L’ OMC: cronaca di una morte annunciata?

Tradotto da Riccardo de Vanna, riletto da Lorena Papini

Lo scorso maggio, Roberto Azevedo, ex direttore generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), ha annunciato le sue dimissioni. In seguito a questa notizia, molti sono i contendenti per la successione. Tra questi, Yoo Myung-Hee, ministro del commercio della Corea del Sud, dichiara che in questo periodo l’OMC deve svolgere “un ruolo ancora più importante“. In effetti, ai tempi del Covid-19, le reazioni protezionistiche degli Stati sono esacerbati, il che ha un impatto enorme sul commercio internazionale. In questo contesto, l’OMC, in quanto istituzione incaricata di disciplinare il commercio mondiale, deve mostrarsi all’altezza della situazione.

Tuttavia, secondo Cecilia Malström, Commissario europeo per il commercio, questa organizzazione in questo periodo sta attraversando una “crisi profonda“. Fin dal 2017, gli Stati Uniti d’America si oppongono unilateralmente alla nomina di nuovi giudici dell’Organo di conciliazione delle controversie (DSB, Dispute Settlement Body). Ciò ha avuto l’effetto di paralizzare l’OMC, facendo emergere seri dubbi sul suo futuro.

Mappa che mostra in verde gli Stati membri dell’OMC nel 2020 (fonte: sito web dell’OMC)

Un contesto internazionale sfavorevole per l’OMC

Come le altre organizzazioni internazionali, l’OMC si basa sul multilateralismo. In altre parole, il suo corretto funzionamento dipende dalla volontà dei suoi 164 membri di raggiungere un accordo nelle negoziazioni. Ma l’eterogeneità degli Stati membri all’interno dell’OMC tende a cristallizzare le trattative. Lo dimostra il ciclo di negoziati per lo sviluppo avviato dalla conferenza di Doha, in Qatar, nel 2001. Avrebbe dovuto concludersi nel 2005, ma è ancora in corso.

Secondo il Professore Pascal Chaigneau, a questa stagnazione dei negoziati si aggiunge la “strategia di Trump di mettere in discussione l’assetto multilaterale e l’impostazione liberale”. Fedele allo slogan “America first”, Donald Trump, il Presidente americano uscente, durante il suo mandato ha optato per l’unilateralismo a scapito del multilateralismo. In questa logica di rifiuto del multilateralismo, Washington aveva sostenuto di essere troppo spesso sanzionato dall’OMC e rimpiangeva la sua perdita di sovranità. La strategia trumpista consisteva quindi nel mettere in gioco i dazi doganali e nel bilateralizzare le relazioni commerciali al fine di aggirare l’OMC.

Sede dell’OMC a Ginevra (fonte: COFFRINI / AFP / Getty Images sul sito web The Epoch Times)

L’OMC, il poliziotto del commercio mondiale paralizzato

L’OMC è finito nel mirino di Donald Trump. Ciò si è tradotto, fin dal 2017, nel rifiuto da parte degli Stati Uniti di selezionare nuovi giudici per l’Organo di conciliazione delle controversie (DSB). Poi la Casa Bianca aveva avanzato che “le questioni sistemiche da essi precedentemente sollevate non erano state affrontate”.

Questa situazione ha provocato lo stallo temporaneo dell’organo di appello (OA) dell’OMC, normalmente preposto alla risoluzione delle controversie tra gli Stati membri. A causa di questo ostruzionismo, solo un giudice è ancora in servizio. Tuttavia, qualsiasi istanza commerciale deve essere ascoltata da tre giudici. In questa logica, l’Organo di appello diventa inefficace perché non può più accettare nuove cause. In assenza dell’OA, l’utilità dell’OMC rischia di essere messa in discussione. Essa sarebbe solo in grado di pubblicare un rapporto preliminare su una controversia senza però poterlo mettere in vigore. Inoltre, gli Stati potenti potrebbero imporre misure di ritorsione e di conseguenza ottenere più facilmente concessioni da quelli più piccoli. Il pericolo è di cadere nella logica della “legge del più forte“.

Inoltre, la guerra commerciale sino-americana contribuisce a mettere in discussione l’OMC. La posizione delle due maggiori potenze economiche dimostra la totale indifferenza per le regole di questa organizzazione. Quest’ultima non riesce a regolare il commercio internazionale e a porre fine al conflitto. Impotente, non può che prendere atto della situazione e giungere alla conclusione che le tasse doganali statunitensi sono incompatibili con le norme dell’associazione.

Caricatura che denuncia la politica condotta, nei confronti del OMC, da Donald Trump, presidente uscente degli Stati Uniti (autore: Podvitski / fonte: Sputniknews)

Il futuro dell’OMC, tra riforme e abolizione

In seguito a questa paralisi, sono molte le voci che invocano una riforma dell’OMC. È il caso dell’Unione europea e di sedici Stati che sono favorevoli all’istituzione di un sistema di ricorso provvisorio. La proposta congiunta di nove Paesi, basata su un documento di riflessione preparato dall’India, va in questa direzione. L’obiettivo è quello di vietare misure commerciali unilaterali e di favorire uno sviluppo che possa rafforzare l’OMC.

Anche la Cina si inserisce anche in un approccio multilaterale. Secondo Zhu Viviana, studiosa presso l’Istituto Montaigne, “un collasso dell’Omc implicherebbe l’istituzione di nuove regole del gioco e il ricorso a un altro meccanismo, che per Pechino potrebbe essere meno favorevole“. Tuttavia, Xi Jinping, il leader cinese, vuole conservare a tutti i costi il suo “diritto a un trattamento speciale e differenziato”. Ciò gli permette di godere di una situazione vantaggiosa.

Ma, di fronte a questa logica multilaterale, che aspira a rendere nuovamente operativa l’OMC, Donald Trump ha finora resistito. Vuole che questa organizzazione scompaia e propugna un discorso unilaterale che indebolisca il processo decisionale basato sul consenso. Però con la recentissima elezione di Joe Biden come nuovo Presidente degli Stati Uniti, le carte si sono rimescolate. Dobbiamo allora sperare che proprio lui possa rimettere in moto la macchina dell’OMC?

Joe Biden, il nuovo Presidente degli Stati Uniti che entrerà in carica a gennaio 2021 (fonte: Scott Olson/Getty Images)

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