Centenario della “Dichiarazione Balfour”: il Regno Unito diviso sulla questione palestinese

TRADOTTO DA LETIZIA GARLATTI E CORRETTO DA CHANTAL DORN

Centenario della “Dichiarazione Balfour”: lo scorso 2 novembre, Theresa May ha ricevuto Benjamin Netanyahu a Londra per celebrare questo anniversario.

Sono passati cento anni: il 2 novembre 1917, Lord Balfour pubblicò una lettera in cui dichiarava che il suo governo era disposto a creare un “focolare ebraico” in Palestina. Questa lettera aperta aveva il solo scopo per gli Inglesi di rassicurare gli Ebrei americani, più propensi a sostenere i Poteri centrali che un’alleanza con la Russia dal passato antisemita. La dichiarazione Balfour era destinata riunire le comunità ebraiche, promettendo in termini vaghi non uno Stato, ma un “focolare ebraico” in Palestina. Il 9 dicembre 1917, il generale inglese Robert Allenby entrò a Gerusalemme. Il suo esercito, proveniente dall’Egitto, comprendeva tre battaglioni ebrei. Tale evento segnava la fine degli undici secoli di dominazione musulmana sulla Città santa, araba e in seguito turca (senza contare il breve intervallo dei Crociati). Oggi, molti credono che questa lettera abbia legittimato la creazione dello Stato d’Israele trent’anni più tardi, il 14 marzo 1948.

“Non abbiamo niente di cui scusarci”

In tale occasione, il Primo ministro britannico Theresa May ha invitato il Primo ministro israeliano a una cena di gala. May ha espresso la “fierezza del ruolo della Gran Bretagna nella fondazione dello Stato d’Israele”, aggiungendo in seguito che “mentre alcuni dicono che dovremmo scusarci per questa lettera, lo dico ufficialmente, non se ne parla”.

May ha ricordato che “criticare il governo di Netanyahu […] non deve essere una scusa per esprimere l’odio verso il popolo ebraico”. D’altronde, lei stessa si è detta dispiaciuta che la coesistenza pacifica e l’uguaglianza non siano tuttora possibili tra Palestinesi e Israeliani. Una situazione che non dovrebbe migliorare dopo l’annuncio di Donald Trump dello spostamento dell’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme.

Il partito Laburista a favore del riconoscimento della Palestina

Il leader del partito Laburista, Jeremy Corbyn, aveva invece rifiutato l’invito alla cena di gala con il pretesto di non essere libero per l’occasione. Alcuni l’hanno interpretato come una protesta contro le politiche di Netanyahu. Si tratta di un’ipotesi probabile, poiché Corbyn è sempre stato uno dei deputati britannici più impegnati nella causa palestinese. Egli è stato rimpiazzato al volo da Emily Thornberry, Segretaria di Stato per gli Affari Esteri del gabinetto fantasma di Corbyn e importante figura nel dibattito sulla Palestina. Qualche giorno prima del centenario, in Parlamento, Thornberry aveva insistito affinché il Segretario di Stato per gli Affari Esteri, Boris Johnson, riconoscesse lo Stato Palestinese citando la “dichiarazione Balfour”, la quale stipulava che “non sarà fatto nulla che possa violare i diritti civili e religiosi delle collettività non ebree in Palestina”. Secondo Thornberry, tale esigenza è stata ed è tuttora chiaramente ignorata: “Cento anni dopo questa promessa non viene ancora rispettata”. Ha aggiunto che “per segnare il centenario, niente sarebbe più simbolico del riconoscimento dello Stato Palestinese da parte del Regno Unito”.  Un intervento in questa direzione era stato intrapreso nel 2014, quando la Camera dei comuni aveva approvato, con 274 voti contro 12, il testo secondo cui la Camera “ritiene che il governo dovrebbe riconoscere lo Stato Palestinese a fianco allo Stato d’Israele a titolo di contributo dell’elaborazione di una soluzione negoziata tra due Stati”.

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