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La diversità nel Cinema: realtà o finzione?

Tradotto da Agnese Biliotti, riletto da Lorena Papini

Da un po’ di tempo, un vento di cambiamento soffia sul cinema americano: si tratta del tema della diversità nelle produzioni hollywoodiane. Queste rispondono alle richieste delle minoranze afroamericane, ispaniche e asiatiche che non si sentono rappresentate sul grande schermo. Grazie a diversi mezzi messi in atto da queste produzioni, Hollywood cerca di dar prova di inclusione lasciando spazio alle minoranze negli studi cinematografici.

Ma il cinema americano valorizza davvero le minoranze? Questa iniziativa è ben riuscita? Possiamo dire che la diversità ha il suo spazio sul grande schermo? In questo articolo vedremo se questo tentativo di Hollywood è realmente portato avanti…

Quando nasce questo appello alla diversità?

Nel cinema, la necessità di rappresentazione delle minoranze etniche non è recente. Infatti, il celebre regista Spike Lee, nel 2015 si lamentava del fatto che le minoranze (afroamericane) non avessero grande spazio negli studi più importanti: “So che avremo fatto un grande passo avanti quando una persona [ndr, una persona afroamericana] avrà la possibilità di esprimersi. Non decidiamo ciò che verrà prodotto e ciò che non lo sarà. Non siamo inclusi nelle decisioni”.

All’epoca, Vanessa Morrison è una delle poche donne afroamericane produttrici. Difatti, è presidente della divisione animazione del celebre studio 20th Century Fox Film. Nel 2016, Channing Dungey diventa direttrice del gruppo americano ABC, guadagnando così il titolo di prima donna afroamericana ad essere a capo di un gruppo audiovisivo di queste dimensioni. È importante sottolineare quanto sia raro che una persona proveniente da una minoranza etnica riesca a far parte di grandi produzioni hollywoodiane.

Poi nel 2016, la lista dei nominati agli Oscar rappresenta la goccia che fa traboccare il vaso. April Reign, attivista afroamericana, dà vita all’hashtag #OscarsSoWhite. Numerosi attori afroamericani rendono l’hashtag popolare, criticando la mancanza di nomine di attori, registi e lavoratori precari dello spettacolo afroamericani. Per calmare le acque, l’Academy dichiara che farà di tutto per diversificare la sua organizzazione. Alcuni criticano anche la scelta di alcuni attori nelle grandi produzioni americane, definendo il fenomeno col termine “white washing”. Per esempio, nel 2017, l’attrice Scarlett Johansson riceve le critiche della comunità asiatica per aver ottenuto il ruolo della protagonista asiatica nel film adattamento del manga Ghost in the Shell.

Il cambiamento è iniziato

Il 2018 segna un punto di svolta nel cinema. Black Panther, film prodotto dalla Marvel, esce al cinema. Ripercorre la storia del celebre eroe T’Challa che difende il suo trono del Wakanda contro un forte nemico. Questo film rivoluziona il cinema americano perché è la prima volta che un film di supereroi con un cast principalmente afroamericano prodotto dalla Marvel ottiene tale successo. Con milioni di incassi al botteghino, è il nono film con più successo nelle sale.

Cinéma, Black Panther, 2018

Il regista Jordan Peele porta un altro cambiamento nel cinema americano nel 2018 con Get Out dove mixa thriller e horror in un film che narra la storia di un afroamericano che, invitato dalla sua ragazza bianca a passare un weekend con la famiglia, scopre che i suoceri praticano esperimenti su persone nere. Grazie a questo film, diventa il primo afroamericano a vincere l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale nel 2018. In seguito, Jordan Peele dichiara il desiderio di voler mettere in luce gli afroamericani nei suoi film.

L’anno successivo, per rimediare allo scalpore del 2016, l’accademia degli Oscar fa le cose in grande. Due afroamericani ottengono il premio nella categoria “Miglior attore non protagonista”: Viola Davis per il ruolo in Fences e Mahershala Ali in Moonlight. Quest’ultimo, che tratta dell’identità e della sessualità di un giovane ragazzo di colore che cresce nella povertà, vince il premio come Miglior Film. Chris Rock, presentatore della cerimonia, non perde però l’occasione per condannare l’Academy. Febbraio 2020 segna la consacrazione di Boon-Jong Ho, che vince quattro premi tra cui quello di miglior film per Parasite. È il primo film straniero a vincere questo premio dell’Accademia ed è la prima volta per un lungo metraggio coreano.

Miglioramenti a metà…

A giugno 2020, l’Academy degli Oscar accoglie 819 membri nella sua organizzazione. Le promesse fatte nel 2016 per migliorare la diversità nell’istituzione sono state mantenute. La nuova lista dei membri mostra che il 33% dei 9000 membri sono donne contro il 25% nel 2015. Allo stesso modo, da quel momento il 19% dei membri dell’istituzione proviene da comunità etniche sottorappresentate al cinema (contro il 10% nel 2015). “Siamo molto fieri dei cambiamenti fatti, che superano il nostro piano iniziale di inclusività cominciato nel 2016. Ma riconosciamo che la strada è ancora lunga”, ha dichiarato Dawn Hudson, direttore generale dell’accademia.

