Fridays for Future, la speranza del domani

Tradotto da Agnese Biliotti, riletto da Lorena Papini

Il 18 e 25 settembre 2020, il movimento Fridays for Future ha fatto il suo grande ritorno dopo essere rimasto fermo per vari mesi a causa della crisi del Covid-19. I giovani attivisti chiedono ancora la stessa cosa: che gli Stati e i dirigenti si preoccupino della crisi climatica. Continuano infatti a lamentarsi del fatto che capi di Stato e governi non stiano mettendo in atto azioni politiche.

Le motivazioni di questo movimento ecologico

Il movimento Fridays for Future debutta nell’agosto del 2018. Si tratta di un’idea di Greta Thunberg, giovane attivista svedese conosciuta per le sue prese di posizione radicali sull’ecologia, che ha peraltro registrato il nome del movimento, così che nessuno possa riutilizzarlo per scopi personali.

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Si tratta di un movimento particolarmente giovane che ha portato alla creazione di molti altri movimenti ovunque nel mondo. Per esempio, Jovenes por el clima è la versione argentina creata da Nicole Becker, Youth for Climate è la versione belga proposta da Anuna de Wever, e Klimastreik è la versione tedesca fondata da Luisa Neubauer. Questi giovani, che molto spesso sono studenti delle scuole medie, licei o università, fanno appello alla necessità di riforme.

Si impegnano a combattere contro il riscaldamento climatico e le sue conseguenze, come lo scioglimento dei ghiacciai o i fenomeni meteorologici estremi. Inoltre, i giovani attivisti richiedono l’azione dei capi di Stato. Guardano principalmente agli Stati Uniti, la Cina, l’Unione europea che secondo loro non stanno lottando contro il fenomeno dell’inquinamento. Ma anche le aziende sono criticate. Infatti, a gennaio 2020, degli attivisti hanno militato contro Siemens, per il suo coinvolgimento in un progetto di apertura di una miniera di carbone in Australia.

In ogni Paese, gli attivisti militano per i problemi locali. Ad esempio, i recenti incendi in California hanno spinto gli studenti ecologisti americani a manifestare per il clima. Ritengono di dover agire per far sì che la Terra non soffra degli effetti nefasti futuri del riscaldamento climatico. È per questo che si mobilitano per non lasciare ai dirigenti la possibilità di “rovinare” il pianeta.

Le azioni di Fridays for Future

I manifestanti organizzano scioperi scolastici per militare a favore della tutela dell’ambiente, da qui il nome “Fridays for Future”, che significa “Venerdì per il futuro”. I giovani preferiscono sostituire le lezioni del venerdì con queste manifestazioni che hanno lo scopo di sensibilizzare sul clima. Nell’estate del 2019, hanno organizzato incontri che hanno permesso loro di discutere sulle azioni da portare avanti.

Alcuni militanti adottano anche delle azioni più radicali. Nel febbraio del 2020, degli attivisti della versione francese di Youth for Climate hanno cercato di irrompere nella Société Générale per poi entrare nei locali francesi di BlackRock, una multinazionale americana. Infatti, da qualche tempo, questa società è criticata per il suo finanziamento alle energie fossili. I manifestanti hanno occupato la sede e hanno poi rovinato i locali.

Durante la crisi sanitaria, il movimento non è stato attivo a causa delle varie misure messe in atto per sradicare il Covid-19. Ma già a luglio 2020, Luisa Neubauer annunciava la ripresa del movimento per via del mancato sostegno dei governi. La pandemia non ha comunque impedito loro di riunirsi ancora il 18 e il 25 settembre scorsi con proteste che hanno avuto luogo in numerosi Paesi del mondo.

Inoltre, venerdì 25 settembre 2020, Greta Thunberg è riuscita a mobilitare numerosi giovani per manifestare davanti al parlamento svedese a Stoccolma. Sul suo cartello era scritto “Skolstrejk för klimatet” ovvero “sciopero scolastico per il clima” in svedese.

I risultati della lotta

Nel dicembre del 2018, Greta Thunberg presentava il suo progetto in occasione di un Ted Talk. Riusciva anche a mobilitare i dirigenti di fronte all’emergenza climatica in occasione della Cop24 in Polonia. Poi, in seguito a diverse azioni condotte in numerosi Paesi, Greta Thunberg è riuscita a partecipare ai meeting di numerosi dirigenti europei.

Nel settembre del 2019, Greta Thunberg si è presentata all’ONU, dove si è lamentata dell’inazione dei governi sul clima. In quest’occasione ha anche chiaramente spiegato ciò che dovrebbero fare per migliorare la situazione. In particolare, ha dichiarato: “Non dovrei essere qua, dovrei essere a scuola, dall’altra parte dell’oceano (…) Come osate? Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote. Ci sono persone che soffrono, persone che muoiono. […] Come osate guardare altrove e venire qui pretendendo di dire che state facendo abbastanza?”.

Oltre a ciò, ha anche denunciato l’“inazione climatica” con altri quindici giovani. Ritengono che la mancanza di azioni contro l’inquinamento sia una “violazione della Convenzione dell’ONU sui diritti dell’infanzia”.

Ad agosto 2020, Greta Thunberg, Luisa Neubauer, Anuna de Wever e Adélaïde Charlier hanno incontrato Angela Merkel, la cancelliera tedesca. In questa occasione, Angela Merkel ha dichiarato di aver preso piena consapevolezza del problema ma di dover anche “tenere conto della complessità della situazione”. Tuttavia, ha comunque affermato che avrebbe assicurato, durante la sua presidenza, la tutela del clima.

In sintesi

I giovani attivisti del movimento Fridays for Future sono la generazione del domani. Attraverso questo movimento, sperano di far smuovere le cose e risvegliare i dirigenti. Ma malgrado il fatto che personalità conosciute come Greta Thunberg siano ascoltate e comprese, i cambiamenti sono piccoli.

In occasione dell’Accordo di Parigi, gli Stati devono pubblicare i loro piani sul clima entro la fine dell’anno 2020. Ma solamente tredici Paesi hanno presentato i loro programmi. Tuttavia, Boris Johnson, primo ministro britannico, ha dichiarato di voler organizzare un summit sul clima con l’ONU e vari capi di Stato a dicembre.

Resta da scoprire se il cambiamento che i giovani attivisti desiderano si concretizzerà in futuro.

Fonte foto: Omer Messinger/Getty Images

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