Baobab, un’esperienza controcorrente rispetto al clima anti-immigrazione in Italia  [2/2]

TRADOTTO DA SILVIA MONTORSI E CORRETTO DA VALENTINA NIEDDU

Le Journal International ha presentato, in una prima parte dell’articolo, l’esperienza di accoglienza Baobab a Roma. Il funzionamento originale e umano dell’associazione, il suo sviluppo nel tempo e la sua iscrizione nel contesto geografico romano ci hanno permesso di mettere in luce questi italiani che lavorano per l’accoglienza dei migranti.

Ma quali sono i risultati della Baobab Experience? Nel clima politico attuale del paese, il campo ha conosciuto anche dei tempi più bui?

Una giornata a Baobab. Crediti Foto – Giancarlo Capozzoli.

La prima sfida che l’associazione ha dovuto affrontare è quella del finanziamento. Roberto ci spiega che all’inizio le donazioni in contanti non erano accettate. “Prima di ottenere lo status di associazione non potevamo e non volevamo accettare soldi, quindi ricevevamo solamente vestiti e cibo. Diventando una vera e propria associazione tutto è cambiato, e siamo riusciti a costruire una piccola rete quasi internazionale. Per esempio, abbiamo ricevuto dei camion di vestiti dalla Germania e dalla Svizzera. Un’associazione inglese, Help Refugees”, ci ha anche aiutato a pagare l’affitto di un piccolo locale non lontano dalla Tiburtina.” Il locale è molto utile per organizzare le assemblee e diverse riunioni di volontari. Lo status di associazione ha cambiato le cose anche per i migranti: Roberto è fiero di rivelarci che oggi Baobab retribuisce trecento migranti in qualità di mediatori culturali sul campo.

Un’accoglienza che si è adattata al contesto nazionale ed europeo

Nel 2016, i migranti accolti da Baobab erano tutti di passaggio e in transito verso un altro paese europeo. Restavano a Roma solo per qualche giorno. Secondo Roberto, la natura dell’aiuto che veniva fornito allora era più materiale e, soprattutto, molto più passeggera. Ma il contesto europeo si inasprisce sempre di più, la situazione si è deteriorata ed è diventato sempre più difficile oltrepassare le frontiere. I migranti si sono quindi sempre più attardati sul campo e l’organizzazione Baobab è stata costretta ad adattarsi. “Le domande d’asilo per l’Italia si sono moltiplicate e abbiamo cominciato ad aiutare i migranti nelle procedure amministrative. Il gruppo di volontari che si occupa di questo ambito è stato molto efficiente e ha ottenuto molti successi. L’Ufficio immigrazione della prefettura di Roma è sommerso di lavoro, poco efficiente e non fornisce le giuste informazioni ai nuovi arrivati.” Baobab ha anche agito in giudizio per risolvere i problemi che bloccavano la regolarizzazione della situazione dei miranti. Ad esempio, per molte pratiche, è necessario dichiarare un domicilio. La squadra giuridica di Baobab si è quindi battuta col Ministero per ottenere che i migranti che dormivano nel campo potessero deporre le loro domande indicando come indirizzo la Piazza Maslax. Sono in corso nuovi progetti per permettere di sbloccare la situazione dei rifugiati. “Nel corso degli ultimi mesi abbiamo creato “Baobab for Jobs”. Il gruppo di volontari aiuta i migranti a scrivere i loro curriculum, a compilare dossier per delle borse di studio e anche a trovare un lavoro o un corso di formazione a Roma. Questa iniziativa funziona molto bene e molti giovani di Baobab hanno trovato un lavoretto o hanno iniziato una formazione.

Disegni sulle tende, segno del passaggio di centinaia di giovani nel campo. Crediti Foto – Marion Huguet.

