La politica migratoria svedese

Tradotto da Valeria Riccardo, riletto da Lorena Papini

La Svezia, come tutti i Paesi europei, ha affrontato dei flussi migratori. In più di cento anni, la Svezia ha sperimentato ondate in entrata e in uscita. In questi ultimi anni si è ritrovata principalmente come uno dei Paesi leader nell’immigrazione, accogliendo diverse migliaia di immigrati e rifugiati ogni anno. Nel 2015, ha ricevuto 163 000 richieste di asilo, diventando il Paese europeo con più domande. Ma come si spiega questa tendenza? Nel 2020, cinque anni dopo la crisi migratoria europea, la tendenza è rimasta uguale, e cosa ancora più importante: la politica è la stessa?

Se siete ferventi utilizzatori dell’applicazione di apprendimento linguistico Duolingo, avete sicuramente già visto questo annuncio: lo svedese è la lingua più ricercata sull’applicazione (perlopiù da rifugiati e migranti). Infatti, il numero di migranti è relativamente importante in Svezia, dato che è stato uno dei cinque Paesi con il tasso di migrazione netta più elevato nel 2018, insieme a Germania e Spagna.

Storicamente una politica di grande forza umanitaria

Storicamente terra d’emigrazione nel XIXesimo secolo, la Svezia diviene terra di immigrazione durante il ventesimo secolo, in particolar modo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Questa ripresa dell’immigrazione si è ripresentata negli anni 80 a causa delle guerre e degli scontri in corso in quel momento. Riceve rifugiati dall’Iraq, dall’Iran, ma anche dalla Jugoslavia. Il 2001 segna l’ingresso della Svezia nell’area Schengen, cosa che intensifica e facilita ancora le politiche migratorie fra Stati. La Svezia ha un ruolo di «superpotenza umanitaria». Dagli anni 70, la politica migratoria svedese non si basa sull’assimilazione, ma ha un approccio maggiormente multiculturale nel rispetto dell’identità dell’immigrato. Dunque, per i bambini, sono previsti corsi nella loro lingua madre.

Nel 2020, il 19 % della popolazione svedese è nata all’estero. Queste cifre testimoniano la multiculturalità del Paese. La Svezia, e i suoi vicini nordici, è vista dall’opinione pubblica come un Paese cosmopolita e tollerante, con un’attrazione egalitaria e rivolta verso le migrazioni. La Svezia offre ai migranti arrivati possibilità di lavoro che mantiene un tasso di disoccupazione per gli immigrati di solo il 20%.

L’infatuazione per la Svezia, scelta o costrizione?

La Svezia non è stata facile per tutti. Per alcuni dei nuovi arrivati, la Svezia non è emersa come un dato di fatto, ma piuttosto come un fenomeno pratico. Esistono diversi percorsi disponibili per entrare nel paese. Il sito web ufficiale del governo svedese elenca cinque motivi per cui qualcuno potrebbe migrare in Svezia. Ci sono ragioni più formali come l’invito delle università rivolto agli studenti, e l’immigrazione dei lavoratori. La Svezia utilizza l’immigrazione con la finalità di trovare manodopera qualificata, come avvenne dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando ci fu il primo picco di immigrazione. Migrare in Svezia potrebbe essere anche una decisione pratica legata al ricongiungimento familiare. Quando una persona migra, quest’ultimo viene preso in considerazione, esattamente come le coppie tra svedesi e immigrati. Infine, la richiesta di asilo di un rifugiato deve essere presa in considerazione e obbliga il paese ad esaminarla come previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sullo statuto dei rifugiati.

 

La decisione di migrare in Svezia può anche essere una scelta programmata. La Svezia è conosciuta per avere una politica generosa a livello economico e sociale. Questo spirito particolarmente umanitario attira coloro che migrano forzatamente e che sono alla ricerca di sicurezza ma anche di stabilità.

La crisi migratoria del 2015 e il cambiamento di politica

Il 2015 ha marchiato questo spirito. In questo periodo, la Svezia contava più di 10 000 arrivi al giorno. La cifra è enorme se comparata con la popolazione totale, che è di 10 milioni di abitanti.

