Reprise des manifestations à Mong Kok, dans la banlieue de Kowloon à Hong Kong le 29 février 2020.

Hong Kong: la libertà a che prezzo?

Tradotto da Valeria Riccardo, riletto da Lorena Papini

Da giugno 2019, la popolazione di Hong Kong aspira ad un cambiamento all’interno del Paese. È da diversi mesi che gli Hongkonghesi manifestano a favore di uno stato democratico che permetta il suffragio universale. Hong Kong è un territorio parzialmente autonomo: il Paese ha una propria moneta, gode di una costituzione specifica e di proprie squadre nazionali. Questo statuto di semi-autonomia dovrebbe mantenersi fino al 2047. Tuttavia, i manifestanti accusano il governo cinese di voler anticipare questa data e di esercitare una ingerenza economica, politica e governativa. In questo articolo vedremo come, dopo più di un anno, Hong Kong si invischia poco a poco in una crisi che la porta ad affondare nell’instabilità politica.

La genesi degli avvenimenti

Le tensioni tra la popolazione di Hong Kong e il governo cinese sono cominciate a crescere a partire dal mese di aprile nel 2019. È proprio in questa data che i cittadini di Hong Kong hanno iniziato ad occupare le piazze rivendicando modifiche ad un progetto di legge controverso. Quest’ultimo aveva come obiettivo quello di autorizzare le estradizioni verso la Cina continentale in modo tale da processare lì gli estradati. All’inizio del mese di giugno, le manifestazioni si intensificano, così viene organizzata la repressione, la quale viene messa in atto dopo tre mesi: la polizia risponde con manganelli e gas lacrimogeni.

In aggiunta, bande armate chiamate “Triade” attaccano i manifestanti. Secondo i cittadini, sono dei sostenitori della polizia.

Ad agosto 2019, i manifestanti occupano le strade, bloccano i trasporti pubblici e organizzano uno sciopero generale. Inoltre, scendono in piazza in giornate simboliche: il 28 settembre 2019 si sono radunati il giorno dopo il quinto anniversario del movimento degli Ombrelli. In seguito, durante la giornata nazionale della Repubblica Popolare Cinese, il primo ottobre 2019, si sono svolte manifestazioni pro e anti-Pechino su tutto il territorio.

Dopo un mese, gli scontri tra manifestanti e polizia aumentano e si intensifica la violenza. Le manifestazioni cominciano a espandersi su tutto il territorio e la polizia apre il fuoco. Kong Wing-Cheung, il portavoce della polizia di Hong Kong, dichiara che “lo stato di diritto a Hong Kong è stato spinto fino a crollare totalmente”. La situazione a Hong Kong raggiunge un punto di non-ritorno.

Manifestations à Hong Kong - 22 septembre 2020

Source : https://www.instagram.com/p/CFbjyk2lLpI/

2020, un anno di alta tensione

Nel 2020 i cittadini di Hong Kong non demordono. Già da Capodanno, le manifestazioni continuano. In totale, il primo gennaio si sono radunati un milione di hongkonghesi, numero che rappresenta un record dall’inizio delle manifestazioni. Nel 2020, il covid-19 entra in scena, provocando un arresto delle proteste. Tuttavia, a febbraio 2020, gli hongkonghesi scendono nuovamente in piazza e la polizia risponde con una severa repressione. Vengono utilizzati gas lacrimogeni e spray al peperoncino per respingere i manifestanti. A maggio 2020, la contestazione riprende intensificandosi. Ma un mese più tardi, l’esecutivo di Hong Kong prende una decisione che rappresenta, per la città, la svolta maggiore: il 30 giugno, la commissione permanente dell’Assemblea Nazionale Popolare Cinese (ANP) adotta la legge sulla “sicurezza nazionale”. Questo provvedimento permette l’ergastolo per quei crimini che mettono in pericolo la sicurezza dello stato, come la secessione, la sovversione, il terrorismo e l’ingerenza di forze straniere. Molteplici figure della contestazione ne pagano il prezzo.

