Manifestazioni in Cile: “Alla conquista della dignità”.

Tradotto da Riccardo De Vanna, riletto da Lorena Papini

Antonia Zegers, una ragazza cilena di 18 anni, ha voluto condividere la sua testimonianza. Nonostante la sua giovane età, ha vissuto un momento storico del suo Paese: le maggiori proteste del secolo. Tutta la popolazione è in strada per rivendicare migliori condizioni di vita.

Come sono state queste manifestazioni?

Sono state decisamente forti. È stata una rivolta sociale. La gente era stanca e dopo un po’ esplode. Con padelle, cartelli, tutti erano fuori. Io sono andata in Plaza Ñuñoa. È un punto più tranquillo rispetto ad altre zone. Ricordo di essere uscita con le mie amiche. Avevamo preparato un cartellone sul quale avevamo scritto “La TV mente”. Ci eravamo preparate una bottiglia d’acqua con bicarbonato di sodio e limone per il gas lacrimogeno. Mia madre non voleva che uscissi visto cosa stava succedendo fuori (ride). Ma sono uscita lo stesso.

È stato molto violento. Hanno violato completamente i diritti umani. Basta guardare su Instagram per vedere le testimonianze: gas lacrimogeni, colpi di pallettoni… La polizia sparava a tutti e questo ha causato un numero importante di persone cieche e ferite.

Eravate così tanti all’inizio del movimento?

No, all’inizio erano solo studenti. Gli anziani li guardavano in modo strano. Alcuni di loro non erano nemmeno d’accordo con le contestazioni dei giovani. Ma presto si sono uniti al movimento. Adesso siamo in quarantena da marzo. Non possiamo più uscire e il movimento è stato lasciato un po’ da parte. Ma ritorneranno. Ora il problema più grande è la fame. Ci sono persone che non hanno più soldi per comprare da mangiare. Ci sono cucine comuni, ma non è sufficiente. Ci sono persone che hanno manifestato ugualmente.

I motivi della manifestazione la riguardano personalmente?

Sono arrabbiata per la situazione in cui ci ritroviamo, ma non posso lamentarmi. La mia situazione familiare è buona, mia madre ha un buono stipendio. Da un punto di vista personale non mi riguarda perché mi sento privilegiata. Ma provo empatia per gli altri. Mi manda su tutte le furie che altre persone debbano affrontare tutto questo e non riescano ad arrivare alla fine del mese.

Per quanto riguarda mia nonna, che vive con mia zia e mio cugino, percepisce una pensione accettabile. Ma è mia zia che si occupa della gestione della casa. Ma ho anche un’altra zia che non sta molto bene. Non ha grandi possibilità e non ha ricevuto alcun aiuto.

“Siamo in guerra”, ha affermato il presidente Piñera quando ha dichiarato lo stato di emergenza nell’ottobre 2019. Come sono andate le cose?

È successo proprio all’inizio delle proteste, è stato tutto molto veloce. Il Presidente ha imposto il coprifuoco e i militari controllavano le strade. Sparavano ovunque e contro tutti, senza guardare chi fosse.

Ricordo che un giorno un’amica di mio fratello ci ha chiesto aiuto. Suo padre (non ricordo cosa gli fosse successo) sarebbe dovuto andare in ospedale e nessuna ambulanza voleva andare a prenderlo. Nonostante il coprifuoco, mia madre ci è andata. Ha chiesto un certificato alla stazione di polizia proprio accanto a casa nostra ed è partita. Ero molto preoccupata quel giorno. Ha dovuto mettere una bandiera bianca in macchina per segnalare che lei “non avrebbe fatto nulla”. Ma è stata ugualmente controllata due volte. Per fortuna non è successo niente né a lei né al malato.

Mia nonna, come la maggior parte degli anziani, paragona la situazione attuale ai tempi della dittatura. Era contraria alle proteste e mi disse che saremmo ritornati a quei tempi.

