Corea del Sud: La denuncia come rimedio contro il Covid-19?

Tradotto da Marco Schembri, riletto da Lorena Papini

Scovare ogni inciviltà, spiare il proprio vicino, denunciare le infrazioni: la delazione è pratica comune in Corea del Sud. Promossa sin dall’inizio degli anni 2000, la crisi di Covid-19 non sembra averne rallentato l’ascesa, producendo piuttosto l’effetto contrario. Questa pratica si allarga anche ad altri paesi, in un contesto mondiale di estrema vigilanza ed inquietudine.

Per far fronte alla pandemia, la Corea del Sud ha attuato politiche ben conosciute anche nel resto del mondo: la strategia dei test di massa, il distanziamento sociale, la mascherina obbligatoria, etc… Una misura, tuttavia, si distingue dalle altre: la denuncia tra cittadini.

Un metodo efficace?

Con più di mille casi di Covid-19 al giorno, la Corea del sud prende misure drastiche.

Secondo il quotidiano sud-coreano Chosun Ilbo, il Ministro dell’Interno e della Sicurezza incoraggia la popolazione a segnalare le violazioni delle regole sanitarie; promette “buoni acquisto di un valore di 100’000 Won alle cento persone più attive nelle segnalazioni”. Soprannominati “paparazzi” nel paese, questi cittadini informatori si moltiplicano, motivati in egual modo dalla partecipazione alla lotta al Covid-19, e dalla ricompensa promessa. Alcune città hanno addirittura fatto aumentare la ricompensa: la città di Daejon stanzia un budget di 12’200 euro ai 116 migliori informatori della città.

Ma come denunciare le violazioni? Molti sud-coreani utilizzano l’applicazione Safety Report. Benché fosse stata concepita in un primo momento per segnalare un qualsiasi comportamento o situazione pericolosa, Safety Report si è resa indispensabile nell’ambito della situazione sanitaria.  Il quotidiano Maeils Kyongje indica che l’applicazione ha registrato durante il solo mese di dicembre 31’312 dichiarazioni relative al Covid-19, un numero in costante aumento. Con l’aiuto di video e fotografie, le segnalazioni di infrazioni permettono dunque di indentificarne gli autori.

In ogni caso, l’incitazione alla sorveglianza non è une novità politica in Corea del Sud; la delazione è ancorata nella società da ben molto tempo.

Denunciare: una pratica radicata nella cultura

La Corea del Sud è superattrezzata in materia di sorveglianza. Recentemente, il distretto di Seocho e l’Istituto di ricerca in elettronica e telecomunicazioni hanno espresso la loro volontà di installare 3’000 videocamere nella capitale prima di luglio 2020. Queste telecamere saranno dotate di intelligenza artificiale «che analizza la posizione, l’ora e il comportamento dei passanti, per misurare la probabilità che commettano un crimine”, riporta ZDnet.

Per completare questa moltitudine di sistemi di sorveglianza, il paese si affida anche alla vigilanza attiva della popolazione, a maggior ragione in periodo di pandemia.

A partire dagli anni 2000, il governo ha predisposto un sistema di bonus che incita alla delazione per appoggiare la polizia, che si trova a corto di personale. Una lista di 336 infrazioni dà diritto a una ricompensa da parte dello Stato in caso di segnalazione, con foto o video annessi. Il valore di questa ricompensa è calcolato secondo una percentuale della multa pagata dal colpevole.

Questo sistema è così efficace che esistono scuole di “denuncia” nel paese: proprio come in un qualsiasi altro corso di formazione, qui si impara ad utilizzare una videocamera, compilare moduli di denuncia e a seguire le persone.

I paesi che seguono il modello sud-coreano

Si può notare una tendenza generale alla denuncia in un contesto mondiale circoscritto da misure preventive e privative della libertà. Rispettare un coprifuoco rigido tutti i giorni, e allo stesso tempo vedere i propri vicini uscire continuamente, può effettivamente condurre alle denunce tra cittadini. Questo sentimento generale è accentuato anche dal fatto che la lotta alla pandemia necessiti di unirsi in uno sforzo comune.

Così come in Corea del Sud, questa tendenza è stata sperimentata in altri paesi, che hanno creato siti dedicati alle segnalazioni di non rispetto delle regole sanitarie: in Cina, in Québec, in Nuova Zelanda, ma anche in Irlanda del Nord e in Italia.

Questa pratica, storicamente parte della società sudcoreana, è rinvigorita da un clima generale di diffidenza, e solleva quesiti d’ordine etico e a riguardo del rispetto della vita privata.

Fonti da internet:

Letture per ulteriori informazioni sulla situazione sanitaria in Corea del Sud:  http://www.lejournalinternational.info/coronavirus-la-troisieme-vague-qui-destabilise-la-coree-du-sud/

Potrebbe interessarti anche