La presidenza bulgara, una svolta per l’integrazione dei Balcani occidentali?

TRADOTTO DA SILVIA MONTORSI E CORRETTO DA VALENTINA NIEDDU

La Bulgaria, piccolo paese di 7,1 milioni di abitanti, ha assunto la presidenza dell’Unione Europea dal 1 gennaio 2018 e desidera presentarsi come Stato-cardine, rendendo la prospettiva europea dei Balcani occidentali prioritaria.

Una volontà condivisa con l’Unione Europea, che lo scorso 6 febbraio ha reso pubblica una comunicazione della Commissione Europea sulla sua strategia di ampliamento dei Balcani occidentali, precisando la temporaneità di questa prospettiva. Infatti, la Serbia e il Montenegro sono, per il momento, gli Stati più avanzati dei Balcani occidentali (BO) nel processo negoziale di pre-adesione per l’anno 2025. La Macedonia e l’Albania sono paesi candidati, mentre la Bosnia-Erzegovina e il Kosovo sono, dal canto loro, candidati potenziali.

Crediti foto 2 : FSP – Sciences Po – Laboratorio di cartografia, 2015.

Un futuro europeo sotto condizioni

Il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker aveva dichiarato, durante il suo discorso d’investitura nel 2014, che nessun nuovo ampliamento avrebbe avuto luogo nel corso del suo mandato perché i criteri di adesione non erano stati soddisfatti, rendendo in questo modo manifesta la politica europea di rallentamento del processo di integrazione. Tuttavia, Juncker aveva rivelato che “le negoziazioni in corso [sarebbero continuate], in particolare coi Balcani occidentali, che hanno bisogno di una prospettiva europea”.  Questo è infatti ciò che sembra profilarsi negli anni a venire.

Lo scorso 6 febbraio la Commissione Europea ha presentato una comunicazione intitolata Una prospettiva di allargamento credibile e un maggior impegno dell’UE per i Balcani occidentali ”. Questo documento, di natura informativa, afferma la volontà europea di ampliamento da qui al 2025, in particolare per il Montenegro e la Serbia, con cui le negoziazioni sono ad uno stadio avanzato.

Il documento evidenzia inoltre che sono necessarie delle riforme radicali, assieme ad un progresso considerevole, perché una prospettiva europea sia credibile. La Commissione ricorda chiaramente che i criteri di adesione definiti nel 1993, detti “criteri di Copenaghen”, non sono stati ancora soddisfatti, e questo malgrado alcuni progressi.

Innanzitutto, lo Stato di diritto deve essere rafforzato, considerando che i legami con la criminalità organizzata e la corruzione a diversi livelli governativi sono, al momento, ancora molto presenti in questo Stato. La qualità del sistema giudiziario e la sua indipendenza sono messe particolarmente in discussione. Allo stesso modo, il rispetto dei diritti fondamentali è un criterio fondamentale per l’Unione Europea, con un accento particolare sulla libertà d’espressione, l’indipendenza dei media e la protezione delle minoranze soggette a discriminazione. A questo riguardo, una dichiarazione rilevante del Commissario per i diritti umani evidenzia l’avviamento di un lavoro di ricerca significativo sulle sparizioni forzate nel corso della guerra di Iugoslavia negli anni ’90, il quale ha portato alla scoperta della sorte di più di due terzi delle persone scomparse, in applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dell’obbligo per gli Stati di indagare sulle violazioni gravi dei diritti umani. Il Tribunale penale internazionale per l’ex Iugoslavia (TPII) ha avuto un ruolo determinante nel permettere che alcuni dei responsabili delle violazioni dei diritti umani fossero consegnati alla giustizia. I progressi, già iniziati con i processi ai crimini di guerra a livello nazionale, devono continuare, e molti sforzi restano ancora da fare in termini di cooperazione regionale in materia.

Inoltre, l’economia regionale deve costituire una priorità per gli stati dei Balcani occidentali, la cui competitività è ancora ampiamente insufficiente e inferiore rispetto a quella del mercato interno dell’UE. Il rafforzamento dei collegamenti nelle infrastrutture tra l’Unione Europea e i Balcani occidentali sarà anch’esso un’iniziativa faro dell’Unione.

Infine, l’Unione Europea, la cui essenza stessa è la promozione della pace e della stabilità, desidera offrire il proprio sostegno alla riconciliazione e alla relazioni di buon vicinato, ed in particolare per fare sì che questi paesi “ si impegnino senza equivoci, in parole e azioni, a superare il retaggio del passato”. Pertanto, per poter proseguire le rispettive traiettorie europee, la Serbia e il Kosovo devono concludere un accordo giuridicamente vincolante di normalizzazione delle relazioni.

