Malala Yousafzai: “Continuerò la mia battaglia”.

Tradotto da Riccardo De Vanna, riletto da Lorena Papini

“Continuerò questa lotta finché non vedrò tutti i bambini a scuola”, ha detto Malala Yousafzai quando ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 2014. Malala, a soli 22 anni, ha una vita che è fonte di ispirazione per molti, costellata di drammi e di successi Questa ragazza supera tutti gli ostacoli che incontra lungo il suo cammino. Ma chi è?

Malala Yousafzai è una giovane donna pakistana di 22 anni. Milita attivamente a favore dell’accesso all’istruzione dei bambini, soprattutto delle bambine. All’epoca degli scontri con i talebani e i pakistani, Malala è stata vittima di un tentato omicidio. Dopo un lungo percorso di recupero e di formazione, ha da poco conseguito la laurea all’Università di Oxford.

Ancora oggi continua a portare avanti la lotta per il diritto all’istruzione dei bambini. La sua vita ha ispirato migliaia di persone a “militare” per una giusta causa: l’istruzione. Questa battaglia è tutt’altro che finita, ma Malala è soddisfatta dei progressi. A soli 22 anni, la sua entusiasmante vita è appena iniziata. Cosa realizzerà questa donna in futuro? Quel che è certo è che la sua storia ha lasciato il segno nel campo dell’educazione.

Malala: la vita di una studentessa pakistana

Malala Yousafzai è nata in Pakistan, a Mingora, dove viveva con la sua famiglia. Questa città è stata per un certo periodo occupata dai Talebani. Durante l’occupazione, Malala e la sua famiglia sono fuggiti dalla regione; sono poi ritornati quando l’esercito pakistano ha ripreso il controllo della città.

Per la maggior parte della sua vita in Pakistan, Malala è stata educata da suo padre, Ziauddin Yousafzai, poeta, attivista per l’istruzione e direttore di una scuola femminile nella valle dello Swat. L’educazione delle ragazze, nel Paese, era piuttosto complicata. I Talebani, dopo aver preso il controllo della città, incendiavano le scuole femminili e uccidevano i loro oppositori.

A soli 12 anni, nel 2009; Malala è diventata famosa in tutto il mondo. Malala, sotto pseudonimo, denunciò su un blog della BBC le difficoltà delle ragazze a frequentare le scuole in Pakistan. Il suo articolo si intitolava “Il diario di una studentessa pakistana”. È stata incoraggiata dal padre a testimoniare. Alcuni considerano Malala un’eroina. Una scuola per ragazze è stata persino intitolata in suo onore. D’altro canto, Malala e le sue azioni disturbano i Talebani. Malala, il 9 ottobre 2012, è vittima di un tentato omicidio rivendicato dai Talebani, ossia il gruppo terroristico Tehrik-e-Taliban Pakistan.

Secondo il portavoce del movimento dei Talebani in Pakistan, Malala rappresentava una minaccia. “È una ragazza con una mentalità occidentale che trascorre il tempo a denunciarci. Chi criticherà i Talebani subirà la stessa sorte”. Secondo Le Parisien, i terroristi hanno contattato via e-mail l’AFP, un’agenzia di stampa francese e hanno spiegato perché hanno tentato di uccidere la ragazza. “Malala era stata presa di mira per il suo ruolo pionieristico nella difesa del laicismo e della cosiddetta moderazione illuminata dello spirito”.

Il giorno in cui la vita di Malala ha subito una triste svolta

Il 9 ottobre 2012, al termine delle lezioni a scuola, i Talebani hanno cercato di uccidere Malala. Due talebani armati e mascherati sono saliti sullo scuolabus. “Chi è Malala?”, chiesero gli uomini alle ragazze terrorizzate. Non conoscevano minimamente il suo viso. Le ragazze la segnalarono, completamente prese dal terrore. Le spararono due colpi, uno in testa e un altro alla spalla. Quei due proiettili avrebbero potuto costarle la vita, sebbene il suo unico desiderio fosse quello di andare a scuola.

Gravemente ferita, fu portata d’urgenza in ospedale. Alcuni ricordano il trasferimento immediato della bambina, che all’epoca dei fatti aveva solo 14 anni, all’ospedale di Dubai. Dopo 5 ore di intervento, il 10 ottobre, i medici dichiararono che il proiettile che le aveva attraversato il cranio e il collo era stato rimosso con successo. Nonostante il buon esito dell’operazione, il giorno successivo fu trasferita all’ospedale militare di Rawalpindi, in Pakistan, dotato di migliori attrezzature.