Tuttavia, nel 2020, la mancanza di diversità nelle produzioni hollywoodiane continua ad essere un problema. Joaquin Phoenix, vincitore del BAFTA come miglior attore nel 2020, tiene un discorso molto serio sulla rappresentazione e la diversità nel cinema sottolineando i problemi di inclusione che caratterizzano l’industria. Malgrado qualche regista afroamericano, a volte davanti e dietro lo schermo, questo spazio resta di difficile accesso per loro. Tuttavia, ci sono delle eccezioni, come possiamo vedere nelle serie prodotte dai canali americani HBO o ABC.

Ne abbiamo un esempio in Issa Rae, che brilla nella serie Insecure: questa racconta le delusioni di Issa Dee, una trentenne in cerca della sua strada. Poi in Michaela Coel, con la sua toccante performance nella mini serie I may destroy you che tratta soprattutto dei temi del consenso, della violazione e della pressione nel mondo del lavoro. Ma anche in Shonda Rhimes, produttrice e regista di serie rinomate tra cui Grey’s Anatomy, Scandal e How to get away with murder.

Héroïnes des séries de Shonda Rhimes

Problemi che perdurano…

Hollywood continua ad avere questo problema di rappresentazione. Nel 2018, Crazy Rich Asians è il secondo film ad Hollywood con un casting 100% asiatico dopo 25 anni. Nel 2020, gli asiatici rappresentavano solo l’1% delle nomination agli Emmy Awards. Una diminuzione del 2% dopo 10 anni. Nancy Wang, professoressa di sociologia esperta di problemi di rappresentazione al cinema, ha analizzato il problema nel saggio Reel Inequality: Hollywood actors and racism.

Ha dichiarato che i direttori di casting accusano gli attori asiatici di non aver espressività, il che porta dunque a non ingaggiarli. La mancanza di attori americani di origine asiatica con una carriera affermata rafforzata dalla mancanza di rappresentazione sugli schermi, secondo lei, non rende interessante il mestiere di attore per gli asiatici. Ciò si traduce dunque in una grande mancanza di attori asiatici al cinema, nonostante alcuni successi come la serie Fresh off the Boat o il film Crazy Rich Asians. Inoltre, alcune serie con casting multietnico sono a volte ignorate dalle grandi cerimonie del cinema. Mindy Kaling, produttrice esecutiva della serie Never I Have Ever, ha tentato di dare una spiegazione.

Anche i latinoamericani sono sottorappresentati al cinema. Quest’anno, solo il 3% degli attori ispanici ha ottenuto nomine agli Emmy Awards. Inoltre, secondo uno studio dell’Università della California del Sud, su 1200 film girati nel 2019, solo il 4% di attori latinoamericani aveva un ruolo principale o secondario. Malgrado il grande successo della musica latina e di qualche serie su Netflix, i ruoli al cinema per la comunità ispanica restano sempre stereotipati (“l’ispanica di servizio”, il trafficante di droga, il macho). Inoltre, i film con casting latinoamericani fanno fatica a sedurre il grande pubblico.

Conclusione

Il movimento #MeToo ha amplificato le voci delle donne e delle minoranze mentre l’elezione di Donald Trump ha dato vita ad una conversazione più limpida sul razzismo e l’identità. Questo clima ha dato modo a numerose personalità del mondo del cinema di esprimersi sulla mancanza di rappresentazione al cinema. Tutti questi elementi portano alla seguente domanda: perché in una società multiculturale non tutte le etnie sono rappresentate al cinema? Per James Cohen, esperto in scienze politiche e autore di Spanglish America: Les Enjeux de la latinisation des États-Unis, “l’industria del cinema continua a non rappresentare la società. Ci sono indubbiamente pregiudizi persistenti tra coloro che prendono le decisioni ai piani alti”.

Questo dibattito sulla rappresentazione, la diversità e l’inclusione non si ferma però al cinema nordamericano. In Francia, a febbraio 2020, una tribuna nominata #BlackCesars è stata firmata da una trentina di attori. Questa tribuna denuncia la mancanza di diversità nel cinema francese sullo schermo. Inoltre, dieci anni prima, anche gli attori britannici originari dell’Asia orientale avevano criticato i ruoli stereotipati nei quali sono relegati. Anche se Hollywood fa degli sforzi, rimangono ancora delle disparità tra i vari gruppi etnici. E la strada è ancora lunga.

Fonti foto: Andrew H. Walker – Getty Images; Marvel; ABC; Warner Bros. Pictures

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