(Français) Crédit Elsa Pécot

Mafia, la parola piuttosto che l’omertà

TRADOTTO DA CLAIRE SIRITO-OLIVIER E CORRETTO DA LONGO ALESSIA

L’uscita dell’ultimo libro di Roberto Saviano a proposito dei gruppi di giovani mafiosi a Napoli fa molto rumore. Scrivere e parlare delle organizzazioni criminali s’iscrive nella continuità di una lotta contro la mafia molto presente sul territorio italiano. Come rompere il silenzio della mafia?

Vivere sotto la protezione della polizia, questa è la scelta fatta da Roberto Saviano quando si spostò dal lato della parola piuttosto che dell’omertà, il silenzio imposto dalla mafia. Spiegare il funzionamento interno di queste organizzazioni criminali gli è già costato minacce di morte. Il suo ultimo libro, Piranhas, ritraccia l’entrata di giovani nelle organizzazioni criminali. Nel libro descrive la sua città natale sotto uno sfondo di violenza e di corruzione. Tuttavia, Roberto Saviano non è il primo a infrangere la legge dell’omertà. Molte persone prima di lui hanno rifiutato di tacere quel che sapevano, prendendo il sentiero della parola.

La lotta antimafia non risale soltanto ai giorni nostri. Umberto Santino, uno dei fondatori del Centro Siciliano di Documentazione Giuseppe Impastato a Palermo, mantiene viva questa memoria. Le missioni di questo centro si articolano principalmente attorno alle pubblicazioni di libri collegati agli eventi mafiosi in Sicilia, così come attorno a delle iniziative culturali. Umberto Santino racconta la storia di questa lunga lotta antimafia. Comincia con gli anni prima della guerra nei quali “sono i contadini stessi che si uniscono per affittare le terre che appartengono alla mafia. Il loro obbiettivo principale e di ritirarle progressivamente il suo ruolo sociale onnipotente”.

“La mafia assassina, anche il silenzio”

Questa resistenza si prosegue negli anni ‘70. Umberto Santino spiega che in quest’epoca è “la società civile che si mobilizza per denunciare i modi di azione della mafia”. La lotta è realizzata totalmente grazie alla contro informazione e alle mobilizzazioni sociali. Fa fronte al traffico di armi e di droga così come allo sviamento del denaro pubblico della mafia siciliana. “Peppino Impastato rappresenta una delle figure maggiori di questo periodo nella lotta antimafia con il suo celebre slogan: la mafia assassina, anche il silenzio”.

La casa di Peppino Impastato accoglie oggi delle visite venute da tutto il mondo Crediti fotografici : Elsa Pécot

Lottare contro la mafia per proporre un cambiamento profondo della società

Originario di una famiglia mafiosa, Peppino Impastato, sceglie pertanto di denunciare gli atti criminali e le violenze commesse dalla mafia siciliana. Pino Manzella era un amico vicino a Peppino e disegnatore del gruppo della lotta. Racconta che «più che una semplice lotta politica antimafia, il progetto di Peppino si voleva un cambiamento profondo della società”. Opta soprattutto per delle attività artistiche e giornalistiche. I suoi principali obbiettivi sono quelli di mettere in luce la violenza commessa dalle organizzazioni e fare reagire la popolazione. Ha fondato Radio Aut con il suo programma Onda Pazza, satira e contro informazione della mafia. Poco sostenuto dalla società civile in preda alla paura, Peppino Impastato continuò intanto di moltiplicare le azioni fino al suo assassinio per mano della mafia nel 1978. Oggi, la sua casa è diventata un luogo di memoria sulla resistenza contro il potere e le congiure criminali, un luogo sulla verità e la giustizia per la dignità di ogni persona umana.

L’economia illegale continua di affascinare a un’economia legale debole

Umberto Santino continua il suo racconto con l’anno 1980 che “segna una svolta maggiore nella lotta antimafia. Infatti, è a questa data che la regione siciliana approva una legge importante. Quella che ha come scopo di sviluppare delle azioni di sensibilizzazione nelle scuole sui fenomeni mafiosi”. Il Centro Siciliano della Documentazione Giuseppe Impastato si è da allora implicato in favore della legalità e della democrazia. Propone inoltre delle animazioni presso i giovani nelle scuole. «La mafia siciliana è oggi in crisi. Infatti, la maggioranza dei capi sono in prigione e la mafia non rappresenta più il monopolio nel traffico della droga. Intanto, suscita sempre ammirazione, di fronte all’economia legale debole.” Dialogare con gli studenti sul pericolo di queste organizzazioni criminali è dunque della più grande importanza.

Pino Manzella nel Memoriale No Mafia di Palermo Crediti fotografici : Elsa Pécot

Come lottare contro la mafia oggi? “Rinforzare l’economia legale e fare crescere i nostri bimbi in una società portatrice di speranza per il futuro, dando loro l’accesso all’educazione alla scuola pubblica”, risponde Umberto Santino. A Palermo, il memoriale No Mafia, tutto nuovamente installato nel pieno centro della città, promette delle belle prospettive. Questo luogo sarà interamente destinato alla sensibilizzazione del pubblico sulle tematiche della mafia e dell’antimafia. Pino Manzella, che partecipa a questo progetto, svela “che un percorso interattivo sarà proposto a ai visitatori. Questi ultimi saranno dunque invitati a partecipare attivamente al fine di riflettere su delle problematiche attuali.”. Così, le parole e l’educazione continueranno a rappresentare una grande forza di fronte alla violenza e all’ignoranza.

Potete ritrovare in esclusività la traduzione audio da Elsa Pécot sull’EMISSION di radio Onda Pazza di Peppino Impastato, Western a Mafiopolis del 7 aprile 197

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