Il Montenegro – futuro membro dell’Unione Europea

TRADOTTO DA MARGHERITA PELLEGRINI E CORRETTO DA VALENTINA NIEDDU

Il Consiglio d’Europa si è riunito giovedì e venerdì scorsi a Bruxelles per tentare, secondo le parole di Macron, di “rifondare l’Europa su tre colonne portanti: unità, sovranità e democrazia”. Il destino del Montenegro nell’Unione è ormai certo. Diventato membro della NATO (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord) lo scorso 5 giugno, l’ex Repubblica jugoslava dovrebbe essere il prossimo Paese a entrare a far parte dell’Unione Europea. Solo un interrogativo rimane senza risposta: quando?

Un’adesione alla NATO che non raccoglie consensi unanimi

Sulle rive dell’Adriatico è un tranquillo pomeriggio dell’aprile 2017. Ormai è primavera inoltrata. Le navi da crociera vanno e vengono con a bordo migliaia di turisti, venuti per scoprire e visitare in giornata Kotor – città patrimonio mondiale dell’Unesco.

Eppure, il destino politico di questo piccolo Stato – indipendente dal 2006 e precedentemente unito alla Serbia – è in qualche modo precipitato lo scorso 29 aprile. Ratificando il protocollo di adesione alla NATO, il Parlamento montenegrino ha “tradito”, in quel preciso istante, il suo alleato russo. Come è successo per il Parlamento, dove solo 46 deputati su 81 hanno preso parte al voto, la questione divide i montenegrini. Secondo un recente sondaggio pubblicato sul Corriere dei Balcani, se 47% degli intervistati si è pronunciato per l’adesione, il 38,2% è contro. Una parte della comunità serba non ha mai “digerito” i bombardamenti della NATO sulla città di Belgrado nel 1999. La comunità si sente più vicina culturalmente al “fratello maggiore” russo ortodosso. Intervistata dal JI, una fonte che lavora per l’ambasciata della Gran Bretagna a Belgrado ha confermato che “è chiaro che ci sia un governo pro NATO e una popolazione pro Russia.”

L’incredibile tentativo del colpo di Stato

Secondo la versione ufficiale, il 16 ottobre 2016 un gruppo di “nazionalisti russi” avrebbe tentato di assassinare il Primo Ministro montenegrino Milo Dukanovic, al potere da 25 anni. L’obiettivo – presunto – era quello di insediare il principale avversario, Miodrad Lekic, membro del Fronte Democratico – DF – considerato un “pro Russia”. Secondo le fonti vicine alle indagini, si è trattato di uno scenario rocambolesco il cui obiettivo principale era far sprofondare il Paese nel caos e, conseguentemente, distruggere ogni possibilità di adesione alla NATO, una versione smentita ufficialmente da Mosca. Il Cremlino accusa lo stesso Milo Dukanovic di aver messo in scena il “colpo di Stato” con l’aiuto dei servizi della NATO.

“L’accusa non ha nessuna prova”

Il deputato del DF Andrija Mandić, a cui il Parlamento montenegrino ha tolto l’immunità diplomatica, ripete che il “colpo di Stato” è stato architettato da Milo Đukanović e dalle “strutture di sicurezza della NATO”. “La prova principale che si tratti di un colpo di Stato fasullo è che l’accusa non ha nessuna prova” ha dichiarato al Sunday Telegraph lo scorso marzo. Il Primo Ministro serbo AleksandarVučić ha affermato che Belgrado disponeva di prove secondo le quali “alcune persone seguivano costantemente tutti gli spostamenti del Primo Ministro del Montenegro e ne informavano altre persone”. Argomentazioni che il DF ha così interpretato: “Che Milo Đukanović abbia tradito numerosi partner, non è un segreto per nessuno. Non sarebbe una sorpresa se alcuni di loro desiderassero spiare ogni sua mossa e ogni suo gesto.”

La fonte intervistata dal JI conferma che “quello che è certo è che Milo Dukanovic e i suoi alleati sono una banda di criminali. Su questo non c’è alcun dubbio”. Quindi avrebbe potuto organizzare un colpo di Stato con le proprie mani? “No, non ne sono capaci”. Il mistero resta dunque totale.

La NATO completa il “puzzle Adriatico-Mediterraneo”

Resta il fatto che dopo Slovenia, Croazia ed Albania, con l’adesione del Montenegro la NATO completa il suo dominio sui Paesi dell’Adriatico. Più in generale, l’organizzazione controlla tutta la costa nord del Mediterraneo, dallo stretto di Gibilterra fino alla frontiera Turco-siriana. È ormai certo che il Montenegro sarà il prossimo Paese ad entrare a far parte dell’Unione Europea. Avendo già la moneta unica, i negoziati di adesione all’Unione sono stati accelerati nel 2015, sebbene all’inizio del suo mandato nel 2014 il Presidente della Commissione Europea Jean Claude Junker avesse annunciato che non ci sarebbe stato “nessun ampliamento nei futuri cinque anni”. Malgrado ciò, nulla impedisce all’Unione Europea e ai Paesi Membri d’includere il Montenegro a partire dal 2020 – nonostante le probabilità siano quasi nulle. Il 2025 è una soglia più probabile.

28 capitoli aperti su 33

Considerato come l’“alunno modello” durante la procedura di adesione, il Montenegro ha visto la sua candidatura di Stato Membro dell’Unione Europea accettata dalla Commissione Europea nel giugno 2010. Per ora, 28 capitoli dei negoziati su 33 sono aperti. Nonostante tutto, questo piccolo Paese balcanico di 600.000 abitanti è lontano dal soddisfare tutti i criteri di adesione. Come ricorda il giornale Les Echos, il governo è lungi dal rispettare i criteri fissati dall’Unione Europea, in particolar modo quelli che riguardano la libertà di stampa.

Altri fattori che potrebbero ritardare l’adesione: le politiche economiche drammatiche imposte dall’Unione Europea nei Paesi balcanici… e altrove. La Croazia ha visto aumentare il proprio tasso di disoccupazione, il debito in Bosnia Erzegovina è passato dal 37% al 59% in 10 anni. Nel 2010 il 62% della popolazione serba si dichiarava per l’adesione. Nel 2016 non era più del 37%. E che dire della Grecia?

Inoltre, sostenendo un potere corrotto e convolto in numerosi affari, l’Unione Europea rischia di ripetere gli errori delle precoci adesioni della Bulgaria e della Romania. E come scrisse lo scrittore-filosofo Georges Santayana, “coloro che non possono ricordarsi il passato sono condannati a ripeterlo.

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