Durante l’estate la repressione continua. Gli hongkonghesi non possono migrare. Il 23 agosto, 12 manifestanti che fuggono in barca verso Taiwan vengono intercettati dalla guardia costiera cinese. Il 6 settembre, 300 manifestanti vengono fermati dopo il raduno che contesta la decisione di rinviare le elezioni, inizialmente programmate per svolgersi quel giorno. Ma Carrie Lam, Primo Ministro dell’esecutivo, ha annunciato nel mese di luglio il loro rinvio a causa del coronavirus. Questa decisione ha ravvivato la collera dei manifestanti, che hanno trovato questa scelta ingiusta. Successivamente in occasione della festa nazionale, hanno luogo 60 interrogatori e decine di arresti. Infatti, dopo l’entrata in vigore della nuova legge, i cittadini di Hong Kong non possono più esprimersi liberamente.

Reprise des manifestations à Mong Kok, dans la banlieue de Kowloon à Hong Kong le 29 février 2020.

Source : https://www.instagram.com/p/CFZRPtHHink/

Figure dell’opposizione perseguitate dal governo

Il 10 agosto 2020, Jimmy Lai, capo della stampa militante per la democrazia, viene arrestato. Il governo di Hong Kong sospetta “ingerenza con forze straniere” e “frode”. Il magnate, dirigente del gruppo Next Digital, è accusato dal movimento degli Ombrelli, nel 2014, di essere un traditore a causa delle sue prese di posizione pro-democrazia, e dunque di essere a favore della libertà di stampa. Sarà rilasciato il giorno successivo.

Successivamente, i due creatori del vecchio partito democratico Demosisto, sciolto il 3 giugno 2020 in seguito al provvedimento sulla sicurezza nazionale, vengono arrestati. Agnès Chow, figura emblematica del movimento pro democrazia, è innanzitutto accusata di “incitazione alla secessione” e di “terrorismo”. Anche lei verrà rilasciato il giorno dopo.

In seguito, il 24 settembre 2020, Joshua Wong, figura dell’opposizione, è arrestato per la sua partecipazione ad una manifestazione avvenuta nel 2019. è accusato di “raduno illegale” e di trasgressione di una legge anti-maschere. Successivamente è rilasciato su cauzione ma non può lasciare il Paese senza motivazione. Dalle elezioni locali di ottobre 2019, il giovane ha conquistato una grande popolarità, ciò dimostra il trionfo dei movimenti pro-democrazia. Esattamente come Agnès Chow, Joshua Wong è attivo dal movimento degli Ombrelli, dove già combatteva a favore della democrazia.

Le reazioni della comunità internazionale

L’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) e l’Unione Europea (UE)

Da agosto 2019, la situazione dei manifestanti a Hong Kong ha turbato l’ONU, la quale ha richiamato le autorità cinesi e i cittadini di Hong Kong incitandoli a dialogare. Per l’ONU, gli hongkonghesi hanno il diritto di manifestare senza che venga attuata una repressione. Nel frattempo, nessun Paese ha reagito alla situazione che si è sviluppata. Il mondo politico si indigna solo a giugno 2020, dopo l’emanazione della legge sulla sicurezza nazionale che reprime la secessione e la contestazione.

Da parte dell’UE, i 27 Stati Membri condannano la decisione di Pechino. Il 13 luglio 2020, l’UE dichiara che verranno attuate delle misure di sostegno per Hong Kong. Il ministro tedesco raccomanda di sviluppare vie preferenziali per gli Hongkonghesi che entrano in Europea. Effettivamente,l’UE agevolerà visti e borse di studio, e verranno favoriti gli scambi universitari con la popolazione di Hong Kong.

