Crédit ONU (Flickr).

Costa d’Avorio: la collera dei soldati

TRADOTTO DA CLAIRE SIRITO-OLIVIER E MARGHERITA PELLEGRINI

Tre ammutinamenti si sono svolti a pochi giorni  di distanza in Costa d’Avorio all’inizio dell’anno. La calma è tornata e le autorità si sforzano di placare la rabbia dei soldati. La sfida: evitare che il Paese non cada di nuovo.

Gli ivoriani hanno ben creduto di rivivere gli anni di incubi e di violenze che avevano fatto piombare il Paese in una crisi senza precedenti. Spari di armi automatiche avevano scosso le città di Bouaké, Korogho et Daloa. Queste località erano le roccheforti degli ex-ribelli all’origine delle divisioni del 2002,  ex-ribelli  che fanno ormai parte dell’esercito. Sono proprio loro che hanno sparato in aria, seminando il panico.

Gli ammutinamenti successivi dei diversi corpi di sicurezza

Gli ammutinati rivendicavano il pagamento  delle loro indennità. Ad Abidjan, la capitale, il governo ha reagito presto. Il ministro della Difesa Alain RichardDonwhai è stato inviato a Bouaké, che sembrava esserne l’epicentro. Sul posto,  i negoziati con gli ammutinati sono durati diverse ore . Alcune informazioni hanno divulgato la presa in ostaggio del ministro e della sua delegazione prima di essere smentite. Infine la presidenza ivoriana ha annunciato la conclusione di un accordo con i soldati per mettere fine al movimento. Le principali rivendicazioni saranno soddisfatte:gli 8500 soldati interessati percepiranno in totale 12.000.000 franchi CFA, cioè circa €18.000.

Lo Stato ivoriano pensava allora di avere chiuso definitivamente questa pagina di “ammutinamenti”. L’accordo tuttavia non ha soddisfatto tutti, in particolare gli altri corpi di sicurezza. Questi ultimi,  non avendo preso parte alla ribellione, non erano stati menzionati nell’accordo si  sono sentiti presi in giro dalle autorità. Questa frustrazione si è manifestata attraverso un altro ammutinamento. Gendarmi, soldati, guardiani di prigione e doganieri hanno fatto a loro volta risuonare le armi nelle principali città ivoriane, comprese Abidjan e Yamoussoukro. Rivendicavano a loro volta un aumento  della paga.

Questa contestazione ha causato una vittima tra i soldati ammutinati. Il governo ha lanciato un appello alla calma. Dopo qualche giorno di tregua il ciclo dei moti d’indignazione degli uomini dell’arma è ripreso. A inizio febbraio sono state le forze speciali, le unità d’élite, che hanno  a loro volta espresso la loro insoddisfazione, ammutinandosi.

La popolazione ne ha le tasche piene

L’esasperazione degli ivoriani rispetto a questi ammutinamenti a ripetizione  è crescente. Gli ammutinati hanno provato a calmare la collera della popolazione chiedendo perdono. Alcuni criticano le autorità perché avrebbero risposto troppo preso alle rivendicazioni degli ex-ribelli.

Questo sentimento è condiviso dal dottorando ivoriano  dell’università Jean Moulin di Lione, il quale afferma che “Cedendo così facilmente alla pressione dei militari, il governo sa perfettamente che ha appena aperto il vaso di Pandora”. Secondo lui, il governo si sarebbe dovuto dimostrare risoluto e non avrebbe dovuto cedere di fronte agli uomini in uniforme. Per questo motivo ci dovrebbe essere un vero e proprio esercito nazionale. “Per il momento – rimpiange- la stessa composizione dell’esercito pone un grave problema. Ci sono da un lato gli ex-FDS [forza di difesa e di sicurezza, ndr] che sono confinati ai margini per aver sostenuto l’ex presidente Laurent Gbagbo e dall’altro lato gli ex-ribelli che hanno sostenuto Alassane Ouattara. Le due forze, che costituiscono un insieme eterogeneo, si guardano in cagnesco”.

I lavori per una legge di programmazione militare per una rifusione totale dell’esercito sono stati intrapresi dalle autorità l’anno scorso e verranno estesi fino al 2020. 

Fonte dell’immagine di copertina: ONU (Flickr)

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