Questioni indipendentiste in Francia: il caso della Nuova Caledonia e della Corsica

TRADOTTO DA CHANTAL DORN E CORRETO DA GIULIA STROZZI

Mentre l’attualità internazionale è focalizzata sull’indipendenza della Catalogna e la questione «Brexit», alcune rivendicazioni e movimenti secessionisti agitano attualmente la Francia e le sue collettività d’oltre mare e territoriali, come nel caso della Nuova Caledonia e della Corsica.

Mentre la fine del processo di decolonizzazione va delineandosi con l’organizzazione di un referendum sull’autodeterminazione in Nuova Caledonia a fine 2018, le ultime elezioni regionali in Corsica si sono concluse con un’ampia vittoria di indipendentisti e autonomisti.

Nuova Caledonia: dalla colonizzazione alla piena sovranità

Nel problematico contesto degli anni ’80, il dramma della grotta di Ouvéa fa sfiorare alla Nuova Caledonia la guerra civile. Una ventina di gendarmi vengono allora imprigionati in una grotta da alcuni indipendentisti kanak e l’intervento delle forze speciali e del Gruppo d’intervento della Gendarmeria Nazionale (GIGN) si conclude con la morte di diciannove kanak e due militari. Questi eventi si verificano tra le due tornate elettorali del 1988 in cui si affrontano Jacques Chirac e François Mitterand.

Michel Rocard, nuovo primo ministro di allora, avvia le trattative di pace che porteranno agli Accordi di Matignon firmati il 5 maggio 1988, oltre che all’assassinio di J-M Tjibaou, leader del FLNKS (“Front de Libération Kanak et Socialiste”, “Fronte di Liberazione Kanak e Socialista” n.d.t.), il 4 maggio 1989. Questi accordi rappresentano così un primo passo verso l’indipendenza della Nuova Caledonia, portando alla creazione di tre province all’interno dell’arcipelago, dotate di una certa autonomia, e organizzando uno scrutinio di autodeterminazione previsto per il 1998. Un secondo passo è rappresentato dall’Accordo di Numea firmato il 5 maggio 1998, entrato in vigore attraverso una revisione costituzionale votata dal Parlamento il 20 luglio 1998, nella quale vengono inserite nuove disposizioni proprie alla Nuova Caledonia nel titolo numero XIII. L’articolo 76 organizza il referendum dell’8 novembre 1998 relativo alla ratifica dell’Accordo di Numea, in occasione del quale il «» prevale. Colonia francese dal 1853 al 1946 e in seguito territorio d’oltre mare fino al 1999, l’Accordo di Numea permette alla Nuova Caledonia di accedere allo statuto di collettività d’oltre mare «sui generis», derogando così lo statuto delle collettività locali e rafforzando considerevolmente la propria autonomia e le competenze trasmesse dallo Stato alla Nuova Caledonia.

« Il passato è stato il tempo della colonizzazione. Il presente è il tempo della condivisione attraverso un ribilanciamento. Il futuro deve essere il tempo dell’identità, in un destino comune», questa l’introduzione dell’Accordo di Numea.

«È giunto il momento di riconoscere le ombre del periodo coloniale, anche se non fu privo di chiarezza» : Riconoscenza dello shock e del trauma della colonizzazione francese per la popolazione kanak, l’Accordo di Numea, la cui introduzione ha valore costituzionale, riconosce pienamente il popolo e l’identità kanak in quanto tali. L’accesso alla piena sovranità della Nuova Caledonia invece viene organizzato al termine di un periodo di vent’anni. L’Accordo di Numea prevede infatti al punto 5, che venga organizzata una consultazione dei Caledoni relativa al «trasferimento di competenze sovrane alla Nuova Caledonia, l’accesso a uno statuto internazionale di piena responsabilità e l’organizzazione dei cittadini in nazionalità verranno sottoposti al voto delle popolazioni interessate» e che «la loro approvazione equivarrà alla piena sovranità della Nuova Caledonia».

Referendum sull’autodeterminazione: la mediazione e la fiducia al centro dei negoziati

In applicazione degli accordi di Matignon del 1988 e successivamente dell’accordo di Numea del 1989, la Nuova Caledonia dovrà pronunciarsi in merito alla propria indipendenza totale e all’accesso alla piena sovranità in occasione di un referendum sull’autodeterminazione entro novembre 2018. A tal fine si è tenuta una riunione del comitato dei firmatari degli accordi di Numea il 2 novembre scorso a Matignon, che ha portato a un «accordo politico» sulla composizione della lista elettorale al referendum. Vera e propria sfida per il governo poiché l’accordo iniziale riguardava soltanto gli abitanti «storici», arrivati prima del 31 dicembre 1994 che dichiaravano vent’anni di domicilio, escludendo così molti kanak.