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Hoy se cumplen ocho meses del inicio de la revuelta popular. Ocho meses desde aquella jornada histórica de rebelión de las y los oprimidos. El pueblo se ha organizado, ha levantado ollas comunes, canastas familiares y las organizaciones territoriales se han multiplicado en pos de la sobrevida de la clase trabajadora. Seremos francos, no nos hemos ido, tampoco hemos olvidado. El despertar no tiene que morir nunca más y por eso estamos de pie, con la frente en alto, con nuestro pueblo y más temprano que tarde recuperamos las grandes alamedas y de una vez por todas conquistaremos la dignidad para nuestro pueblo. @resistencia_visual y @primeralineaprensa Apoyo con algunos registro: Tele sur – asamblea villas unidas – Opal – piolavaguita

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Com’è possibile che semplici manifestazioni studentesche siano diventate un movimento nazionale?

La gente è stanca, è stufa di essere derubata. Tutto ciò è esploso molto rapidamente. All’inizio erano gli studenti. Protestavano contro l’aumento del costo dei biglietti dei trasporti. Li hanno aumentati di circa 20 pesos cileni (meno di 50 centesimi). Non era molto in realtà.

Immediatamente le persone sono andate a manifestare per una vita più dignitosa, in poche parole. Le pensioni sono molto basse, i medicinali sono estremamente costosi e la gente non ne può più. Ci sono persone che ricevono 20€ come pensione. Ma dove andranno a finire in questo modo? Fortunatamente nella mia famiglia siamo in una buona situazione. Mia nonna riceve di più grazie a mio nonno, 200 euro credo.

Ora che siamo stati rinchiusi in casa da qualche mese, le proteste sono state messe da parte. Ma sono sicura che ritorneranno ancora più forti. La situazione sarà peggiore, ma è necessario. Ci sono persone che in questo momento non possono permettersi di comprare cibo. Grazie alle mense comuni possono mangiare, ma alcuni poliziotti si divertono a buttare via tutto. Ci hanno anche fornito pacchi di cibo, ma non in grosse quantità. Ultimamente guardo un programma in cui si offre sostegno alle persone che chiedono aiuto. C’era una donna che ha chiesto dei computer affinché i suoi figli potessero frequentare la scuola, dal momento che prendeva i libri dall’immondizia, senza badare se erano al loro livello. Nel momento in cui ha ricevuto i computer, si sono resi conto che non aveva né acqua potabile né elettricità in casa. Stanno costruendo una piccola casa più abitabile per lei e la sua famiglia. Questa è la situazione di molte persone che vivono qui. È questo che mi fa tanto arrabbiare.

Il governo ha ceduto alle vostre richieste?

No, ci sono state riforme, ma nulla che possa allentare tutte queste tensioni.

Come ha gestito il governo la pandemia con queste tensioni sociali?

Molto male. C’è stata una cattiva gestione da parte del governo. Il ministro della Sanità disse che il virus non avrebbe mai raggiunto il Cile, mentre noi vedevamo ogni giorno le migliaia di morti in Spagna. Siamo rimasti aperti fino a quando sono stati registrati circa 34.000 casi. Poi siamo stati messi in quarantena per zone: alcune zone erano in quarantena e altre no. Poi tutti si sono ritrovati in isolamento. Non è detto che finisca presto.

Come si sono organizzate adesso le scuole?

Allora so che c’è TV Educa (TV didattica), che è un programma televisivo per la formazione scolastica dei bambini. Sono al primo anno di giornalismo all’Università di Finis Terrae. Seguo tutte le mie lezioni attraverso Zoom. Tutto è molto teorico e sta diventando un po’ stancante, ma bisogna accontentarsi. Sono convinta di aver sprecato il mio primo anno di università. Dal primo giorno di lezioni sono stata in isolamento. Non ho avuto modo di conoscere i miei compagni di corso. Poi so che alcuni di loro non hanno sempre l’attrezzatura necessaria. La mia scuola per esempio ha messo a disposizione 100 tablet. Una collega di corso del mio anno non ha un computer. Anche se può ascoltare le lezioni al telefono, ci viene insegnato a usare programmi come Photoshop e lei non può farlo.

