Assemblée nationale galloise et Cardiff Bay. Crédit Alex Liivet.

Brexit: il paradosso del Galles

TRADOTTO DA CHANTAL DORN E MARGHERITA PELLEGRINI

Da marzo la Brexit ha portato le diverse regioni britanniche a rivedere le proprie relazioni con l’Inghilterra e l’Europa. Il Journal International analizza il patriottismo dell’Assemblea nazionale del Galles che contesta il governo centrale riguardo all’adesione al mercato unico.

52,5% è la percentuale dei Gallesi che hanno votato a favore della Brexit. A differenza della Scozia e dell’Irlanda del Nord, il Galles si è quindi schierato dalla parte degli Inglesi per un Regno Unito indipendente. Questo risultato non ha impedito all’Assemblea nazionale di Cardiff di contestare  i negoziati tra il governo centrale conservatore di Theresa May e Bruxelles. Cardiff è governata da una maggioranza laburista e il suo Primo Ministro, Carwyn Jones, collabora con Leanne Wood, capo di Plaid Cymru, il partito per l’indipendenza del Galles. Insieme hanno scritto il libro bianco Securing Wales’ Future [“Rendere sicuro il futuro del Galles”]. In questo libro rivendicano il mantenimento del Paese all’interno del mercato unico europeo.

Definire le visioni nazionaliste

Le linee dei partiti patriottici – Plaid Cymru in Galles e UKIP a livello centrale – divergono. « èÈ importante distinguere i diversi nazionalismi» ha dichiarato al Journal International Steffan Lewis, membro di Plaid Cymru all’Assemblea del Galles. «Plaid Cymru è un partito internazionalista, che crede che una cooperazione internazionale sia possibile solamente rispettando il diritto all’autodeterminazione di ogni nazione. Noi vogliamo che il Galles si unisca alla comunità internazionale in quanto partner. Il nazionalismo britannico dell’UKIP è piuttosto fondato su una visione post-imperiale del mondo che non crede nella condivisione della sovranità».

Per quanto riguarda l’economia, Lewis afferma che il Galles è il più importante esportatore di beni del Regno Unito verso l’Europa. Secondo lui 200.000 posti di lavoro dipendono dal mercato unico, e si oppone quindi fermamente alle barriere tariffarie con il continente. Il governo centrale, che non ha annunciato nessun piano, non sembra prendere in considerazione queste cifre riportate nel libro bianco. Nell’Assemblea l’opposizione continua a difendere i piani centrali di un’uscita totale. Walesonline cita il leader dei conservatori del Galles, Andrew R.T. Devis, criticando Carwyn Jones e Leanne Wood. «Il Galles è una nazione costruita sulle fondamenta del suo ricco passato industriale», dice. «Non dobbiamo permettere al pessimismo dei laburisti o di Plaid Cymru di rallentarci. Stiamo giungendo a un periodo memorabile della nostra storia ». Aggiunge che la Brexit crea un’opportunità fantastica per «rimodellare l’economia del Galles».

Un tentativo di principio più che pratico

Theresa May è rimasta ferma. Per lei l’unità è capitale per tutta la Gran Bretagna durante quest’uscita. Anche la Prima Ministra scozzese ha avuto qualche difficoltà nell’approvare un secondo referendum per l’indipendenza. Non solo i Gallesi hanno votato per la Brexit, ma la loro voce nazionalista è meno forte di quella scozzese. Il Partito nazionale scozzese conta 56 seggi al Parlamento britannico in seguito alla vittoria schiacciante del 2015. Quest’ultima faceva eco al rifiuto del primo referendum per l’indipendenza del 2014. Per quanto riguarda Plaid Cymru, questo ha invece solo 3 seggi. Gli sforzi dell’Assemblea del Galles sembrano quindi inutili. Tuttavia, se i negoziati di Westminster avvenissero, questo piccolo governo decentralizzato potrebbe benissimo aumentare la propria legittimità. Westminster è avvertito.

Foto di copertina: l’Assemblea nazionale del Galles e la baia di Cardiff. Fonte: Alex Liivet.

Potrebbe interessarti anche