Seguendo i passi di Michel Rocard, durante la sua visita all’arcipelago a inizio dicembre, il primo ministro Edouard Philippe ha portato avanti l’organizzazione di questo processo istituzionale. La mediazione e la fiducia sono chiaramente al centro dei negoziati per il primo ministro, che spera che «questo processo unico nella nostra storia possa svolgersi tranquillamente per permettere una soluzione duratura e pacifica per la Nuova Caledonia », dimostrando una volontà maggiore di primo piano dello Stato in questo processo. Tra rispetto delle tradizioni e diplomazia, un piano relativo all’organizzazione del referendum sembra delinearsi.  È stato infatti deciso che il Congresso del territorio dovrà pronunciarsi prossimamente sulla proposta di una data e di una domanda da porre al referendum. Inoltre, alcuni gruppi di lavoro e una «commissione di saggi » dovrebbero essere attuati per garantire un corretto svolgimento della campagna elettorale. Prossimo passo: la riunione del comitato dei firmatari a Parigi a marzo 2018.

Sfide e ostacoli all’indipendenza della Nuova Caledonia

Lo Stato francese si trova attualmente di fronte a un processo inedito della propria storia : l’indipendenza di un’ ex colonia, che sarebbe la prima dopo quelle di Djibouti nel 1977 e Vanuatu nel 1980. Sebbene i passi descritti precedentemente non rappresentano altro che la realizzazione concreta delle aspirazioni di decolonizzazione dei padri dei testi, questa consultazione non deve essere sottovalutata, specialmente per quanto riguarda le risorse energetiche dell’arcipelago. L’economia del nickel è infatti la principale risorsa economica del territorio e rappresenta 1/5 del PIL della Nuova Caledonia e 10 000 posti di lavoro. Questa filiera costituisce quindi una posta in gioco strategica legata al processo istituzionale della Nuova Caledonia, soprattutto perché il suo mercato si è dimostrato fragile negli ultimi anni. L’obiettivo di una strategia comune è quindi necessario.

Un altro aspetto da non trascurare : nonostante una prosperità apparente sono presenti forti disparità in Nuova Caledonia, come testimonia la soglia di povertà due volte più elevata rispetto a quella della Francia metropolitana. Per quanto riguarda il presidente del governo della Nuova Caledonia, Philippe Germain, è stato eletto dopo tre mesi di blocco istituzionale e tre fallimenti successivi, periodo durante il quale il Congresso è stato costretto ad occuparsi solamente degli affari di ordinaria amministrazione. Questa uscita dalla crisi in extremis prima dell’arrivo del primo ministro sull’arcipelago è la conseguenza diretta della «volontà condivisa di avviare un dialogo approfondito tra gli schieramenti indipendentisti e i non-indipendentisti» per preparare al meglio il referendum in vista della consultazione del 2018, oltre che garantire un buon funzionamento delle istituzioni.

Corsica : impennata nazionalista

Allo stesso modo le ultime elezioni territoriali tenutesi in Corsica il 3 e il 10 dicembre scorsi volte a formare una nuova collettività territoriale unica a partire dal 1 gennaio 2018, richiedono un’attenzione particolare, soprattutto a causa della coalizione creatasi tra gli indipendentisti di Corsica libera e gli autonomisti di Femu a Corsica. In questa occasione i nazionalisti hanno vinto, ottenendo il 56,6% dei voti espressi.

Interrogato dall’Agence France Presse (Agenzia di stampa della Francia, n.d.t.), Thierry Dominici, dottore in scienze politiche all’Università di Bordeaux e specialista della Corsica, crede che «L’indipendentismo sia nell’immaginario collettivo, ma l’attuale volontà dei Corsi sia quella di ottenere una maggiore autonomia». Questa è in effetti l’ambizione degli indipendentisti e degli autonomisti, in particolare di Jean-Guy Talamoni e Gilles Simeoni. Attualmente collettività territoriale a statuto speciale ai sensi dell’articolo 72 comma 1 della Costituzione, i vincitori delle elezioni auspicano una maggiore autonomia e, nello specifico, l’ottenimento di uno statuto d’autonomia a pieno diritto e di pieno esercizio nel giro di tre anni e una realizzazione concreta nei prossimi dieci anni. La co-ufficialità della lingua corsa è tra le principali rivendicazioni.

Offensivo, Jean-Guy Talamoni, chiede a Parigi «di avviare rapidamente delle trattative», in caso contrario delle «manifestazioni popolari potrebbero essere organizzate in caso di negazione di democrazia.» Come in Nuova Caledonia, il governo francese dovrà quindi aumentare i propri sforzi per un dialogo e una fiducia reciproca. Il ministro degli Interni, Gérard Collomb, si è detto favorevole a «l’autonomia della Corsica nella Repubblica francese». Tuttavia, nonostante questa vittoria storica, vale la pena di precisare che le elezioni regionali della Corsica sono state segnate da un astensionismo pari al 47,5%.

Dopo l’ascesa dei populismi, l’ascesa dei regionalismi non rischierebbe di rendere l’Unione europea ancora più fragile?

Crediti foto: Chiusura del quarto festival delle arti melanesiane, Mwâ kâ. Numea, Nuova Caledonia 2010, flikr.

 

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