Mulan 2.0 : ombre sulle scelte della Disney

Tradotto da Elena Mores, riletto da Lorena Papini

Mentre si prepara ad uscire sulle piattaforme di streaming, l’adattamento del famoso film d’animazione Mulan, prodotto nel 1998 dagli studi Disney, ora diventato un costoso blockbuster dal budget complessivo di ben 200 milioni di dollari, deve fare i conti con numerosi appelli al boicottaggio. Infatti, dall’anno scorso, le polemiche si susseguono una dopo l’altra.

La leggenda di Hua Mulan risale al XIII secolo, al tempo della Cina medievale e della dinastia Song, ed è riportata in un celebre poema intitolato La ballata di Mulan. Le opere letterarie raccontano, con alcune varianti, la storia di una giovane donna che si traveste da uomo per potersi arruolare nell’esercito, sostituendo così il vecchio padre in battaglia. La ragazza si rivela una guerriera eccezionale e ritorna, colma di onore, al villaggio natale. Il suo vero sesso verrà scoperto soltanto molti mesi dopo. A questa storia si ispira il film d’animazione della Disney del 1998, che quasi tutti conosciamo, con la bella guerriera Mulan, il tradizionale animale domestico Mushu, e il coraggioso Capitano Shang. In linea con la sua volontà di produrre adattamenti live-action a partire dai propri lungometraggi animati, come già accaduto per Cenerentola (2015), La Bella e la Bestia (2017) e Il Re Leone (2019), la Disney ha deciso di fare lo stesso con “Mulan”. Il compito è stato affidato alla regista neozelandese Niki Caro. Tale adattamento sarebbe indubbiamente stato un successo, grazie al connubio vincente tra componente epica e storia d’amore, e grazie ai valori femministi veicolati dalla storia. Tuttavia non sono state prese in considerazione le manifestazioni pro democrazia a Hong Kong, la repressione del popolo uiguro da parte del governo cinese, né i vincoli economici legati alla crisi del coronavirus, che hanno colpito l’intera industria dell’intrattenimento.

Ma in che modo questi eventi hanno gettato ombra sulla pubblicità del film?

Liu Yifei: un cast controverso

Sul riadattamento live-action di Mulan sono state dall’inizio riposte grandi speranze. Appena il progetto è stato annunciato, infatti, il pubblico si augurava che il film trasmettesse valori importanti, soprattutto in un periodo in cui l’industria hollywoodiana veniva spesso accusata di whitewashing (termine che indica una pratica dell’industria cinematografica, in cui attori bianchi caucasici ottengono il ruolo di un personaggio storicamente di un’altra etnia). Proprio per scongiurare questa pratica, su Internet è stata lanciata una petizione preventiva a favore di una Mulan asiatica, intitolata: “Tell Disney You Don’t Want a Whitewashed Mulan!”, che ha ricevuto più di 100.000 firme. È stata infine l’attrice sino-americana Liu Yifei ad essere ufficialmente scelta, nel novembre 2017, per interpretare il ruolo dell’eroina cinese, una decisione che sembrava, allora, giudiziosa.  Tuttavia, durante l’anno in corso, che è quello ancora previsto per l’uscita del film, si è alzato il vento delle proteste. La causa è un tweet postato da Liu Yifei stessa il 14 agosto 2019 su Weibo, un social network cinese sul quale l’attrice conta 65 milioni di followers:


“Sostengo la polizia di Hong Kong. Ora attaccatemi pure tutti. Che vergogna per Hong Kong”

post Weibo de Liu Yifei

Post Weibo di Liu Yifei

A partire da marzo 2019, infatti, a Hong Kong si sono susseguite violente manifestazioni contro la modifica della legge sull’estradizione da parte del governo. Gli attivisti chiedono l’annullamento dell’emendamento sull’estradizione, perché lo considerano un’opportunità per la Cina continentale, nota per le sue tendenze talvolta liberticide, di intervenire nel sistema giuridico indipendente di Hong Kong. Per riassumere, i manifestanti stanno lottando duramente per salvare i pochi privilegi legali di cui dispongono. Eppure, mentre le manifestazioni hanno intenti pacifici, la polizia usa gas lacrimogeni e proiettili, sia tradizionali che antisommossa, per disperdere i manifestanti. Di fronte alla reazione violenta del governo, alla brutalità e ai numerosi arresti ingiustificati della polizia, i militanti hanno deciso di non abbandonare la causa. Al contrario, la rivolta ha acquisito spessore, e, parallelamente, si assiste ad un crescendo di violenza da entrambe le parti.