Questo afflusso importante porta ad un cambiamento della politica migratoria svedese, avvicinandola alla politica europea. Il Primo Ministro afferma in un discorso che la Svezia non può più accogliere tutti questi rifugiati: bisogna porre un limite ai flussi. Nel 2016, la Svezia ristabilisce le frontiere soprattutto con la Danimarca, un luogo di passaggio strategico. La ricostruzione delle frontiere prevede la verifica delle carte di identità. I permessi di soggiorno permanenti sono rimpiazzati da permessi temporanei, e bisogna ormai aspettare diversi anni prima di poter accedere alla richiesta di asilo. I ricongiungimenti familiari sono stati anch’essi limitati. La politica di rimpatrio è stata rafforzata: i richiedenti asilo con domande rigettate sono espulsi nei loro Paesi di origine. Questa tendenza non risparmia né i minori non accompagnati, né le persone più anziane.

Come ha sottolineato Fanny Christou, ricercatrice dell’università di Lund in Svezia, questa incertezza causa può portare i più giovani a traumi e shock che potrebbero portare a tentare il suicidio. Queste nuove misure agiscono come incentivo a tornare indietro o a trovare un altro Paese rifugio. Questa nuova politica, prevista come temporanea, aveva la sua scadenza a luglio 2019, ma è stata prolungata fino a luglio 2021.

L’eco europea, la questione delle migrazioni e l’avanzata dell’estrema destra

uno degli effetti della crisi migratoria del 2015 che ha influenzato la politica svedese nel lungo termine è l’avanzata dell’estrema destra. Infatti, la crisi migratoria è stata utilizzata per propaganda elettorale. Il partito di estrema destra, che riunisce tre partiti nazionalisti e fermamente anti-immigrazione si ritrova ad essere la 3a forza politica del paese, ottenendo il 13 % dei voti nel 2014 e più del 17 % nel 2018. Le elezioni legislative del 2018 hanno avvalorato questa frattura politica presente sempre di più.

Il partito politico di estrema destra basa la propria argomentazione sulla mancanza di lavoro, a causa della disoccupazione che è attorno al 7 %. Ma si fonda anche su un aspetto finanziario. Il regno svedese fornisce ai richiedenti asilo che fanno domanda un reddito giornaliero di 71 corone (cioè 7,10 euro) per adulto. Inoltre, può offrire un alloggio gestito dal settore privato o dall’agenzia delle migrazioni, che può essere gratuito se il richiedente non ha risorse finanziare sufficienti. Infine, anche la sanità viene presa in considerazione: durante l’attesa relativa ad una decisione che riguarda la richiesta di asilo, il richiedente ha accesso a cure mediche e dentarie urgenti. Sono poi offerti anche dei corsi intensivi di svedese per facilitare l’integrazione dei nuovi arrivati. Gli immigrati costano così fino all’1 % del prodotto interno lordo svedese, come denuncia l’estrema destra.

Il caso svedese non è un caso a parte, l’estrema destra è ascesa anche negli altri Paesi europei. Le migrazioni così come la loro gestione rimangono una sfida importante in ogni Stato.

Il futuro: il patto europeo migrazione e asilo

Il nuovo patto asilo e migrazione deve annunciare una svolta nella politica migratoria europea. Questo cambiamento è attuato all’arrivo dei richiedenti asilo, momento in cui gli Stati possono scegliere fra l’accoglienza del rifugiato, lo studio della richiesta o il rimpatrio finanziato dallo Stato.

La difficoltà della Svezia è situata all’altezza di Malmö, città al sud della Svezia vicino la frontiera danese che vede un forte traffico di migrazioni. La risposta svedese di fronte al nuovo patto sarà dunque decisiva per la sua politica interna ma anche a livello europeo.

Fonti

  • CHRISTOU Fanny, La politique migratoire: vers la fin d’un modèle?, La Tribune, 23 mars 2019
  • JOAN Gaia, La Suède durcit sa politique migratoire, le Journal International, mardi 19 juin 2018
  • Site internet du royaume de Suède : Sweden and migration | sweden.se
  • Podcast Politique migratoire en Suède: la fin d’un modèle?, Les enjeux internationaux par Julie Gacon avec Fanny Christou
  • Migrationsverket, Swedish Migration Agency : History – Swedish Migration Agency (migrationsverket.se)

Fonti fotografiche

  • Photo de couverture: photo prise en septembre 2018 par Claire Ricolleau-Condette
  • Photo de l’article: pixabay

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