L’Unione Europea, nel cuore della lotta alle disuguaglianze

Tradotto da Letizia Garlatti, riletto da Lorena Papini

Il 18 e 19 giugno 2019, nel cuore della capitale europea di Bruxelles, si sono svolte le giornate europee dello sviluppo, organizzate come sempre dalla Commissione europea. Questa volta, è stata la lotta alle disuguaglianze ad animare le discussioni e i dibattiti. Un’analisi dei due giorni all’insegna della cooperazione.

COOPERARE PER AGIRE PIU’ EFFICACEMENTE

Mentre i dirigenti europei cercano di trovare un accordo sull’attribuzione dei diversi ruoli chiave delle istituzioni europee, l’Unione Europea rimane comunque attiva. Infatti, il 18 e 19 giugno 2019, nel cuore della capitale europea brussellese, si sono svolte le giornate europee dello sviluppo, organizzate come sempre dalla Commissione europea. L’obiettivo ultimo di tali giornate è mobilitare un massimo di attori che lavorano al tema dello sviluppo, soprattutto per condividere nuove idee ed avviare nuove cooperazioni.
A partire dal 2006, un totale di circa 4560 relatori sono intervenuti nel corso delle giornate europee dello sviluppo, con non meno di 150 rappresentanze da Paesi diversi. Dirigenti africani ed europei, membri delle istituzioni europee, premi Nobel per la Pace, attivisti, membri di organizzazioni internazionali… La programmazione degli interventi è molto vasta e, soprattutto, molto eterogenea. Tutti hanno comunque un punto in comune: promuovere i progressi che guardano ad uno sviluppo mondiale sostenibile.

“Building a world which leaves no one behind”

Quest anno, i circa 8000 partecipanti hanno affrontato il tema della lotta alle disuguaglianze. Si tratta di un tema che, d’altronde, fa parte dei 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile stilati e adottati dagli Stati membri delle Nazioni Unite nell’Agenda 2030. Lasciandosi condurre dallo slogan “Building a world which leaves no one behind” (“costruire un mondo che non lascia indietro nessuno”), tali giornate europee dello sviluppo tentano di affrontare la crescita delle disparità tra nazioni ma anche quella al loro interno. Infatti, una ripartizione delle ricchezze caratterizzate da forti disuguaglianze costituisce una minaccia alla democrazia, anche a quella dei Paesi più sviluppati.

Praticamente come ogni anno, la “global development community” (“comunità mondiale per lo sviluppo”) ha partecipato alle giornate europee dello sviluppo per promuovere atti di cooperazione, con lo scopo di essere il più efficace possibile fornendo le risposte adeguate ai bisogni delle diverse popolazioni. Tra colloqui, dibattiti improvvisati e conferenze più formali, è stato possibile sollevare un’ampia varietà di temi in materia di riduzione delle disuguaglianze, specialmente nel settore dell’educazione, dell’uguaglianza di genere o del clima. Le giornate europee dello sviluppo rappresentano l’occasione ideale per mettere in contatto attori che lavorano sulle stesse tematiche e rafforzare le cooperazioni.

“This is not a place of power, this is a place of explanation”

PARI OPPORTUNITA’ PER TUTTI

Il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, nel discorso pronunciato alla cerimonia d’apertura, comincia con un tocco del suo caratteristico humor: “This is not a place of power, this is a place of explanation” (“Questo non è un luogo di potere, questo è un luogo di spiegazioni”). Mettendo così in evidenza la nozione di condivisione di nuove idee attraverso il dibattito, il Presidente della Commissione Europea spiega che “l’Europa non esiste per se stessa”, ed “ha degli obblighi nel mondo” soprattutto in materia di riduzione delle disuguaglianze. Come indicato da Jean-Claude Juncker, bisogna infatti “considerare che in Europa, come altrove nel mondo, il popolo è uno”, poiché alla fine non c’è “dignità diversa tra i continenti”.

“Il mondo ha un deficit, ovvero la mancanza di amore. E questo, perché non sappiamo abbastanza gli uni degli altri”

Per fare un esempio, nell’odierna Africa Subsahariana un bambino su 13 muore prima dei cinque anni, al confronto di uno su 185 nei paesi ricchi. La situazione mostra quindi che bisogna immediatamente “fare di più e meglio, per garantire il rispetto della dignità di ogni essere umano”. Sembra essenziale che l’Unione Europea si attenga al Programma di sviluppo sostenibile adottato dai Paesi membri dell’Organizzazione delle Nazioni Unite in vista del 2030 e dei 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile. In tal modo, spiegando che “l’era della carità è terminata”, il Presidente Juncker propone come soluzione un aumento degli investimenti tra Stati, con una reale dimensione di partenariato paritario, ricordando soprattutto il progetto di libero scambio tra i Europa ed Africa, progetto che Juncker vorrebbe veder nascere prossimamente.

Detto ciò, sembra un peccato che il discorso del Presidente della Commissione sia prima di tutto orientato all’aspetto economico, piuttosto che all’aiuto allo sviluppo sostenibile stesso. Effettivamente, può sembrare un po’ difficile spronare, da un lato, la volontà del partenariato paritario attraverso un progetto di libero scambio, quando si sa che, dall’altro alto, le imprese dei Paesi occidentali attingono alle numerose risorse provenienti dal continente africano.
Infine, per concludere il discorso promuovendo il programma Erasmus+, a lui molto caro, Jean-Claude Juncker nota: “è fondamentale che i giovani dei nostri Paesi imparino a conoscersi, a parlare l’uno con l’altro e ad amarsi. Il mondo ha un deficit, ossia la mancanza di amore. E questo, perché non sappiamo abbastanza gli uni degli altri”. Ecco un messaggio tra le righe, che può essere interpretato come un richiamo indirizzato ad alcune nazioni che cercano di aumentare le tasse di iscrizione universitarie per studenti stranieri…

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