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I “bambini invisibili” in Africa: cosa si può fare?

Tradotto da Valeria Riccardo, riletto da Lorena Papini

“Nel mondo, 166 milioni di bambini con meno di 5 anni non sono mai stati ufficialmente registrati” ha affermato l’UNICEF nel 2019. Nonostante il numero di nascite registrate sia aumentato del 20% rispetto ai due anni precedenti, in Africa rappresenta comunque un debole progresso. L’Etiopia non registra che il 3% delle nascite, lo Zambia l’11% e il Ciad il 12%. Il non-riconoscimento ha come origine la povertà, l’alienazione o altre molteplici cause ed ha delle conseguenze pesanti nel corso della vita dei bambini, che risultano assenti dalla società. Una panoramica sulle cause di questo fenomeno e sulle soluzioni che sono state proposte.

L’utilizzo di nuove tecnologie per facilitare la registrazione delle nascite, fissare gli obiettivi da raggiungere, programmi di sviluppo: per affrontare la problematica dei “bambini invisibili”, da qualche anno si cominciano a contemplare alcune di queste soluzioni.

A cosa serve un atto di nascita?

L’articolo 7 della Convenzione dei diritti del fanciullo afferma che ogni bambino nato deve essere dichiarato. Ha diritto a un nome, ad una nazionalità ma anche ad essere riconosciuto dai suoi genitori e ad essere cresciuto da loro. Il riconoscimento è indispensabile per assicurare ai futuri cittadini del mondo un gran numero di altri diritti. Ad esempio, le prestazioni sociali, l’accesso alla sanità e all’istruzione. L’UNICEF ricorda che “è il suo passaporto per la vita”.

L’identità è dunque una protezione che permette loro di aprirsi un varco nella società. È un diritto umano fondamentale che tutti i Paesi devono tutelare al massimo. In realtà, non è questo il caso per molti dei Paesi africani.

“Bambini fantasma”: le principali cause

Perché così tanti bambini nati in Africa non hanno uno stato civile? Sono molteplici i fattori che spiegano questa situazione. Dal punto di vista geografico, molte famiglie abitano in zone isolate e lontane dai centri amministrativi.

Queste famiglie spesso ignorano semplicemente l’esistenza e l’utilità di questi centri. Non conoscono né le procedure da seguire né l’importanza dell’atto di nascita per i loro figli. Gli insegnanti scolastici talvolta fungono da connessione tra l’amministrazione e le famiglie, ma non è sufficiente. “Ogni anno, i genitori sfilano per chiedermi aiuto per ottenere l’atto di nascita dei loro figli”, spiega Denis Ouédraogo, il preside della scuola di Guirgho in Burkina Faso a La Croix.

La mancanza di personale nei servizi amministrativi, il materiale insufficiente, il costo della dichiarazione di nascita ma anche l’analfabetismo si sommano ai primi ostacoli. Per ridurre questo tipo di difficoltà, sono state implementate alcune iniziative.

Video dell’UNICEF: ”essere registrati alla nascita, il primo passo per esistere”

Gli obiettivi da raggiungere e i programmi di sviluppo

“La registrazione delle nascite per ogni bambini da qui al 2030” è uno degli obiettivi dello sviluppo sostenibile dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) introdotto nel 2015.

Per realizzare tale obiettivo, l’UNICEF invita gli Stati a mettere in atto cinque azioni per assicurazione la protezione dei bambini. Consistono, innanzitutto, a fornire ad ognuno di loro un certificato di nascita, dare ai genitori i mezzi per registrare i nuovi nati, ma anche collegare questo sistema di riconoscimento ad altri sistemi, in modo tale da assicurare l’istruzione e la protezione del bambino. L’UNICEF spera anche di riuscire a mobilitare le comunità per esigere la registrazione.

Infatti, per raggiungere questi obiettivi, i programmi di aiuto allo sviluppo sono numerosi: tra gli altri, il fondo Urgenza identità Africa creato nel 2019 che svolge attività fondamentali in Senegal e in Togo, o il PSPS (progetto stato civile e promozione sociale) che sostiene del Burkina Faso dal 2019.

L’app iCivile: l’innovazione che porta speranza

Affianco a questi progetti di sviluppo, l’UNICEF insiste sulla necessità di investire nelle nuove tecnologie per facilitare la registrazione delle nascite. Una di queste è stata sperimentata in Burkina Faso a partire dal 2015, apportando soluzioni concrete: è iCivil.

Icivil è un “braccialetto elettronico” molto promettente, legato ad un’applicazione telefonica.

Come funziona? Quando il neonato nasce, la mamma riceve un braccialetto dotato di un codice QR. Con l’aiuto dell’ostetrica, indica tutte le informazioni a proposito del nuovo nato sul suo telefono, via applicazione. Questi dati sono immediatamente trasmessi al server centrale d’iCivil al fine di generare l’atto di nascita. L’atto è pronto, può essere ritirato in tutti i centri anagrafe del Paese in qualsiasi momento! La famiglia non dovrà che presentare il braccialetto in cambio del certificato. Questa soluzione è particolarmente adatta per i villaggi isolati, perché viene inviato un messaggio SMS criptato, dunque non c’è bisogno di connessione ad Internet.

Secondo il sito Business France, la start-up del Burkina Faso iCivil è stata qualificata come quella “a più alto impatto” dal punto di vista dell’innovazione tra 36 applicazioni innovative in una competizione fra agenzie del sistema delle Nazioni Unite nel 2019. Questa tecnologia costituisce dunque una reale speranza per evitare l’esclusione di questi bambini fantasmi alla nascita.

Due bambini del villaggio di Nioughin, Burkina Faso

Fonti

https://www.unicef.fr/article/malgre-un-enregistrement-des-naissances-en-nette-hausse-un-quart-des-enfants-du-monde

https://www.unicef.org/french/policyanalysis/burkinafaso_49667.html

Foto 2018 – Village de Nioughin, Marie Ramaut

Per saperne di più

https://www.la-croix.com/Sciences-et-ethique/Etat-civil-enfants-fantomes-Burkina-Faso-2021-01-11-1201134242

https://www.lemonde.fr/afrique/article/2021/01/11/au-cameroun-le-casse-tete-des-ecoliers-fantomes_6065901_3212.html

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