambio per permettere ai migranti d’integrarsi. I volontari si sono dati lo scopo di portare una ventata di umanità nelle procedure di accoglienza dei rifugiati. Ovviamente, ci sono comunque delle cose indispensabili, come la distribuzione di cibo e vestiti e la visita regolare, tre volte alla settimana, di un’assistenza medica.

Distribuzione di cibo nel campo. Crediti Foto – Marion Huguet.

Ma i volontari hanno messo in gioco anche delle altre iniziative. Ad esempio, viene regolarmente organizzato un laboratorio di aiuto giuridico, con degli avvocati e degli esperti volontari che aiutano i migranti in tutte le procedure amministrative. Roberto aggiunge: “Le attività proposte a fianco dell’aiuto materiale sono altrettanto importanti per noi e sono al centro della nostra azione. Al sabato si volge la tradizionale partita di calcio, la domenica la partita di basket, tutti i mercoledì si tengono delle visite di Roma perché la città non si limita alla stazione Tiburtina. Del resto noi amiamo molto queste visite, che si svolgono in partenariato con un centro psichiatrico della città che propone anche questo tipo di attività ai propri pazienti. Alcuni volontari tengono anche dei corsi di lingua”. Per Roberto e per tutti i volontari Baobab è fondamentale organizzare qualcos’altro sul campo, oltre alle semplici distribuzioni di cibo. “Cerchiamo di immaginarci per qualche istante di essere al loro posto e questo ci permette subito di capire che ciò di cui hanno bisogno più di ogni altra cosa, dopo il lungo e difficile viaggio che hanno affrontato, è il contatto umano”

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