Iran: le famiglie delle vittime dei massacri del 1988 chiedono giustizia all’ONU

TRADOTTO DA CLAIRE SIRITO-OLIVIER E RILETTO DA GIULIA STROZZI

A Ginevra si svolgeva la scorsa settimana un «tribunale cittadino» per giudicare gli autori del massacro di 30 000 prigionieri politici nel 1988 in Iran. Le famiglie e una decina di testimoni, affiancati da numerosi giuristi internazionali e difensori dei diritti dell’uomo, hanno chiesto alle Nazioni-Unite di creare une commissione d’inchiesta su un tema d’attualità scottante in Iran.

Dopo la rivolta popolare che ha infiammato le città iraniane a inizio gennaio, migliaia di manifestanti sono stati arrestati. Il timore di nuovi massacri non è da escludere. Dodici detenuti sono già morti sotto tortura e numerose famiglie non hanno notizie dei loro cari. Le autorità giudiziarie islamiste hanno promesso delle “punizioni severe per i nemici di Dio.”.

Per i partecipanti all’iniziativa organizzata dal comitato «Giustizia per le vittime del massacro del 1988 in Iran» (GVMI), basato a Londra, l’impunità del regime in questo crimine di grande portata non farà che incoraggiare le autorità alla recidiva.

Condotto dall’eminente giurista britannica Kirsty Brimelow, Presidente del Comitato dei diritti dell’uomo all’Ordine degli avvocati d’Inghilterra e del Galles, il tribunale cittadina ha emesso il suo giudizio al termine della giornata di udienza del 1° febbraio. Ha considerato che la tragedia del 1988 costituisce proprio un “crimine contro l’umanità imprescrittibile” e che i suoi autori devono essere giudicati da una giurisdizione internazionale competente incaricata dall’ONU.

«Serve un tribunale speciale per mettere fine all’impunità »

Una testimone, Sig.ra Sima Mirza’i, ha spiegato il dramma che la sua famiglia ha attraversato dopo la perdita di 14 cari, giustiziati o uccisi sotto tortura dal 1981 al 1988. Le sofferenze e le umiliazioni incommensurabili patite dai suoi genitori che dovevano andare a recuperare ogni settimana gli oggetti appartenuti a uno dei loro bimbi giustiziati, senza potere recuperarne il corpo. Cinque fratelli e sorelle, liceali o studenti, sono morti nel massacro del 1988 : Mostafa, 16 anni, Massoumeh, 18 anni, Khadijeh, 22 anni, Marzieh, Hossein, 26 anni.

« Queste esecuzioni d’innocenti sono veramente un crimine contro l’umanità. I membri della “commissione della morte” devono essere tradotti in giustizia. Una sola e semplice domanda deve essere loro posta : perché ? Perché avete ucciso così tanti prigionieri ? Perché non rivelare l’indirizzo delle fosse comuni ?” si chiede, incredula la Sign.ra Sima Mirza’i.

Jean Ziegler, vicepresidente del comitato consultativo degli uniti, è intervenuto davanti alla giurisdizione cittadina. “Questa impunità deve cessare, ha fortemente affermato. È il Consiglio dei diritti dell’uomo che deve istaurare una commissione d’inchiesta sui massacri dell’88 e sui massacri seguenti. Ci serve un tribunale speciale per mettere fine a questa impunità che è una vergogna per l’umanità”.

« La Storia vi condannerà »

Nella sua funesta Fatwa, Khomeiny, fondatore del regime islamista e degno precursore di Daech, aveva enunciato l’ordine del massacro con un’estrema crudeltà: “Poiché questi traditori di Monafeghine (Ipocriti, termine peggiorativo utilizzato dal regime per designare i membri dell’Organizzazione dei Mujaheddin del Popolo iraniano, il principale movimento d’opposizione) non credono nell’Islam, che quel che dicono è menzogna e ipocrisia, che i loro dirigenti hanno ammesso di essere dei rinnegati, che sono in guerra contro Dio… è decretato che coloro che sono incarcerati nel paese e che mantengono fermamente il loro sostegno ai Monafeghine sono in guerra contro Dio e sono condannati a essere giustiziati. Annientate immediatamente i nemici dell’Islam. ».

Il 9 agosto 2016, un documento confidenziale registrato sull’audiocassetta di una riunione tenutasi il 15 agosto 1988 tra l’ayatollah Montazeri, ex erede di Khomeiny, e dei membri del ministero iraniano della Giustizia e dei Servizi, è stato reso pubblico dopo 28 anni di segreto. Montazeri recusava il massacro e criticava duramente i suoi autori: “voi state per commettere il più grande dei crimini sotto la Repubblica islamica per il quale la storia ci condannerà. Nel futuro, i vostri nomi saranno iscritti negli annali della storia come dei criminali.”

Il tribunale cittadino, promosso da quattro organizzazioni non governative con statuto consultativo all’ONU, ha chiesto alle autorità dell’ONU di intervenire rapidamente per lanciare una commissione d’inchiesta sul dramma del 1988 e le recenti violenze contro i manifestanti imprigionati in Iran.

Foto di copertina : Sima Mirzaei, Ginevra, Svizzera, 01/02/2018 – Civil society hearing into the 1988 massacre in Iran held at Geneva Press club. TheÊTestimony by six witnesses : ÊSima Mirzaei, was at the first part of this Hearing. The Media Express

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