Aldilà dei successi giuridici e professionali, Roberto vuole ricordare i progressi sul piano umano. Ci racconta la storia di Adel, un giovane proveniente dal Kurdistan, arrivato un giorno al campo con un comportamento nervoso, visibilmente molto turbato e a volte violento. Roberto è sicuro che in un centro legale Adel sarebbe stato immediatamente espulso. “Abbiamo discusso molto con lui, gli abbiamo spiegato che non poteva essere violento con gli altri. La situazione è migliorata e ora è uno dei membri più attivi e volontario del campo. Dice sempre che Baobab gli ha salvato la vita. Parlo di Adel ma lo stesso vale per molti giovani che sono arrivati qua completamente distrutti per quello che avevano vissuto. Noi cerchiamo di accogliere tutti, anche se alcuni possono sembrare strani o ostili all’inizio”.

Lo scopo principale della Baobab Experience è di riallacciare i legami sociali e permettere ai giovani di ricostruirsi. Roberto e i volontari sono convinti che aiutando questi giovani a ritrovare la stabilità riusciranno a fornire loro le chiavi essenziali affinché possano cavarsela in Europa in maniera duratura.

Un clima politico difficile da sopportare nel campo

Roberto ci spiega di aver guardato da lontano i dibattiti sull’immigrazione che si sono svolti durante la campagna elettorale. Per lui, le argomentazioni avanzate dai politici sono molto lontane dalla realtà che constata tutti i giorni recandosi al campo. Per Le Journal International, accetta comunque di esporre la sua opinione sul clima politico italiano.

“Luigi Di Maio ha parlato delle associazioni che vengono in aiuto dei migranti come di “taxi del mare”. Penso che molti giochino sul tema dell’immigrazione per toccare e scioccare le persone. Il problema è che i politici, secondo me, non sanno assolutamente di cosa parlano. Noi volontari possiamo dire di avere la fortuna e l’onore di incarnare il lato positivo della solidarietà umana. Sono convinto che per noi sia una fortuna il fatto di incontrare persone che fuggono dai loro paesi e abbiamo il dovere di capire meglio le ragioni che li hanno spinti a fuggire e le loro storie prima di giudicarli. A Baobab sappiamo molto bene che il tema dell’immigrazione è di centrale importanza in ogni periodo elettorale, così abbiamo già parlato di tutto questo durante le assemblee, per tenerci pronti a far fronte agli attacchi che riguardano la Baobab Experience.” Qualche settimana dopo la nostra intervista con Roberto, l’accampamento Baobab è stato vittima di atti d’odio e di violenza, a solo qualche giorno d’intervallo dall’attentato di Macerata. I volontari non si sono arresi e hanno cancellato tutte le iscrizioni di insulti razzisti che avevano imbrattato il campo. Roberto punta il dito contro i discorsi politici che fomentano l’odio. “Secondo me, i politici continuano a parlare di invasione, di urgenza e di insicurezza. Con questi discorsi emotivi e populisti, la realtà dei fatti è poco presente nel dibattito pubblico e politico.

Vita nel campo. Crediti Foto – Marion Huguet.

Infine, abbiamo chiesto a Roberto ciò che desiderava di più per quanto riguarda la situazione dei migranti a Roma. Si esprime con entusiasmo e ottimismo: “Aspettiamo la riforma del Trattato di Dublino da parte dell’UE, per noi molto importante. Speriamo che saranno trovate delle vere soluzioni umanitarie e che i percorsi migratori saranno infine inquadrati e accompagnati. La cosa più importante per noi è la libertà di movimento. Per quanto riguarda Roma, mi piacerebbe più di ogni altra cosa vedere l’apertura di un centro d’accoglienza di pronto intervento per i migranti perché per ora non c’è assolutamente niente. Se un migrante arriva a Roma, deve cavarsela da solo e non c’è nessun centro che possa dirgli dove trovare un medico e aiuto”.

Il contesto politico nazionale italiano dei prossimi mesi sarà determinante per il futuro del campo Baobab. Nell’attesa, i volontari continuano a rendere visita agli abitanti del campo tutti i giorni perché l’urgenza è quotidiana. Se le tempistiche della politica sono più lunghe, la solidarietà romana si costruisce poco a poco tutti i giorni. Per Roberto niente è ancora scontato e la situazione può cambiare in ogni momento, da qui la difficoltà di cercare di individuare delle soluzioni durevoli in un contesto nazionale estremamente mutevole.

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