Cuba: una gestione della crisi messa in discussione?

Tradotto da Letizia Garlatti, riletto da Lorena Papini

Cuba si distingue dai vicini americani con i suoi 87 decessi dovuti alla pandemia dei Covid-19. Il Paese ha accelerato il deconfinamento il 3 luglio, entrando nella sua fase due. Miguel Diaz-Canel, il presidente cubano, considera la pandemia “sotto controllo”. Cuba si è anche distinta, a livello internazionale, per l’invio di medici per rafforzare gli effettivi mobilitati all’estero. “L’internazionalismo medico cubano”, l’invio di personale medico all’estero, è ancora, però, criticato dagli Stati Uniti.

L’America latina è diventata l’epicentro della pandemia ed una delle regioni del mondo più colpite. Tuttavia, non tutti gli Stati latino-americani sono colpiti nello stesso modo. Mentre il Brasile ha dichiarato 25364 nuovi contagi la sera del 12 luglio, Cuba ha contato 7 nuovi casi di contagi ed un decesso nello stesso periodo. Dall’inizio della pandemia, il governo cubano ha dichiarato 2420 casi e 87 morti.

Alla luce di questo bilancio ottimista, il Paese progetta di riaprire i suoi confini ai turisti canadesi ed europei in agosto. Solo le Cayos, piccole isole nelle vicinanze di Cuba, saranno raggiungibili per i visitatori che saranno testati per il Covid-19. Coloro che presenteranno dei sintomi dovranno stare in quarantena. Questa decisione rivela l’importanza del turismo per l’economia cubana, equivalente a un decimo del Prodotto Interno Lordo (PIL) dell’isola, cioè 4 miliardi di dollari all’anno.

Questa volontà di riaprire i confini si distingue dai Paesi vicini. Infatti, la situazione di Cuba indica/rivela un carattere eccezionale con un bilancio sanitario incomparabile con quello del Brasile, del Perù o del Messico, rispettivamente classificati come secondo, quinto e settimo tra i Paesi più colpiti dalla pandemia.

Il Paese è stato un esempio in questo periodo, inviando quasi 50000 medici all’estero per rafforzare gli effettivi mobilitati, soprattutto in Europa. Così, dei medici sono giunti in Italia alla fine di marzo ed altri quindici hanno portato rinforzi in Martinica, il 26 giugno. I medici sono arrivati con un volo speciale noleggiato dalla collettività territoriale della Martinica per una missione di tre mesi. La Francia è, quindi, diventata il terzo Paese europeo, dopo Italia e Andorra, a chiedere l’aiuto dello Stato cubano. Tale decisione arriva in seguito alla firma di un decreto risalente a marzo 2020, che autorizza l’intervento di medici cubani in alcuni territori d’Oltremare francesi per contenere la propagazione del virus.

Alcuni medici mobilitati avevano già affrontato un’epidemia di tale portata in Africa, a partire dal 2010, per lottare contro il virus Ebola. Tuttavia, nonostante queste operazioni precedenti, la situazione rimane inedita. Infatti, José Angel Portal, Ministro della Sanità cubana, ha dichiarato: “Cuba ha teso la mano molte volte, ma mai così tanto in così poco tempo”.

Un programma di aiuti sanitari che affonda le sue radici nella rivoluzione di Fidel Castro

A partire dal 1959 e dalla sua salita al potere, Fidel Castro, leader della Rivoluzione, rende la medicina, insieme all’istruzione, la chiave di volta del regime comunista. Affiancato da Ernesto “Che” Guevara, medico, avvia un sistema di sanità pubblica gratuita e nazionalizza le imprese farmaceutiche. La cooperazione medica internazionale è stata inaugurata, invece, nel 1963 con l’invio di medicinali in Algeria. L’operazione è stata, in seguito, reiterata in Cile, in Venezuela ed anche in Liberia e in Portogallo.

Ancora oggi, il sistema sanitario cubano è apprezzato, soprattutto dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), come accadde nel 2015. A titolo indicativo, Cuba è il Paese che conta, attualmente, il più alto numero di medici per abitante, cioè 8,2 medici per 1000 abitanti. D’altronde, la nazione è diventata un esempio in questo settore tramite la creazione della Scuola Latino-americana di Medicina (ELAM) nel 1999. Questa istituzione forma ed accoglie ogni anno migliaia di studenti latino-americani.

Denunciate le condizioni di “lavoro forzato”

Nel 2019, l’organizzazione non governativa spagnola Prisoners Defenders ha denunciato le condizioni di lavoro dei medici cubani nelle loro missioni all’estero ed ha presentato una denuncia contro Cuba alla Corte penale Internazionale. Lo stesso anno, il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, desiderava terminare il programma di cooperazione sanitaria “Più medici”, firmata assieme a Cuba nel 2013.

L’internazionalismo medico cubano è stato nuovamente messo sotto accusa dagli Stati Uniti in piena crisi Covid-19. Secondo Mike Pompeo, Segretario di Stato americano, i 50000 medici espatriati sono stati le vittime del governo cubano, lavorando in condizioni pericolose senza ricevere la totalità dello stipendio. Quest’ultimo parla di “lavoro forzato” orchestrato dal governo in questione. Tre senatori repubblicani americani, Marco Rubio, Ted Cruz e Rick Scott, fanno appello a votare un progetto di che miri a fermare questi flussi che partono da Paesi stranieri e sono a destinazione del governo cubano. Infatti, le spese di viaggio e gli stipendi dei medici espatriati sono finanziati dal Paese di accoglienza, che avrebbe portato all’isola 6,3 miliardi di euro nel 2018, secondo l’Agence France Presse. Questo aiuto sanitario, ormai a pagamento dall’inizio del secolo, rimane offerto per solidarietà ai Paesi poveri o in guerra. Tuttavia, il suo rimane un argomento divisivo a livello internazionale.

In questo modo, la gestione della pandemia da parte di Cuba sembra essere riconosciuta e accolta da tutti. Tuttavia, il suo programma di aiuti sanitari e la battaglia in territori esteri tramite l’invio di medici alimentano le tensioni tra La Havana e Washington.

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