Covid-19: la vaccinazione nei Territori palestinesi

Tradotto da Valeria Riccardo, riletto da Lorena Papini

 Mentre lo Stato ebraico ha già vaccinato il 12% della popolazione con il vaccino Pfizer-BioNTech, contrariamente i Palestinesi che vivono nei territori occupati, quali la Cisgiordania, Gerusalemme Est e la striscia di Gaza, sono stati esclusi dalla campagna di vaccinazione.

“Il governo israeliano deve smettere di ignorare gli obblighi internazionali come potenza occupante e prendere le misure necessarie per fare in modo che i vaccini contro il Covid-19 siano forniti ugualmente e giustamente ai e alle Palestinesi che vivono sotto occupazione in Cisgiordania e sulla striscia di Gaza” ha dichiarato Amnesty International mercoledì 6 gennaio.

I territori palestinesi duramente colpiti dalla crisi epidemica

Gli ospedali palestinesi presenti nei territori occupati da Israele sono saturi, manca il personale e il materiale. Dall’inizio della pandemia sono morti a causa del Covid 1600 Palestinesi, e la situazione continua a non migliorare attualmente. I circa cinque milioni di Palestinesi residenti in Cisgiordania e sulla striscia di Gaza sono stati esclusi dalla campagna di vaccinazione israeliana. La scorsa domenica, l’Autorità Palestinese ha condannato Tel Aviv per la mancata delle vaccinazioni dei Palestinesi in Cisgiordania, definendo il gesto contrario al diritto internazionale.

Secondo un recente studio dell’Ufficio centrale statistica palestinese, la disoccupazione è aumentata arrivando al 14,2% in Cisgiordania e al 44,5% sulla striscia di Gaza. Anche il deficit pubblico non è stato risparmiato, e ha superato i tre miliardi di dollari. Con il blocco israeliano imposto a partire da giugno 2007, la striscia di Gaza è senza alcun dubbio l’area più colpita dalla crisi. Infatti, oltre l’80% dei posti letto in ospedale sono occupati dai pazienti Covid, il che difficilmente migliora la situazione sanitaria palestinese. L’emiro del Qatar, lo sceicco Tamim ben Hamad Al-Thani, ha annunciato il prolungamento dell’aiuto finanziario accordato a chi risiede sulla striscia di Gaza, con la finalità di dare un aiuto nella lotta contro l’epidemia.

COVAX, Sputnik V: quale uscita per i Palestinesi?

A causa della mancanza di celle frigorifere, i Palestinesi non possono ricevere rifornimenti dal laboratorio americano Pfizer che ha sviluppato un vaccino che  necessita di essere conservato a temperature estremamente basse. Lo Stato ebraico ha consegnato decine di dosi di vaccino all’Autorità Palestinese, la quale le ha giudicate di molto insufficienti.

Ramallah spera di poter beneficiare del programma COVAX ideato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il progetto ha come obiettivo di fornire il vaccino al 20% della popolazione di tutti i Paesi partecipanti. Molti di  questi sono Paesi poveri e considerevolmente indeboliti dalla pandemia. “Abbiamo ricevuto una lettera officiale dell’OMS secondo la quale la consegna dei vaccini inizierà il mese prossimo per coprire il 20’% della popolazione” ha riferito Yasser Bouzia, funzionario del Ministero Palestinese della Sanità.

May Al-Kaila, la ministra palestinese della Sanità, è riuscita ad ottenere anche da Mosca delle dosi di vaccino Sputnik V. Tuttavia, i responsabili russi hanno affermato che non posseggono ancora dosi sufficienti per assicurare gli ordini.

I no-vax palestinesi a Gerusalemme Est

Avere a disposizione un vaccino è bene, farsi vaccinare è meglio! Solo il 20% dei Palestinesi di Gerusalemme Est si sono fatti vaccinare al centro di vaccinazione che si trova nel quartiere di Beit Hanina. I Palestinesi di Gerusalemme Est rappresentano all’incirca il 38% della popolazione della città tre volte santa. Questi ultimi non posseggono la cittadinanza israeliana, ma il 70% è coperto dal Clalit, una delle quattro istituzioni che gestiscono la sanità in Israele.

“Molti raccontano teorie complottiste: vogliono ucciderci, vogliono sterilizzarci, ci altererà il codice genetico. Mi hanno posto questioni molto strane. Ho anche impiegati, qui nel centro, che si convincono a vicenda di queste teorie e non vogliono farsi vaccinare” ha dichiarato Dima Bitar, membro del centro Clalit.

La cooperazione israelo-palestinese è possibile?

A marzo 2020, le autorità israeliane hanno autorizzato la consegna di materiale medico a Gaza. L’ONU si è complimentato con Israele per la cooperazione con la Palestina per la lotta contro il Coronavirus. L’aiuto reciproco è il simbolo di una collaborazione spontanea che va oltre le divisioni tra le due fazioni. Al contrario, ancora non è dato sapere se questa buona intesa perdurerà, magari permettendo addirittura di migliorare con la vaccinazione dei Palestinesi nei territori occupati.

https://www.lesechos.fr/monde/afrique-moyen-orient/covid-israel-vaccine-massivement-les-palestiniens-dans-lattente-1281084

https://fr.timesofisrael.com/virus-les-palestiniens-esperent-recevoir-les-premiers-vaccins-en-fevrier/

https://fr.timesofisrael.com/mefiants-les-palestiniens-de-jerusalem-est-se-font-peu-vacciner/

https://www.chroniquepalestine.com/campagne-vaccination-met-a-nu-apartheid-israelien/

https://www.chroniquepalestine.com/la-face-sombre-de-la-campagne-de-vaccinations-en-israel/

https://www.i24news.tv/fr/actu/israel/1609960673-coronavirus-israel-a-remis-des-dizaines-de-doses-de-vaccin-a-l-autorite-palestinienne-medias

https://www.amnesty.org/fr/latest/news/2021/01/denying-covid19-vaccines-to-palestinians-exposes-israels-institutionalized-discrimination/

https://www.ouest-france.fr/monde/israel/israel-accuse-d-etre-un-regime-d-apartheid-7116203

 

Photo de Ben_Kerckx

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