Stato di diritto: quid della Polonia e dell’Ungheria

Traslated by Letizia Garlatti, proofread by Lorena Papini

Nel suo primissimo rapporto pubblicato il 30 settembre 2020, la Commissione europea fa il punto della situazione attuale dello Stato di diritto nei Paesi europei. Diviso in diversi capitoli, la prima sezione comprende l’insieme dei Paesi europei e da una visione generale della situazione. Gli altri capitoli costituiscono un rapporto per Paesi, in cui la Commissione europea analizza e osserva le evoluzioni, lo sviluppo e la situazione odierna dello Stato di diritto. Alcune nazioni, come la Polonia, l’Ungheria o la Bulgaria, sono al centro dell’attenzione e inquietano l’UE.

Stato di diritto?

Nel Diritto europeo, l’articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea (TUE) recita che lo Stato di diritto fa parte dei valori democratici sui quali l’UE é fondata e che devono essere rispettati da ogni Stato membro. Lo Stato di diritto potrebbe definirsi cosí: “Nello Stato di diritto tutti i pubblici poteri agiscono sempre entro i limiti fissati dalla legge, conformemente ai valori della democrazia e ai diritti fondamentali, e sotto il controllo di organi giurisdizionali indipendenti e imparziali” (Rapporto 2020 sullo Stato di Diritto). La Commissione europea ha deciso di basare lo Stato di diritto su quattro pilastri: i “sistemi giudiziari”, necessari al corretto rispetto dello Stato di diritto; il “quadro contro la corruzione” che può nuocere allo Stato, come ai poteri pubblici e quindi sfociare in una criminalità organizzata; il “pluralismo e la libertà dei media” corrisponde alle libertà fondamentali come quella di stampa e di espressione, ma anche quella del libero accesso all’informazione; “l’equilibrio dei poteri” fa riferimento alla cooperazione e alla relazione tra ogni organo dello Stato.

La Polonia e l’Ungheria sono sempre soggetti a particolare attenzione

La Commissione europea si è impegnata in uno scontro senza fine con la Polonia e l’Ungheria per violazione dello Stato di diritto. A partire dal 2010 e la l’ascesa di Viktor Orban al potere, sono state approvate leggi che limitano la libertà dei media e riducono l’indipendenza della Banca Centrale Europea. Nel rapporto dedicato all’Ungheria, l’inquietudine delle istituzioni europee riguarda l’indipendenza della giustizia e la trasparenza del processo legislativo in Ungheria. La procedura di sanzione prevista all’articolo 7 del Trattato sull’Unione Europea è stata attivata dal Parlamento europeo nel settembre 2018.

Per quanto riguarda la Polonia, il braccio di ferro si impegna dal 2015 – data in cui il partito Diritto e Giustizia è salito al potere. In principio, la Commissione europea ha tentato di negoziare nel 2016, ma invano. Nel dicembre 2017, la Commissione ha decido di avviare la procedura di sanzione alla Polonia. Fino ad allora, la Polonia era stata condannata varie volte dalla Corte di Giustizia dell’UE per violazione dell’indipendenza dei giudici. Infatti, le nomine al tribunale costituzionale sono illegali, in quanto contrarie alla costituzione. Inoltre, nel 2017, la Polonia ha autorizzato l’istituzione di una camera disciplinare della Corte Suprema con lo scopo di sanzionare i giudici che difendono lo Stato di diritto. Per mezzo di questa camera, i giudici possono essere soggetti a procedure penali che portano ad una sospensione temporanea della loro funzione.

Nondimeno, la Polonia e l’Ungheria non sono i soli ultimi della classe – la Croazia, la Repubblica Ceca, l’Estonia e la Grecia non lottano abbastanza contro la corruzione e la Spagna, Malta e la Slovenia sono state criticate per minacce e attacchi fisici ai giornalisti.

I limiti del meccanismo delle sanzioni

Nel 1997, il Trattato di Amsterdam modifica il Trattato dell’Unione Europea aggiungendo un meccanismo di sanzioni – previsto all’articolo 7 del TUE – contro gli Stati membri in caso di violazione dei valori. Per comprendere perché questo meccanismo comporta dei limiti, é necessario esaminare la procedura. Il Trattato di Nizza del 2001 ha modificato leggermente il meccanismo delle sanzioni con l’introduzione di un paragrafo sul meccanismo preventivo. Una procedura preventiva in caso di violazione dei valori può allora essere adottata dalla Commissione europea, da un terzo degli Stati membri o dal Parlamento europeo. Questa prima tappa deve essere votata dai due terzi del Parlamento. In seguito, il Consiglio dei Ministri interviene per constatare il rischio di violazioni dei valori e fare delle raccomandazioni al Paese in questione. Tuttavia, le cose si complicano nel seguito della procedura. Il Consiglio europeo deve votare all’unanimità per passare alla terza ed ultima tappa ed imporre delle sanzioni che saranno votate a maggioranza qualificata. Le sanzioni possono arrivare fino alla sospensione del diritto di voto dello Stato membro.

Crédit photo : image par Dimitris Vetsikas de Pixabay

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