Fine del segreto bancario elvetico

TRADOTTO DA CLAIRE SIRITO-OLIVIER E ELEONORA MARCHIONI

In seguito alla faglia creata dal FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act), il segreto bancario della Confederazione Elvetica è di nuovo messo alla prova. L’accordo per l’introduzione dello scambio automatico di informazioni (Common Reporting Standard) è stato attuato lo scorso 1° gennaio.

Tre anni fa, la legge FATCA rimetteva in discussione un principio fondamentale della sfera bancaria elvetica: il segreto bancario. Dopo aver rivelato una lista di persone soggette al fisco americano, le autorità svizzere hanno aperto la strada a nuove limitazioni riguardanti il raggio d’azione delle banche.

Scambio automatico

Definito dal OCSE nel luglio del 2014, il decreto di “scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale” propone un modello di scambio automatico standardizzato e armonizzato: l’obiettivo è quello di creare soluzioni comuni, volte ad aumentarne l’efficacia e a rispettarne la confidenzialità.

Il testo definisce in modo preciso  il tipo di informazioni analizzate, come queste debbano essere raccolte e come debba avvenire la condivisione dei dati tra i Paesi firmatari. Lo scambio automatico di informazioni dovrebbe ridurre le possibilità di evasione fiscale, resa possibile aprendo un conto all’estero. E già un centinaio di Paesi ha deciso di adottarlo.

Nel concreto, lo scambio prevede tre tappe. Nella prima fase le banche raccolgono le informazioni sui propri clienti stranieri, siano essi persone fisiche o giuridiche, a condizione che il Paese del contribuente abbia firmato l’accordo. I dati riguardano l’identificazione del titolare (nome, indirizzo, data e luogo di nascita) nonché informazioni fiscali come l’IBAN, il reddito annuo e il saldo finale, mentre i dati sulle transazioni rimangono confidenziali. La seconda tappa consiste nella trasmissione di tali informazioni al fisco nazionale, infine, quest’ultimo le invierà alle autorità fiscali degli altri Paesi. L’intero iter può essere fatto, su richiesta o, in certi casi particolari, liberamente.

Il caso elvetico

Il Consiglio di Stato ha ratificato il primo accordo nel mese di marzo del 2016, mentre il Consiglio Federale ha dato il via libera a giugno del 2016. Questo passaggio alla norma del OCSE segna la fine del segreto bancario elvetico con i Paesi firmatari, tra cui i 28 Paesi dell’Unione Europea. “Si tratta di un cambiamento di mentalità, sarebbe inutile  stringere i denti e  aggrapparsi al segreto bancario; oggi per la Svizzera, data la sua posizione economica e finanziaria, è diventato indispensabile rispettare gli standard internazionali» ha spiegato Ueli Maurer, Capo del Dipartimento federale delle finanze.

Questa nuova misura avrà però degli effetti nefasti sull’economia svizzera. In primo luogo perché richiede investimenti finanziari in termini di infrastrutture e di attuazione da parte delle banche e delle autorità. In secondo luogo perché, probabilmente, molti dei clienti chiuderanno i loro conti svizzeri, lascando il sistema bancario elvetico. Senza tralasciare la tassazione sui redditi non dichiarati.

La raccolta di informazioni è cominciata il 1° gennaio 2017 e già a partire dal 2018 le banche svizzere saranno obbligate a  trasmetterle, mettendo fine al segreto bancario per tutti i cittadini stranieri.

Foto del banner: quartiere delle banche di Ginevra. Fonte  Eugénie Rousak.

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