Tra sarcasmo e filosofia: gli ingredienti di successo della serie Bojack Horseman

TRADOTTO DA ELISABETTA LEONARDI

Serie sempre più popolare su Netflix, Bojack Horseman ci offre un mondo in cui umani e animali antropomorfi coabitano e tentano, come possono, di superare le differenti prove che la vita riserva loro. La quinta stagione, uscita lo scorso 14 settembre, è stata un vero successo e ha rinforzato lo stato di serie imprescindibile della piattaforma.

Un eroe eponimo, cavallo per giunta, passato dall’essere una star a has-been, divenuto alcolizzato e depresso, che tenta di rinnovare la sua celebrità. Degli amici allo stesso tempo fedeli e ingombranti, come Todd Chavez, coinquilino più o meno benvenuto, o Diane NGuyen, ghostwriter che lo spinge a confidarsi, e Mr Peanutbutter, labrador che recitava in una serie rivale e che non ha perduto la sua popolarità. A prima vista, questa serie animata potrebbe assomigliare a qualunque altra dello stesso genere. Tuttavia, bisogna constatare che ha saputo riunire una forte comunità di fan nel mondo e ha ricevuto eccellenti critiche. Diversi fattori possono spiegare questo fenomeno.

 Degli episodi disinibiti e sarcastici

Uno dei primi elementi che possono spiegare il successo della serie è senza dubbio il sarcasmo, onnipresente, e le critiche o constatazioni spesso acerbe sulla nostra società. L’allevamento intensivo dove gli animali sono riempiti di medicinali e rinchiusi, le sette e i loro metodi di indottrinamento, la dipendenza dai social, i retroscena della vita politica: i temi affrontati non mancano e sono, per la maggior parte, trattati con una finezza che convince il pubblico. Anche la droga e la depressione sono enormemente rappresentati, senza filtro, in dialoghi spesso sorprendenti, che suonano giusti e non sembrano sopravvalutati. È forse questo uno dei segreti della serie: Bojack è un alcolizzato depresso, che non esita a drogarsi per affrontare la sua tristezza e la sua ricerca di riconoscenza. Non è un essere perfetto, non è particolarmente intelligente né gentile.

Inoltre, gli scenaristi non esitano, a volte, a infilare piccoli attacchi a personalità pubbliche, che siano celebrità dei reality-show o attori e attrici, produttori del cinema o cantanti. Delle frecciatine sono regolarmente visibili, nei dialoghi, ma anche negli scenari della serie. Il black humor è onnipresente, ma sempre usato intelligentemente, al fine ad esempio di denunciare sessismo o xenofobia. Malgrado questo, il creatore della serie, Raphael Bob-Waksberg, ha dovuto rispondere lo scorso gennaio a delle accuse di razzismo. In effetti numerose persone mettono in discussione la scelta dell’attrice bianca Alison Brie per doppiare Diane NGuyen, personaggio dalle origini vietnamite. Più in generale, è stato puntato il dito contro il cast quasi esclusivamente bianco. In una intervista con Uproxx, il creatore ha riconosciuto i suoi errori, spiegando in particolare che se avesse dovuto rifarlo avrebbe scelto un’attrice dalle origini asiatiche.

Delle scelte artistiche audaci

La serie fa sfoggio anche di scelte artistiche abbastanza audaci e inaspettate. La sigla, che si adatta a ogni episodio, ne è un esempio. Ma gli scenaristi hanno spinto questa originalità più lontano, a scala degli episodi interi. Nella terza stagione, uscita nel 2006, l’episodio «Un pesce fuor d’acqua» (Fish out of Water) ha così fatto enormemente parlare di sé. In effetti, esclusa la scena pre-sigla, la totalità dell’episodio si svolge sott’acqua ed è muto. Bojack non comunica che attraverso segni. Quanto ai pesci e agli altri mammiferi marini, i loro scambi si effettuano in una lingua incomprensibile sia per il cavallo che per noi. Questa scelta è particolarmente interessante e molto ben riuscita, la mancanza di dialogo crea al massimo un leggero disagio e una sensazione di isolamento, ma senza disturbare la visione dell’episodio, consacrato nel 2016 come Migliore episodio televisivo dell’anno dal Time Magazine e Variety.

Un altro episodio particolarmente sorprendente si nasconde nella quinta stagione. Intitolato «Churro gratis» (Free churro), ci presenta Bojack che fa l’elogio funebre per sua madre. Esclusa la scena pre-sigla, ancora una volta, l’episodio costituisce un unico monologo di ventidue minuti. Ciò non lo rende meno toccante e avvincente, Bojack tenta di scoprire il significato delle ultime parole di sua madre, «ti vedo», mentre riflette sulla sua relazione caotica con lei, e con suo padre. L’episodio si conclude con un’ammissione toccante in cui Bojack confessa che non aveva mai perso la speranza di avere una madre affettuosa, ma che questa speranza era stata spazzata via dal suo decesso, prima di dichiarare «Mia madre è morta, e tutto è peggio ora.»

La filosofia dietro la serie

Quello che forse ci tocca in questa serie, alla fine, è il rapporto molto umano e filosofico che intrattiene. Ci presenta infatti dei personaggi in cerca di felicità e che, spesso, si sabotano da soli. Non sono vittime che delle proprie paure, della loro forte incapacità di accettare di essere felici, della loro tendenza quasi autodistruttiva. La necessità di distrarsi per scappare alle dure verità dell’esistenza, che Blaise Pascal aveva teorizzato, l’esistenzialismo di Sartre, l’Assurdo di Camus, tutti questi temi possono essere ritrovati nella serie. D’altronde, un filo conduttore sembra collegare la vita di Bojack: la paura di annegare, in senso proprio come metaforico. L’acqua gioca un ruolo molto importante, visibile dalla sigla e attraverso le cinque stagioni. Al funerale di sua madre, il cavallo ammette questa impressione quasi incessante di affogare ma spiega che ci sono dei momenti nella vita, dei brevi momenti, dove all’improvviso si ricorda di saper nuotare. Per saperne di più, un’analisi più approfondita è disponibile sul canale YouTube anglofono Wisecrack. Ciò che sembra certo, è che Bojack Horseman non ha finito di far parlare di sé poiché una sesta stagione sarebbe in cantiere…

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