Alla fine di luglio 2020, l’UE comincia a limitare le esportazioni di apparecchiatura tecnologica e armi a Hong Kong, in quanto potrebbero essere utilizzate per sorvegliare e reprimere i manifestanti. Pechino disapprova queste misure, e Wang Wenbin, il portavoce della diplomazia cinese, dichiara che “violano le regole fondamentali del diritto internazionale”. Successivamente, l’Alto rappresentante dell’Unione Europa, Josep Borell, ha denunciato l’uso della legge in vigore per “soffocare la libertà di espressione”. Durante una riunione dei dirigenti dell’UE con la Cina, l’UE si dichiara turbata in relazione alla situazione di Hong Kong, che peggiora. Tramite la legge sulla sicurezza nazionale, è evidente che sia in atto un deterioramento del rispetto dei diritti dell’uomo.

I “Five Eyes”

Washington prende delle misure radicali. A partire da giugno 2020, Hong Kong non è più sotto un regime economico preferenziale. Gli USA non vogliono più esportare equipaggiamenti e tecnologia, temendo che possano finire a Pechino. E’ utile ricordare che in quel periodo tra gli USA e Pechino c’erano delle tensioni a causa dell’applicazione Tiktok. Ad agosto 2020, Washington ha sanzionato undici dirigenti hongkonghesi (tra cui Carrie Lam) come ripicca nei confronti della legge sulla sicurezza nazionale. Successivamente, alla fine di settembre 2020, Washington ha deciso di rendere i cittadini di Hong Kong rifugiati con status prioritario in risposta al clima politico dell’isola. Da parte del Regno Unito, il Paese critica l’accordo che Pechino doveva rispettare: ovvero lasciare che Hong Kong rimanga un Paese indipendente. Tutto ciò che sta avvenendo ha comportato una maggiore flessibilità nelle politiche migratorie britanniche.

Infatti, il governo britannico vuole concedere l’asilo politico agli hongkonghesi a seguito del provvedimento sulla sicurezza nazionale che Pechino vuole imporre a Hong Kong. Questa possibilità offerta da Boris Johnson mostra che il Regno Unito affronta Pechino per difendere Hong Kong. Questa scelta è un paradosso, dato che uno dei punti principali della campagna di Boris Johnson era di limitare l’immigrazione. Paesi come l’Australia, la Nuova Zelanda e il Canada si aggregano al Regno Unito nel sostenere la popolazione hongkonghese. Ad esempio, il Canada ha sospeso il suo trattato di estradizione con Hong Kong e ha bloccato le esportazioni di equipaggiamento militare “sensibile”, esattamente come il governo britannico, che ha messo l’embargo per Hong Kong. In risposta a queste misure, Pechino ha sospeso gli accordi di estradizione tra Hong Kong e tre dei Paesi dei “Cinque Occhi” (Australia, Canada e Regno Unito).

Conclusione

A seguito delle decisioni prese dalla Cina, la situazione a Hong Kong rischia di non migliorare, Carrie Lam, capo dell’esecutivo, ha accolto con favore la nuova legge sulla sicurezza nazionale. Per lei, questo provvedimento porterà la pace nel Paese. Ma dopo la sua entrata in vigore, i manifestanti non possono più postare slogan pro-democrazia né esprimersi liberamente. Inoltre, molti cittadini di Hong Kong sono partiti per trovare rifugio a Taiwan, UK e negli USA.

Tuttavia, questa legge potrebbe rivelarsi utile per alcuni. Tokyo, infatti, si augura che possa attirare investitori che erano a Hong Kong, cioè dalla parte cinese. La legge sulla sicurezza nazionale è quindi un buon mezzo per permettere alla città di Tokyo di divenire un centro finanziario globale, dato che Hong Kong rischia di diventare una megalopoli cinese, e di perdere la propria indipendenza.

In totale, negli ultimi 16 mesi, il numero delle persone arrestate a Hong Kong tocca i 10 000. Resta da vedere se la popolazione di Hong Kong continuerà a lottare per i propri ideali nei prossimi mesi.

Source photos : @stewiii_ / @andyknives

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