Pochi giorni dopo, il 15 ottobre, fu inviata all’ospedale di Birmingham, nel Regno Unito, tramite un aereo completamente medicalizzato fornito dagli Emirati Arabi Uniti. Dopo mesi di riposo e di monitoraggio da parte dei medici inglesi, il 3 gennaio 2013, Malala lasciò il Queen Elizabeth Hospital di Birmingham. Ha poi continuato la sua riabilitazione a casa, per poi sottoporsi ad un nuovo intervento chirurgico. L’aggressione l’ha sfigurata e si è resa necessaria una ricostruzione del cranio.
Malala, attivista di 14 anni, è miracolosamente sopravvissuta a un attentato da parte dei talebani.

Malala, militante di 14 anni, “in condizioni critiche” dopo un attentato…
La giovane ragazza si era fatta conoscere nel 2009, a 11 anni, perché aveva denunciato i talebani che incendiavano le scuole femminili nella valle dello Swat.

L’attentato contro Malala, un dramma mondiale

Il tentato omicidio subito dalla giovane ragazza ha commosso il mondo intero e ha messo in luce i rischi a cui sono esposti gli oppositori dei talebani. Molti personaggi pubblici del Paese hanno mostrato il loro sostegno a favore di Malala. Ad esempio, gli hanno fatto visita Ashfaq Kayani, capo dell’esercito pakistano, Imran Khan, leader dell’opposizione e anche l’allora primo ministro del Pakistan, Raja Pervez Ashraf. Ashfaq Kayani condannò l’attentato con queste parole: “Queste persone non hanno nemmeno rispetto per le sacre parole del Profeta che diceva: chi non è buono con i bambini non è uno di noi”. Questa aggressione è stata denunciata, tra gli altri, anche dal Presidente, dal governo e dal Primo Ministro. Quest’ultimo si è anche opposto alla lotta contro i Talebani, che va avanti da tanti anni e non giunge a conclusione.

Questo attacco non solo è stato denunciato da personalità pakistane, ma ha assunto una dimensione internazionale. Malala ha potuto contare sul sostegno di molte personalità, come la regina Elisabetta II e Barack Obama, allora Presidente degli Stati Uniti. È stata sostenuta anche da personalità che hanno portato avanti lotte simili, come l’iraniana Shirin Ebadi, primo magistrato donna del suo Paese e premio Nobel per la pace nel 2003. Ha espresso la sua “più profonda ammirazione per questa ragazza quattordicenne da cui i Talebani si sentono minacciati.”

I Pakistani, indignati da questa situazione, hanno mostrato il loro sostegno manifestando per le strade. Ma più le personalità occidentali la veneravano, più il Paese diventava sospettoso, al punto da credere che la ragazza fosse un “agente americano”. Malala, in occasione di una visita alla Casa Bianca nell’ottobre 2013, ha chiesto a Barack Obama di cessare gli attacchi americani con i droni contro obiettivi jihadisti nel Waziristan settentrionale (zone di confine dell’Afghanistan). Secondo la sua opinione, “stanno uccidendo vittime innocenti e favoriscono il terrorismo.”

L’impatto di Malala nel panorama mondiale

La storia di Malala ha segnato profondamente le coscienze di tutto il mondo e così la ragazza è riuscita a vincere, già in giovane età, il premio Nobel per la pace nel 2014. È la persona più giovane a ricevere, nel corso della storia, questo premio. Ha vinto anche altri premi per la sua costante lotta per l’istruzione, come il Premio Madre Teresa nel 2012, il Premio Simone de Beauvoir per la libertà delle donne nel 2013, il Premio Ambasciatrice della coscienza nel 2013 o il Premio delle Nazioni Unite per i diritti umani sempre nel 2013.

La sua inarrestabile battaglia a favore dell’educazione continua ancora oggi. Fin dal suo arrivo in Europa, in seguito alla convalescenza che ha dovuto affrontare, Malala continua a portare avanti la sua lotta. Il 12 luglio 2013, nell’aula magna dell’Onu, ha parlato del difficile accesso all’istruzione delle ragazze in diverse parti del mondo. Affermò con fermezza: “Gli estremisti hanno paura dei libri e delle penne. Il potere dell’educazione li spaventa”. Malala e suo padre hanno fondato un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro che si batte per l’istruzione delle ragazze, il Malala Fund. Suo padre, dal 10 dicembre 2012, è consulente speciale alle Nazioni Unite per l’istruzione globale.

