Canada: quali diritti per le donne?

TRADOTTO DA VALENTINA NIEDDU E CORRETTO DA FEDERICA SALZANO

Da Hollywood a Parigi, i diritti delle donne sono sotto le luci dei riflettori. E che ne pensa il Canada, paese che si proclama giovane, aperto e progressista? Ecco il punto della situazione.

Foto: graffito in ricordo delle donne autoctone scomparse e assassinate a Montréal. Crediti: Mathilde JOST.

Breve storia dei diritti delle donne in Canada

Nel 2017, la Confederazione canadese festeggiava i 150 anni di attività. Oltre alla polemica sulla data di riferimento, bisogna constatare che, fin dall’inizio, le persone si sono mobilitate per i diritti delle donne. Nel 1907, venne creata la prima organizzazione femminista cattolica, la Federazione Nazionale Saint-Jean Baptiste. Nel 1915, le donne del Manitoba, sposate con dei soldati o dei marins furono le prime ad ottenere il diritto al voto alle elezioni federali. Tuttavia, bisognerà attendere il 1918 perché la maggior parte delle canadesi ottenga questo diritto, anche se certe province canadesi mancano sempre all’appello, come il Québec, il quale lo conferirà solo a partire dal 1940. In questo ambito il Canada si piazza in testa agli Stati Uniti, alla Francia, o in minor misura al Regno Unito o ancora all’Italia. Ma in classifica viene superato dalla Finlandia e dalla Danimarca. La mentalità canadese, soprattutto quella del Québec, fa riferimento a una concezione dell’emancipazione femminile fondata sull’autonomia economica. Nel 1911, il Congresso del Lavoro del Canada appoggiò il concetto di parità salariale per uno stesso lavoro. Nel 1951, l’Ontario promulgò la prima legge sulla parità salariale.

La lotta per i diritti delle donne in Canada è ugualmente marcata dalla discriminazione progressiva delle donne autoctone. Prima della colonizzazione, esse ricoprivano un ruolo rilevante nelle decisioni politiche ed economiche. Tuttavia, otterranno il diritto di voto alle elezioni federali, soltanto nel 1960, ovvero più di 40 anni dopo la maggior parte delle altre cittadine. Bisognerà inoltre attendere il 1985 perché le donne autoctone possano conservare il loro statuto di “autoctonia” una volta sposate con una persona non autoctona e il 2009 perché questa legge venga applicata anche ai loro nipoti.

Un Primo Ministro che sembra impegnarsi

Molto presente sui social, il Primo Ministro canadese Justin Trudeau non cessa di ribadire il suo impegno nella lotta per i diritti delle donne. Già durante la sua campagna, difendeva il diritto all’aborto, affermando che sopprimere questo diritto sarebbe come “sottrarre alle donne il loro avvenire.” La settimana scorsa, al Forum economico mondiale di Davos, Trudeau ha fatto scalpore quando ha dichiarato, davanti ad un parterre di grandi capi internazionali, la necessità di “assumere, di promuovere e di valorizzare di più le donne […] perché è una mossa intelligente.”

Lo scorso novembre, in pieno scandalo internazionale, Trudeau ha proclamato la responsabilità degli uomini come attori chiave del cambiamento, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Insistere sulla necessità che anche gli uomini abbraccino la causa femminista è una costante della sua retorica, come se acquisire una maggiore uguaglianza di genere sia un compito unicamente maschile. L’8 marzo 2017, per la Giornata dei diritti delle donne, l’invito della moglie Sophie Grégoire a celebrare gli uomini ha agitato le acque. La coppia è stata accusata di occuparsi degli uomini anche nel giorno speciale dedicato alle donne.

Tra la popolazione canadese, questa presa di posizione non è unanime. Accusato di padroneggiare soprattutto l’arte della comunicazione, come attesta la sua onnipresenza sui social, i canadesi continuano ad aspettare che Trudeau agisca. Poiché se “le donne sono apprezzate in Canada”, Léa, studentessa in Québec, guarda la realtà negli occhi: “ Per quanto dica che farà molte cose o che porgerà mille scuse ogni settimana, in termini di azioni concrete io, veramente, non vedo nessun risultato.”

E nei fatti?

La nuova generazione testimonia che non è sufficiente vivere a lungo in Canada per rendersi conto delle iniziative locali riguardanti le donne. All’Università dell’Ottawa, il servizio delle attività sportive presenta degli orari riservati alle donne per le palestre e per la piscina universitaria. I dipartimenti di studio di genere e femministi sbocciano un po’ ovunque e sono molto sviluppati. A Winnipeg, nel Manitoba, provincia che per prima ha concesso il voto alle donne, il museo canadese per i Diritti della Persona consacra un’intera sezione alla storia dei loro diritti.

Deepak, 24 anni, studente dell’Università dell’Ottawa, considera che “i diritti delle donne in Canada sono simili a quelli di altri Paesi sviluppati o in via di sviluppo.” D’altra parte, Deepak considera che lì le donne godano di una maggiore sicurezza. Quest’idea è condivisa da Léa che parla delle sue esperienze in Europa: “Non ho mai ricevuto dei fischi molesti in Canada, ma mi è capitato in Irlanda e in Spagna, dove ho notato che questa pratica, (chiamata anche catcalling, NdT), è più diffusa.” Tuttavia, entrambi hanno constatato che ci sono dei progressi da attuare e che il Canada ha la capacità di mettersi all’opera. In particolare, i due studenti puntano il dito contro le donne che non conoscono le leggi e contro il fallimento dell’educazione. In molte famiglie e anche a scuola, gli stereotipi sessisti continuano a essere veicolati, spesso inconsciamente.

Il 6 dicembre scorso, il Canada ha commemorato i 28 anni dall’assassinio per mano di antifemministi di 14 giovani ragazze alla Scuola Politecnica di Montréal. Questa strage che ha colpito l’intera popolazione ricorda che la lotta per i diritti delle donne continua ancora oggi. In Canada, otto vittime di violenza coniugale su dieci sono donne.

Foto del banner: J. Trudeau annuncia la prossima conferenza dell’organizzazione Women Deliver a Vancouver nel 2019. Immagine di illustrazione. Crediti: Woman Deliver (Flickr)

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