Iran: i sequestri dei Guardiani della Rivoluzione

Tradotto da Valeria Riccardo, riletto da Lorena Papini

Imprigionata in Iran da giugno 2019, sabato 3 ottobre 2020 l’antropologa e ricercatrice franco-iraniana Fariba Adelkhah ha ottenuto la libertà condizionale. Da questo momento agli arresti domiciliari a Teheran e sottoposta al controllo di un braccialetto elettronico, la detenuta ha potuto finalmente rivedere la sua famiglia. Il suo avvocato Said Dehghan spera che la libertà temporanea divenga definitiva. Ma Fariba Adelkhah non è l’unica a trovarsi in una situazione delicata. Da diverso tempo, l’Iran sta attuando una serie di sequestri di cittadini con doppia nazionalità, iraniana e straniera, e di stranieri. Cosa avviene dunque tra il Mar Caspio, il golfo Persico e il golfo dell’Oman?

L’incubo di Fariba Adelkhah e di Roland Marchal, entrambi ricercatori del CERI (Centre de Recherches Internationales de Sciences Po), inizia il 5 giugno 2019. Proprio in quella data Fariba Adelkhak viene arrestata presso il suo domicilio a Teheran dall’intelligence di un gruppo chiamato “Guardiani della Rivoluzione”. L’antropologa si trovava in Iran per le sue ricerche. Lo stesso giorno, il suo collega Roland Marchal che era andato a trovarla, viene acciuffato all’aeroporto di Teheran. Gli arresti vengono confermati soltanto il 16 luglio 2019.

All’origine vi è un’accusa di spionaggio, i detenuti rischiano la pena capitale. Il capo d’accusa viene finalmente abbandonato il 6 gennaio 2020. Fariba, tuttavia, viene condannata il 16 maggio 2020 a sei anni di carcere per «collusione finalizzata ad attentare alla sicurezza nazionale» e di “propaganda contro il sistema politico della Repubblica Islamica”. Per Roland Marchal invece viene mantenuto soltanto quest’ultimo capo di accusa.

L’aumento della mobilitazione di Science Po e delle autorità francesi

Con l’annuncio degli arresti, è iniziata la mobilitazione per liberare i due ricercatori ingiustamente trattenuti. Science Po, tramite l’istituzione di un comitato di supporto, si è associato al MEAE (Centro di crisi e supporto del ministero dell’Europea e degli Affari Esteri) e al CNRS (Centro Nazionale di Ricerca Scientifica), per ingaggiare un esperto avvocato iraniano che si occupi della questione: Said Dehghna. Sciences Po ha anche aumentato gli eventi pubblici di supporto. Una prima manifestazione si è svolta a Parigi l’11 febbraio 2020, poi si è tenuto un secondo raduno il 3 marzo 2020 davanti all’edificio dell’università. Oltretutto, sulla facciata del municipio di Parigi è stato affisso un ritratto di Fariba. Il 25 aprile, per il suo compleanno, diverse personalità politiche si sono unite a Frédéric Mion, direttore di Sciences Po, per scriverle un biglietto di auguri. È possibile trovarlo sulla pagina Facebook dell’università.

Dopo il verdetto del processo di Fariba, il 5 giugno 2019 Olivier Duhamel, presidente della Fondazione Nazionale di Scienze Politique, e Frédéric Mion, hanno redatto una lettera per il triste anniversario dell’arresto dei due colleghi ricercatori.

“Più che mai dobbiamo continuare a sforzarci, a sostenere la nostra collega e amica nella sua lotta e a chiedere la sua immediata scarcerazione” scrivono in questa lettera toccante, che descrive parzialmente le condizioni di detenzione della ricercatrice.

Inoltre, si viene a sapere che la prigioniera politica offre corsi di francese agli altri detenuti, ed è diventata la responsabile della biblioteca della prigione. La lettera ribadisce anche il sostegno delle città di Parigi e di Strasburgo, nelle quali Fariba ha studiato. A queste azioni si aggiunge un video che richiede la liberazione di Fariba e degli altri ostaggi ingiustamente imprigionati, realizzato da Madame Shirin Ebadi, primo giudice donna in Iran e vincitrice del premio Nobel per la pace nel 2003.

Eppure, il governo iraniano non ha ceduto alle pressioni, anche a quelle arrivate dal Presidente della Repubblica francese. Quest’ultimo ha infatti dichiarato in un tweet del 5 giugno 2020 “è passato un anno da quando Fariba Adelkhah è stata arbitrariamente arrestata in Iran. È inaccettabile che sia ancora in carcere. Il mio messaggio alle autorità iraniane: la giustizia ordina che la nostra compatriota venga scarcerata immediatamente”.

L’Iran non riconosce il principio della doppia nazionalità. Per questa motivazione viaggiare in Iran rappresenta un rischio per coloro che la possiedono. Infatti, poiché il Paese li considera solo come iraniani, è impossibile assicurare loro l’accesso ai servizi consolari. Il governo iraniano li tratta esclusivamente come soggetti propri e si arroga così il diritto di arrestarli, di interrogarli e di detenerli in maniera del tutto arbitraria. Considera l’intervento delle forze straniere che reclamano la liberazione dei loro cittadini come ingerenze inaccettabili.