La giovane Malala, che ha rischiato di essere uccisa dai talebani, nell’aula magna dell’ONU http://reut.rs/9qt6wE tramite @nycjim Accedi agli altri Tweet di Florent Daudens

La sua storia ha svolto da allora un ruolo così importante in ambito pedagogico che gli insegnanti si servono del suo esempio per spiegare le difficoltà che altri bambini vivono ancora oggi. La sua vita ha spinto molte persone a partecipare in modo attivo e appassionato a questa lotta. Le ONG, così come le missioni di insegnamento all’estero, sono aumentate negli ultimi anni e milioni di persone prendono parte a questo tipo di esperienze.

In Pakistan esiste ancora questo enorme divario di genere. A scuola ci sono molte meno ragazze rispetto ai ragazzi. Le ragioni sono svariate, come la classe socio-economica, il matrimonio infantile, che comporta la svalutazione dell’istruzione di una ragazza, la paura di essere violentata e così via. Nella classifica del Global Youth Development Index pubblicata dal Commonwealth nel 2016, il Pakistan è il 154° Paese, su un totale di 183, ad avere bambini a scuola. Queste cifre variano a seconda della regione del Paese, ma c’è stato un leggero aumento della scolarizzazione femminile. Nel 2018, secondo le statistiche dell’UNESCO, c’erano ancora 10 milioni di bambini e adolescenti non scolarizzati. Un leggero disavanzo, che Malala vuole portare allo zero.

Le recenti dichiarazioni di Malala: “La nostra tristezza non può cambiare il mondo”.

Dopo lo spiacevole episodio, Malala vive e studia nel Regno Unito. È entusiasta dei suoi risultati e lo rende pubblico su Twitter. “Cinque anni fa, sono stata presa di mira perché volevano impedirmi di parlare ancora di educazione delle ragazze. Ora, proprio ad Oxford, partecipo alle mie prime conferenze”. Attualmente è laureata nella stessa università, con una laurea in filosofia, economia e politica.

Di recente, nel dicembre 2019, Malala è finita in prima pagina sulla rivista di moda americana “Teen Vogue”. Nell’intervista la giovane ventiduenne ha dichiarato ai giornalisti della rivista: “Penso che non ci siano abbastanza giovani attorno ad un tavolo quando si prendono decisioni importanti, né abbastanza donne del resto. Ma credo che un cambiamento di tale portata gioverebbe molto. Ci sono stati così tanti progressi negli ultimi anni che vedere oggi delle giovani ragazze come Emma e Greta prendere posizione su questioni di rilievo, è la prova che anche i giovani hanno un ruolo da svolgere”.

Malala sa che la sua battaglia è tutt’altro che finita, ma vuole incoraggiare altre persone a lottare anche individualmente. Si complimenta con le persone, in particolare con le donne, che si battono attivamente per ciò che è giusto. Grazie a piccoli cambiamenti, un’intera comunità può evolversi. Lo rende anche noto dalle tribune della rivista americana. “Ci sono centinaia di migliaia di donne e ragazze in tutte le parti del mondo che si stanno ribellando. Alcune di loro nemmeno le conosciamo – e i loro nomi potrebbero non essere mai conosciuti – ma stanno già cambiando le loro comunità”.

Si ispira al principio di educare i bambini, senza fare differenza tra i sessi. Contando sul sostegno della sua famiglia e dei suoi amici, Malala ha confessato di aver conosciuto e affrontato la depressione, ma ha comunque spiegato “Quello che dobbiamo fare è restare positivi perché la nostra tristezza non può cambiare il mondo”. Sebbene Malala da giovanissima volesse fare il medico, ora ambisce a una carriera politica. “In futuro diventerò una politica. Voglio cambiare il futuro del mio Paese e rendere obbligatoria l’istruzione”, ha dichiarato al quotidiano francese CNews.

Questa sua aspirazione non è una novità per il grande pubblico per via del suo passato e del suo attivismo. Malala al momento non è più sulle prime pagine di tutti i giornali, ma la sua vita è conosciuta in tutto il mondo. Una storia che non sarà facile dimenticare e che ha ispirato migliaia di persone.

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