Liu Yifei

L’attrice Liu Yifei

In questo contesto, la dichiarazione dell’attrice ha fatto nascere l’hashtag “BoycottMulan”, seguito, a poca distanza, dall’hashtag “BanMulan”. Gli utenti Twitter accusano Liu Yifei di essere la peggiore scelta possibile tra le attrici che potrebbero interpretare la leggendaria eroina cinese.

Mulan nel XXI secolo: una combattente per la democrazia

Se Mulan ha combattuto nel XIII secolo per non vedere suo padre morire in guerra, l’incarnazione odierna del personaggio va ben oltre i valori familiari. Infatti, dopo aver criticato le parole dell’attrice scelta per il film, la community di Twitter non si è fermata, e ha scelto da sé gli attori del cast. Questa volta, digitando l’hashtag “TheRealMulan”, ci si imbatte nel volto di Agnes Chow, studentessa ventitreenne che, nel 2012, è entrata a far parte del movimento studentesco “Scholarism” e ne è diventata la portavoce. In origine, il movimento è nato per impedire l’introduzione di corsi di educazione morale e nazionale, voluti da Pechino, nelle scuole di Hong Kong.
Agnes Chow decide di portare avanti l’impegno militante del movimento e fonda, con alcuni compagni, il partito “Demosistō”, che letteralmente significa “difendere la democrazia”. La giovane attivista non si ferma qui, e nel 2018 si candida alle elezioni legislative di Hong Kong. Nonostante l’insuccesso, dovuto al rifiuto del governo cinese di convalidare la sua candidatura, Agnes Chow continua per la sua strada. Chow viene arrestata una prima volta, il 30 agosto 2019, per aver partecipato alle manifestazioni, e una seconda volta, il 10 agosto 2020, con l’accusa di istigazione alla secessione, violando la legge sulla sicurezza nazionale.
Il volto dell’eroe cinese moderno è dunque quello di una donna, che non combatte più contro l’esercito di un regno sconosciuto, ma contro la repressione della polizia, e per la difesa dei diritti umani, dei valori del popolo e della democrazia. Agnes Chow ha dalla sua parte gli attivisti di Hong Kong e gran parte della comunità internazionale, e sembra mettere al tappeto tanto l’industria hollywoodiana quanto i difensori della politica di Pechino.

 

Mulan

Agnes Chow, la “vera Mulan”

Polemiche su polemiche

capture d'écran tweeter

Tweet di Joshua Wong: Oggi esce il film. Ma poiché la Disney si inchina a Pechino, e poiché Liu Yifei sostiene apertamente e con fierezza gli attacchi brutali della polizia a Hong Kong, esorto tutti coloro che credono nei diritti umani a boicottarlo. #BoycottMulan