(Immagine postata sulla pagina Facebook della città di Parigi il 5 giugno 2020, dopo l’affissione del ritratto di Fariba Adelkhah sul piazzale dell’Hotel de Ville)

Nel frattempo, nella prigione iraniana d’Evin

Fariba ha rifiutato categoricamente tutte le proposte di libertà condizionata relative all’interruzione delle sue ricerche. Come prigioniera scientifica, Fariba si batte anche per la libertà della scienza e la protezione della professione del ricercatore. Il suo comitato di supporto sottolinea che “la libertà scientifica è una condizione necessaria alla democrazia che caratterizza le nostre società, così come la libertà di stampa, di associazione, di iniziativa, di difesa e tutte le altre libertà pubbliche”. Ciò che si pretende, dunque, è una liberazione incondizionata della ricercatrice, così che possa recuperare i suoi appunti e il suo computer.

Per protestare, il 24 dicembre 2019 Fariba ha iniziato uno sciopero della fame. Nell’iniziativa è stata accompagnata da Kylie Moore-Gilbert, ricercatrice australo-britannica esperta in studi islamici, arrestata nel 2018 a causa di accuse false e condannata a dieci anni di prigione. Il loro sciopero della fame è durato 49 giorni ed ha considerevolmente indebolito l’antropologa di 61 anni, che già soffre di una malattia ai reni (senza dimenticare la pandemia di Covid-19).

Dall’altro lato, Roland Marchal ha ottenuto la scarcerazione. Specialista dell’Africa sub-sahariana e cittadino di nazionalità unicamente francese, il ricercatore ha potuto mettersi in contatto con il consolato francese a Teheran. È stato liberato il 20 marzo 2020 nel contesto di uno scambio di prigionieri. L’altro prigioniero coinvolto si chiamava Jalal Rohollahnejad, ingegnere iraniano arrestato a Nizza il 2 febbraio 2019. Era stato accusato dagli Stati Uniti di aver tentato di esportare materiale tecnologico (sistemi industriali a microonde e sistemi anti-droni, che potevano facilmente essere convertiti in armi). Questa azione rappresenta una violazione delle sanzioni americane contro l’Iran. Gli organi giudiziari statunitensi avevano richiesto l’estradizione dell’ingegnere, che oltretutto la Francia aveva accettato. Alla fine, è stato scambiato per rimpatriare Roland Marchal.

Le vere motivazioni dietro gli arresti

Il comitato di supporto ne identifica una serie: “Sono stati arrestati a causa della loro attività, soprattutto per le pubblicazioni da ricercatori e in quanto ricercatori. Prigionieri scientifici, arrestati, negoziati, condannati per ragioni politiche proprie all’Iran: nell’ambito degli accordi interni dei Guardiani della Rivoluzione che hanno preso la decisione discrezionale; per mettere pressione al governo del presidente Rohani e contribuire alla distruzione dell’accordo nucleare del 2015, assieme all’amministrazione Trump, sulla logica dell’inimicizia reciproca; per prevenire l’imminente successione della Guida della Rivoluzione; per interferire con la mediazione del presidente Macron tra Stati Uniti e Iran; per ottenere la liberazione dei propri cittadini in terra straniera arrestati in Europa e negli USA; o per stupidità semplicemente, a causa della pura ignoranza in merito all’attività del ricercatore di scienze sociali. Potrebbe essere qualsiasi, perché nessuna motivazione esclude l’altra.”

Il video di Shirin Ebadi che è stato precedentemente menzionato è molto istruttivo. “Fariba Adelkhah è un ostaggio del governo iraniano” ha dichiarato in questa occasione.

“Non ha commesso alcun crimine. Il processo che le è stato fatto è ingiusto.” ha denunciato.

Infatti, durante i primi mesi di detenzione, alla prigioniera era stato negato il diritto di avere un avvocato. Inoltre, ciò che è avvenuto durante il processo non è molto chiaro, aggiungendo poi mesi di interrogatori difficili con l’uso tortura e delle condizioni di detenzioni deplorevoli. “Questo scenario è ben conosciuto in Iran” prosegue la Ebadi, “il governo iraniano sfrutta coloro che hanno la doppia nazionalità per raggiungere i propri fini politici, sequestrandoli.” La signora Ebadi arriva a sottolineare tutto ciò che è sbagliato nell’approccio iraniano. Ad esempio, il fatto che Roland Marchal sia stato utilizzato per ottenere lo scambio con un altro prigioniero e non sia rimasto in prigione dimostra perfettamente che il governo iraniano stesso non era convinto della sua colpevolezza, “perché se avessero seguito la legge, non avrebbero dovuto liberare un colpevole”. Per Shirin Ebadi, il sequestro non è che una manovra che l’Iran utilizza per ottenere la liberazione dei propri prigionieri e ricevere del denaro.

