“Due pesi e due misure” nell’applicazione della politica di Twitter?

TRADOTTO DA SILVIA MONTORSI E CORRETTO DA VALENTINA NIEDDU

Con più di 330 milioni di utenti mensili, Twitter si posiziona in dodicesima posizione nella classifica dei social network più popolari al mondo. Questo social, creato nel 2006, permette agli utenti di redigere dei tweet contenenti fino a 280 caratteri e di seguire, o addirittura di ritwittare, sia utenti anonimi che personalità pubbliche. Si tratta anche di un luogo virtuale privilegiato di dibattito d’opinione.

Eppure, la sua neutralità sembra essere messa in discussione da alcuni utenti, che denunciano “due pesi e due misure” per quanto riguarda le decisioni di sospensione e/o di eliminazione di tweet e di account.

Libertà d’espressione minacciata?

Un’utente del social network confida di aver “perso tre account in modo arbitrario”. Secondo la donna, le sue parole sono state censurate “non solo da Twitter [ma anche] dagli utenti che rifiutano la contraddizione”. Se all’inizio non esprimeva le sue opinioni politiche attraverso il suo account, successivamente ha deciso di utilizzarlo “per commentare l’attualità ma anche per istruirsi e condividere [la sua] opinione sulla condizione delle minoranze in Francia e più in generale in Occidente”. E aggiunge : “Ci sono degli argomenti che sembra necessario trattare, come il razzismo, il sessismo, l’omofobia, le discriminazioni, la colonizzazione. In qualità di giovane donna “racisée”, esposta al razzismo e all’islamofobia a causa della mia appartenenza etnica o religiosa, mi sento in dovere di combattere con forza i discorsi d’istigazione all’odio”.

Anche un’altra utente, che si descrive come musulmana, sindacalista e anarchica, constata che su Twitter non viene accettata la discussione su qualsiasi argomento, tenuto conto delle ritorsioni amministrative che ne conseguono. Queste giovani donne, così come altri utenti intervistati, lamentano la minaccia alla libertà d’espressione sul social network.

Tweet militanti o d’istigazione all’odio?

Alcune femministe raccontano la loro incomprensione di fronte al fatto che l’ironia, usata a scopo di denuncia di quello che loro considerano un sistema patriarcale, venga maggiormente sanzionata rispetto a dichiarazioni sessiste comprovate. Un’utente femminista, sotto lo pseudonimo di “Noemisterieuse”, è stata al momento sospesa in modo definitivo, dopo essere stata più volte sanzionata in precedenza per delle dichiarazioni che denunciavano l’oppressione subita dalle donne. Twitter ha invece rilevato l’“assenza d’infrazione” di un account che la donna aveva segnalato per istigazione all’odio. Questa utente denuncia ciò che lei considera una “logica di reazione a due velocità”. Inoltre, una donna transgender spiega di aver subito la sospensione del proprio account per omofobia, per aver usato un linguaggio velato e ironico a scopo militante, mentre l’account di un ex membro del Front National, che conteneva insulti omofobi espliciti, è stato esentato dalle sanzioni.

Quindi, secondo diversi intervistati, la parzialità di Twitter sarebbe messa in discussione perché, se da un lato loro sono stati sospesi, così non è stato per altri account che hanno pubblicato delle parole riprovevoli ma, sempre secondo gli intervistati, più accettate socialmente. Aldilà del mondo virtuale, “Noemisterieuse” sottolinea le conseguenze concrete di quello che lei qualifica come “isolamento forzato”, poiché gli utenti si vedono confiscare non solo un mezzo di espressione, ma anche di costruzione sociale. La femminista anonima aggiunge che “perdere anni di dati, contatti e migliaia di followers non è una cosa da poco”.

Con che criteri si sanziona un account?

Il giornalista Mathieu Brancourt aveva segnalato a Twitter una minaccia ricevuta dopo aver messo in discussione la decisione di considerare la penetrazione del manganello come “un incidente” nel caso Théo : “[…] ti faremo fuori presto, pseudo-giornalista”. Tuttavia, la riposta che ha ricevuto è la constatazione della “assenza d’infrazione alle Regole di Twitter”.

Abbiamo contattato il team di Twitter per saperne di più sul suo funzionamento: hanno risposto di “non avere un porta-parola disponibile per rispondere alle [nostre] domande”. Ci sono stati inviati diversi link a proposito della politica di Twitter, in cui si possono leggere i fattori esplicativi del’applicazione di una sanzione. Tra questi c’è la cronologia delle infrazioni dell’utente e la gravità dell’infrazione in questione. Inoltre, un account può essere sanzionato se “il comportamento mira a colpire una persona, un gruppo o una categoria di persone protette”.

Alcuni utenti Twitter riferiscono che i loro account sono stati cancellati o sospesi perché erano stati segnalati da degli utenti che incitavano all’odio. È accaduto ad un giovane il cui conto è stato sospeso in seguito alla segnalazione di un altro utente, il quale è stato in seguito sanzionato sia dalla giustizia che da Twitter. Le segnalazioni di un account hanno un peso sulla decisione di sospenderlo o di eliminarlo? Aldilà dell’attirare l’attenzione su una situazione, Twitter attribuisce un’importanza particolare se “la segnalazione è stata effettuata dalla vittima di un comportamento inappropriato o da un testimone”. Una domanda sembra dunque legittima: Twitter presta attenzione all’identità della persona che fa le segnalazioni così come alle sue dichiarazioni? La risposta a questa domanda potrebbe chiarire alcune delle testimonianze.

“Il contenuto […] d’interesse pubblico legittimo”

Un ultimo criterio per valutare la sanzione che deve essere adottata nei confronti di un account è se “il contenuto [sia] un soggetto d’interesse pubblico legittimo”. In altre parole, se “il comportamento è […] informativo e nell’interesse legittimo del pubblico” e se permette di risvegliare la propria coscienza. La fonte del contenuto è anch’essa presa in considerazione: “Alcune persone, alcuni gruppi o alcune organizzazioni e il contenuto che essi o esse pubblicano su Twitter possono essere considerati come un soggetto di interesse pubblico legittimo in ragione della loro presenza nella coscienza pubblica”. Ciò spiega il fatto che alcune personalità politiche possano incitare all’odio senza doversene preoccupare, cosa che non sempre avviene per i loro oppositori che non hanno lo stesso livello di notorietà.

Diverse domande rimangono senza risposta. Qual è il profilo degli impiegati che prendono concretamente la decisione di sospendere o di eliminare un account? Sono in molti a studiare la situazione? Parlano la lingua utilizzata nell’account in questione? A volte si fidano solo delle segnalazioni?

Ed infine, qual è il ruolo di un social network come Twitter nella tutela della democrazia e della libertà d’espressione? Sembra che il comportamento degli utenti non sia sempre valutato allo stesso modo a seconda del posto che questi ultimi occupano nelle relazioni di potere, che sia a livello della loro notorietà, della loro identità o delle loro affermazioni.

 Immagine del banner tratta dalla banca immagini Pixabay.

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