Da settembre, gli appelli al boicottaggio avviati, tra gli altri, dall’attivista filodemocratico Joshua Wong, sono ripresi instancabilmente sui social network, soprattutto in Cina, Thailandia e Taiwan. I militanti delle tre nazioni si sono uniti in difesa della causa comune, con l’hashtag “MilkTeaAlliance”. Dopo averne posticipato più volte la data di uscita a causa del Coronavirus, il film sarà finalmente disponibile negli Stati Uniti, e in altri paesi del mondo, sulla piattaforma di streaming Disney+, a partire dal 4 settembre 2020. Da notare come, per guardare il film, sia necessario pagare un prezzo aggiuntivo rispetto all’abbonamento iniziale. Sarà invece possibile averne accesso normalmente dal 4 dicembre. In Cina, dove la piattaforma targata Disney non è accessibile, il film è uscito nelle sale l’11 settembre, ed è stato nuovamente criticato.
Questo perché, nei titoli di coda, si ringraziano i dipartimenti propagandistici del Partito Comunista della Regione Autonoma dello Xinjiang, quello della città di Turpan, insieme all’Ufficio di Pubblica Sicurezza. Si ringraziano, quindi, la propaganda e la polizia. È vero che il territorio dello Xinjiang offre una cornice ideale per la realizzazione di lungometraggi, grazie ai suoi paesaggi montuosi e desertici, e che non è raro, proprio per questo motivo, che vi si girino film (compreso, appunto, Mulan). Tuttavia, è anche lo scenario di attacchi inaccettabili contro la popolazione uigura. È in questa famosa regione dello Xinjiang, infatti, che si trovano i campi di concentramento destinati agli uiguri, istituiti dal governo cinese. In un momento in cui la comunità internazionale sta iniziando a fare luce su ciò che sta realmente accadendo, e a riconoscere le gravi violazioni commesse, i suddetti riconoscimenti espressi nei titoli di coda hanno mosso l’opinione pubblica, che si è ribellata a tali scelte.

Infine, l’opinione pubblica deplora le decisioni sulla sceneggiatura prese dalla Disney, o la scelta di alcuni personaggi (ad esempio, è stata notata una strana somiglianza del padre di Mulan con Xi Jinping, attuale presidente cinese). Ci si rammarica, inoltre, della scelta di eliminare il personaggio di Li Chang, che, va ricordato, si innamora di Mulan quando è ancora convinto che sia un uomo. Nel nuovo remake, uno dei personaggi che sostituisce Li Chang sviluppa un rapporto più amichevole con la protagonista, motivo di rammarico da parte della comunità LGBT. Quest’ultima, infatti, considerava il loro rapporto un esempio di bisessualità portato sul grande schermo.

L’attivista Joshua Wong invece, rimprovera alla Disney la decisione di fare uscire il film nelle sale cinesi, prostrandosi così al governo di Pechino. È noto, infatti, come la Cina controlli rigorosamente il flusso di informazioni e di intrattenimento che circolano all’interno del suo territorio, e come i film che appaiono sul grande schermo siano di solito filtrati e censurati. Se il governo li considera accettabili, è perché il film soddisfa una serie di requisiti in linea con la propaganda, una propaganda di cui gli studios Disney sono ora accusati di essere complici.
Per concludere, con questo film la Disney sembra ricordarci che non siamo più bambini, e che viviamo ormai in un mondo dove la magia e l’innocenza volano via come aquiloni al vento.

 

Chine

I magnifici paesaggi dello Xinjiang, teatro di tutti i crimini

illustration Mulan

Mulan raffigurata come guardiana di un campo per denunciare il sostegno della Disney al governo cinese 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Badiucao, un artista “odiato dal governo cinese” per le sue illustrazioni politicamente impegnate: https://www.instagram.com/badiucao/

Fonti :

https://www.lepoint.fr/monde/le-nouveau-mulan-fait-scandale-en-remerciant-la-police-du-xinjiang-09-09-2020-2391091_24.php#

https://www.20minutes.fr/arts-stars/cinema/2855111-20200906-mulan-pourquoi-hashtag-boycottmulan-figure-parmi-plus-commentes-twitter

https://www.lemonde.fr/big-browser/article/2020/09/08/a-hongkong-la-recherche-de-la-vraie-mulan_6051405_4832693.html

https://www.thepetitionsite.com/fr-fr/505/768/292/tell-disney-you-dont-want-a-whitewashed-mulan/

https://fr.wikipedia.org/wiki/Mulan

https://www.lemonde.fr/economie/article/2020/09/08/avec-mulan-non-seulement-disney-s-affranchit-de-la-sortie-en-salle-mais-il-fait-payer-le-prix-fort-a-ses-fans_6051399_3234.html

https://fr.wikipedia.org/wiki/Hua_Mulan

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