“Mi auguro che Adelkhah venga liberata e come lei tutti gli altri prigionieri politici, d’opinione e soprattutto chi è ostaggio di questo governo” ha infine concluso la Ebaldi con calma.

Secondo le parole del premio nobel della pace, un centinaio di persone, o anche di più, sarebbero detenute dalle autorità iraniane in modo arbitrario. Infatti, Fariba Adelkhah e Roland Marchal non sono gli unici ad essere stati arrestati senza alcun motivo apparente. Abbiamo già citato il caso di Kylie Moore Gilbert.

Anche una certa Nazanin Zaghari-Ratcliffe è stata privata della libertà. Con origini irano-britanniche, Zaghari-Ratcliffe è stata arrestata con sua figlia nell’aprile 2016 durante una visita alla sua famiglia. Accusata di aver tentato di rovesciare il regime, è stata condannata a cinque anni di carcere. Dopo aver scontato quattro anni della sua pena, a Settembre 2020 è stata accusata di un altro reato. Il vero motivo dell’arresto sarebbe il tentativo di pressione sul governo britannico in merito ad un antico debito di 400 milioni di libri che Teheran aveva dato nel 1979 al Regno Unito per acquistare dei carri armati mai consegnati. L’Iran cercherebbe dunque di ottenere una somma di denaro importante per scarcerare Zaghari Ratcliffe, il che per definizione la rende un ostaggio a tutti gli effetti.

È impossibile negare che le relazioni internazionali tra Iran e altri Paesi siano tormentate, soprattutto con gli USA. La firma dell’accordo di Vienna sul nucleare iraniano il 15 luglio 2015 da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’Unione Europea e l’Iran aveva permesso di placare queste tensioni. Ma dopo il ritiro unilaterale dall’accordo da parte degli USA l’8 maggio 2018, che ha avuto come conseguenza importanti sanzioni economiche nei confronti dell’Iran, le relazioni tra il Paese e il resto del mondo sono tornate conflittuali. La decisione di Donald Trump è stata oltretutto fortemente criticata dagli altri firmatari. Il presidente francese Macron aveva dunque assunto il ruolo di mediatore. Negoziando assieme all’Iran per convincere il Paese a continuare a rispettare gli obblighi, e d’altra parte tentando di ottenere un alleggerimento di sanzioni da parte degli USA, il presidente francese si era attivato per salvare l’accordo sul nucleare iraniano. Dopo la detenzione abusiva di una cittadina francese dai Guardiani della Rivoluzione, questo ruolo sembra essere diventato più complicato.

Chi sono i Guardiani della Rivoluzione?

I Guardiani della rivoluzione, chiamati anche “Pasdarans”, sono un gruppo indipendente dall’esercito iraniano. Si tratta di un gruppo armato, detto paramilitare, di circa 125 000 uomini. Possiede una sua propria divisione di terra, l’aeronautica, una marina e un servizio d’intelligence.

Il gruppo è nato qualche mese dopo la Rivoluzione islamica del 1979. Lo ayatollah Khomeini, temeva un colpo di stato ad opera dell’esercito, li ha concepiti come un contropotere. Sono controllati dalla “Guida Suprema”, un’autorità creata dalla nuova costituzione, e la loro missione è di prevenire le minacce interne ed esterne del Paese. La loro influenza e la loro popolarità non hanno cessato di aumentare, in particolar modo durante la guerra tra Iran e Iraq. Successivamente hanno giocato un ruolo fondamentale durante la primavera araba, soprattutto per il sostegno dato al regime di Assad in Siria, o ancora con interventi in Libano e in Iraq.

Dal punto di vista americano, si tratterebbe in realtà di un gruppo terroristico. Sono stati accusati di aver orchestrato alcuni omicidi all’estero, di sostenere i Talebani in Afghanistan e Hamas e la Jihad Islamica in Israele. Inoltre, la loro crescente popolarità ha permesso loro di infiltrarsi nel tessuto finanziario del Paese. Controllerebbero oggi tra il 20% e il 40% dell’economia iraniana. In aggiunta, sono gli autori di numerosi arresti ingiustificati di stranieri o cittadini con doppia nazionalità che soggiornavano in Iran. Possiamo spiegare le condanne evidenziando che le autorità giudiziarie iraniane sono sottomesse ai Guardiani della Rivoluzione, il che lascia intravedere un sistema legale arbitrario e ricco di lacune.

 

Corpo della Guardia di rivoluzione islamica (fonte : Wikipédia)

Ora come ora possiamo solo indignarci davanti al calvario che le vittime innocenti degli arresti sopportano, presi tra due fuochi, trasformati in oggetti di trattative politiche, privati della loro libertà e derubati del loro tempo. Non possiamo che reclamare che i detenuti vengano rilasciati il prima possibile, e ricordare, come fa il comitato di Supporto per Fariba Adlkhah, che la loro battaglia è la nostra.

Fonti

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