Il cammino verso l’integrazione europea sarà quindi lungo e tortuoso per i Balcani occidentali, ma sarà una sfida e “un’occasione storica di unire fermamente e senza ambiguità il loro futuro con quello dell’Unione Europea”. L’UE desidera distinguersi come vero protagonista dispiegando una cooperazione rinforzata sui punti enunciati e attuando riforme nazionali per superare queste sfide.

L’orizzonte 2025 troppo ambizioso?

Jean-Claude Juncker, recentemente in tournée nei sei paesi dei Balcani occidentali, tramette un messaggio chiaro: “Continuate con le riforme e noi continueremo a sostenere il vostro progetto europeo”.

Intervistato a Sofia da Euronews dopo la sua tournée, Juncker esorta i paesi alle riforme: “Quello che chiediamo ai nostri interlocutori nella regione è di prendere questo impegno sul serio. Non devono essere solo parole, devono farlo, e lo faranno. Se così non fosse, allora verrà chiusa loro la porta”. Il presidente della Commissione Europea ha ricordato che la scadenza del 2025 era indicativa e in nessun caso una promessa. Il termine del 2025 sembra infatti molto ambizioso per alcuni dei paesi dei Balcani occidentali, ed in particolare per la Macedonia, l’Albania, il Kosovo e la Bosnia-Erzegovina, che hanno appena presentato a Bruxelles il questionario per diventare ufficialmente candidati. Durante la sua tournée, Jean-Claude Juncker ha dichiarato, a proposito dell’Albania, che “Contribuiamo a preparare l’Albania all’adesione ma affinché altri paesi possano aderire all’UE occorre che tutti i litigi frontalieri abbiano trovato una risposta prima della data di adesione”. Di nuovo davanti a Euronews, Juncker ha rassicurato “che nessuno Stato diventerà membro dell’Unione Europea se i litigi frontalieri non sono stati risolti”.

Tuttavia, il 1 agosto 2017 la firma di un trattato di buon vicinato e cooperazione amichevole, definito come storico, tra la Bulgaria e la Macedonia chiude una pagina della storia, anche se la sua futura applicazione rimane fonte d’incertezza. C’è comunque da scommettere che la Bulgaria tenterà di avere un ruolo nell’integrazione europea dei Balcani occidentali.

L’impulso della presidenza bulgara all’integrazione europea dei Balcani occidentali

Undici anni dopo l’adesione della Bulgaria all’Unione Europea, il 1 gennaio 2007, quest’ultima accede alla presidenza del Consiglio dell’Unione Europea a partire dal 1 gennaio 2018 fino al 30 giugno prossimo.

Nel suo programma per la presidenza del Consiglio dell’UE la Repubblica di Bulgaria desidera impegnarsi nel fare dei Balcani occidentali “una regione stabile, sicura e prospera”, sostenendo, grazie alla sua esperienza nella regione, le riforme di questi paesi legati all’UE.

Nella continuità del Consiglio europeo di Salonicco del 2003 e del processo di Berlino avviato nel 2014, che aveva lo scopo di mantenere la dinamica europea nei Balcani, il processo di integrazione europea è di nuovo rimesso all’ordine del giorno.

Occorre tuttavia ricordare che il processo di Berlino ha permesso alcuni avanzamenti notevoli in materia di riconciliazione e di cooperazione regionale in una zona in cui le relazioni bilaterali sono più che complesse. Si tratta di una tappa fondamentale per impedire un ampliamento europeo affrettato. In termini di progresso, si cita ad esempio la creazione dell’Ufficio per la cooperazione della gioventù dei Balcani occidentali e il rafforzamento dei collegamenti in materia di trasporti ed energia. Inoltre, a seguito dell’ultimo vertice dei Balcani occidentali che si è tenuto a Trieste nel luglio 2017, è stato deciso di instaurare una “zona di cooperazione economica regionale” nei Balcani occidentali con un sostegno finanziario dell’UE, che ha tuttavia incontrato un forte scetticismo.

Per quanto riguarda la stampa bulgara, il quotidiano nazionale “24 Chasa” sottolinea che la Bulgaria potrebbe sviluppare il suo ruolo geopolitico come mediatore grazie a questa presidenza di turno: “Dobbiamo far valere la nostra posizione privilegiata nei confronti dei Balcani occidentali, in modo tale da non sprecare ciò che abbiamo già ottenuto: i progressi storici nelle nostre relazioni con la Macedonia, il nostro status ormai imprescindibile di mediatore nelle relazioni tra l’UE, i paesi dei Balcani occidentali e la Turchia.”