Com’è la vita lì?

Cara per quello che la gente guadagna. Le AFP (Amministrazioni dei Fondi pensione cileni) costituiscono un problema per tutti. Si tratta di una società privata che in realtà è stata creata da un parente del presidente Piñera. Ma la gente non guadagna niente. Alcuni hanno una pensione di 20.000/80.000 pesos cileni. Quando vado a comprare il cibo, butto via circa 100.000 pesos cileni. Poi diciamo che il biglietto di trasporto è di 200.000 pesos se si ha fortuna. Il biglietto al giorno è di 700 pesos, più il cibo, più l’affitto, più il gas e tutto il resto… La gente non ce la fa più. Nelle manifestazioni, hanno chiesto dignità.

Ricordo che in Francia, in materia di diritti, tutto è più regolare. Qui è un accumulo di problemi dopo una dittatura di molte cose che non hanno funzionato. Hanno creato un paese capitalista con il Grande Mercato e abbiamo iniziato ad affondare. Dopo un po’, la bomba esplode.

Com’è andato l’anno scolastico con tutte quelle manifestazioni?

Bene, avevo buoni voti e quando le proteste sono iniziate era verso la fine del mio anno. Il PSU (un test di ammissione all’Università) non era troppo lontano da casa. Non ricordo da quanto ci sia il coprifuoco. Ma all’epoca del PSU molte persone erano già ostili. Mentre facevamo gli esami picchiavano alle finestre o altre cose. Non ricordo com’era, non ho fatto molta attenzione. Ma è stato comunque difficile.

Quando uscivamo di casa, c’erano barricate e fuoco. Dopo un po’ ci si abitua. Hanno messo a fuoco la metropolitana, le stazioni… C’è stata molta violenza e non è stato risolto nulla. Ma poi è arrivata la pandemia ed è stata la cosa migliore che potesse accadere per il governo.

Perché tanta violenza?

La gente era talmente infuriata, arrabbiata, che ricorreva alla violenza. Alcuni, non tutti. Ricordo mio fratello che gridava “pacos culiaos” (sbirri bastardi) dalla finestra. Uno di quei giorni stavo fumando in terrazza e ho visto arrivare un gruppo di ragazze. Hanno iniziato a fare la danza di “el violador eres tú” davanti al commissariato di polizia. C’erano manifestanti più “pacifisti”. Ma i media non l’hanno mostrato. Ecco perché quando le telecamere arrivavano per documentare le proteste, le hanno fatte sparire, a volte con dei colpi. Era raro vedere ciò che accadeva realmente attraverso i media. Erano più dalla parte del governo che dalla nostra. Quindi la violenza della polizia non è stata visibile agli occhi di tutti come avrebbe dovuto essere.

Non tutti erano violenti. Ma è vero che la violenza contro le donne è aumentata. Ho visto video di militari che gridavano alle donne di spogliarsi. A volte, quando venivano arrestate, ne approfittavano per toccarle. Ci sono state molte denunce, ma non è stato fatto nulla.

Che clima, che tensioni ci sono ora in questo periodo di pandemia?

Siamo tutti in isolamento. Quindi le manifestazioni sono state rimandate, ma non sono finite. Non molto tempo fa, ci sono state proteste a El Bosque, perché la gente non può più comprare da mangiare. Ma questa pandemia è stata una manna dal cielo per il governo, non in termini di morti e di strutture sanitarie, ma per quanto riguarda l’isolamento. A causa del blocco, non possiamo più uscire a protestare. Ma come ho detto, le proteste non sono finite. La gente è davvero stufa. Sono sicura che non appena tutto questo sarà finito, torneranno ancora più forti. Non dimenticherò mai quello che sta accadendo ora. Vedere tutto il popolo cantare, ballare, protestare, tutti insieme, solidali, per una causa comune, è davvero bello.

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