Il saccheggio delle acque africane

Tradotto da Agnese Biliotti, riletto da Lorena Papini

Le acque africane sono tra le più ricche di pesci al mondo, o meglio, lo sono state. Infatti, da diversi anni, le risorse ittiche africane vengono sottratte da pescherecci da traino di provenienza mondiale. È una vera ecatombe sottomarina quella che rischiamo. Tra i pescherecci registrati, ritroviamo bandiere spagnole, russe, francesi, cinesi, coreane e giapponesi. A queste si aggiungono i pirati del mare, navi senza autorizzazione che approfittano della mancanza di mezzi delle autorità costiere in materia di controllo marittimo.

L’Africa fornisce il 64% del pescato mondiale annuale. La pesca eccessiva è un flagello. La quantità di pesci pescati è superiore al tasso di riproduzione naturale delle specie presenti, annuncia la FAO. Di conseguenza, 37 specie sono state classificate in via d’estinzione dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). Le riserve di cernie sono crollate di oltre l’80% nell’Africa occidentale. Le associazioni a tutela dei fondali marini cercano di allertarci con queste cifre e di far reagire le multinazionali responsabili.

I pescatori locali non traggono vantaggio da questo furto su vasta scala, essendo obbligati a spostarsi sempre più lontano per cercare la loro principale fonte di reddito. Le autorità locali sono impotenti di fronte a questi mostri del mare e i pescatori ne approfittano. Infatti, circa il 20% delle catture mondiali proviene dalla pesca INN (Illecita, Non dichiarata e Non regolamentata). Ciò rappresenta tra gli 11 e i 26 milioni di tonnellate di pesci.

Banco del pesce (fonte: https://unsplash.com/@eyf)

Dopo aver saccheggiato le acque europee con la pesca eccessiva, i pescherecci da traino minacciano adesso la fauna sottomarina mondiale con le loro tecniche di pesca sempre meno selettive. Della pesca con palangari, lunghe lenze dotate di migliaia di ami pericolosi per tartarughe ed uccelli marini, la peggiore resta la pesca a strascico. Questa tecnica draga il fondale con le reti, intrappolando enormi quantità di pesci, che verranno consumati oppure no. Distrugge così i fondali marini e gli ecosistemi che hanno impiegato diverse migliaia di anni per svilupparsi.

Secondo la FAO, le catture accidentali rappresentano un terzo di quelle mondiali. I pescatori gettano poi in mare gli animali, ormai morti, che siano delfini o tartarughe. Ma c’è ancora chi ha delle speranze: i ricercatori concordano sul fatto che col tempo la natura si riprenderà i suoi diritti. Bisogna solo sperare che non sia troppo tardi.

In conclusione, i tempi sono duri per i 7 milioni di persone che vivono di pesca in Africa occidentale. D’altronde, anche se il consumo mondiale di pesci è aumentato di quattro volte dal 1950, l’Africa è il solo continente al mondo dove tale consumo diminuisce.

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