L’opinione pubblica turca sembra tuttavia divisa. Se alcuni ricordano il carattere puramente protocollare e simbolico della presidenza a turno dell’Unione Europea, altri si mostrano dubbiosi di fronte al ruolo che la Bulgaria dovrebbe ricoprire nel processo di adesione dei Balcani occidentali all’UE: “Anche se la Bulgaria ha annunciato la convocazione di un vertice sul futuro dei Balcani occidentali, né il Montenegro, né la Serbia, né la Macedonia possono aspettarsi delle garanzie concrete riguardo al loro processo di adesione all’Unione Europea. Inoltre, a dispetto delle sue buone intenzioni e della sua esperienza nella regione, la Bulgaria non può fungere da modello e da motore per l’adesione all’UE, perché il paese resta soggetto al controllo di Bruxelles, nell’ambito della procedura di supervisione europea.” si può leggere sul portale bulgaro della radio Deutsche Welle.

Occorre ricordare la stretta sorveglianza che la Commissione Europea opera sulle          questioni di corruzione in Bulgaria. Inoltre, la posizione della Bulgaria, che non fa parte dello Spazio Schengen, rimane marginale all’interno dell’Unione Europea, nonostante Jean-Claude Juncker si sia recentemente pronunciato a favore di un’adesione rapida della Bulgaria e della Romania non solo allo spazio Schengen, ma anche alla zona euro.

Questa posizione potrebbe davvero fungere da impulso positivo, anche solo simbolico, nel rendere l’integrazione europea dei Balcani occidentali una questione prioritaria, così come una stretta collaborazione europea in merito.

 I Balcani occidentali sotto l’influenza russa e turca

L’integrazione dei Balcani occidentali è particolarmente strategica, soprattuto per la loro posizione geografica e i loro vicini orientali, cioè la Turchia e la Russia.

La Turchia desidera esercitare la sua influenza sugli ex territori dell’Impero Ottomano, in particolare in Bosnia-Erzegovina e in Kosovo, dove moltiplica i suoi interventi facendo leva sulla storia, l’economia e la solidarietà musulmana. Nell’ottobre 2013, il presidente Erdogan dichiarava infatti che “La Turchia è il Kosovo e il Kosovo è la Turchia”.

Anche la Russia fa pressione sul suo ex Impero per evitare una “alternativa ero-transatlantica” dei Balcani occidentali, principalmente motivata dalla sua ossessione di impedire a qualunque costo un’adesione di questi paesi alla NATO. È per questo motivo che la Russia parla del “tradimento di Djukanovic“, l’ex primo ministro montenegrino, dopo l’adesione del suo paese alla Nato il 5 giugno 2017, avvicinando così il concetto di tradimento alla sua prospettiva sull’Europa.

Per quanto riguarda la Serbia, il paese intrattiene un’amicizia difficile con la Russia, senza per questo sacrificare la propria volontà di adesione all’UE, nonostante la risolutezza della Russia nell’impedirlo.

Anch’essa combattuta tra la Russia e l’Europa, in particolare a causa dell’influenza russa sulla sua economia, la posizione della Bulgaria nei confronti della Russia è rischiosa. Secondo il quotidiano bulgaro 24 Chasa, “Borissov è combattuto sulla questione delle sanzioni contro la Russia. Da un lato le rifiuta, dall’altro sostiene risolutamente la posizione dell’UE. Inoltre, il presidente bulgaro Roumen Radev ha invitato il suo omologo Vladimir Putin a compiere una visita di stato in Bulgaria, fatto che potrebbe costituire un’ulteriore difficoltà per Borissov… Gli sarà difficile soddisfare allo stesso tempo i suoi partner di coalizione a Bruxelles. Qualsiasi decisione potrebbe pertanto scatenare una crisi di governo.”

Queste aperte influenze orientali potrebbero compromettere l’integrazione europea di alcuni paesi dei Balcani occidentali, nei quali un clima di rivendicazioni etniche potrebbe essere pericoloso. Quanto alla Bulgaria, i prossimi mesi si rivelano decisivi per la politica europea che desidera intraprendere.

Foto del banner: Crediti Foto 1: Flickr, Nikolay Doychinov, EU2018BG Bulgarian Presidency, Boyko Borissov e Jean-Claude Juncker, conferenza stampa, consiglio dei ministri a Sofia, gennaio 2018.

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