Polonia: IVG, un diritto sempre più minacciato

Tradotto da Letizia Garlatti, riletto da Lorena Papini

Giovedì 22 ottobre, la Corte costituzionale polacca ha indurito la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), vietandola nel caso di una grave malformazione del feto. Questa decisione è stata sostenuta dalla presidente della Corte, Julia Przyłębska, in quanto la precedente legislazione sull’autorizzazione all’aborto in caso di grave malformazione del feto era contraria alla Costituzione polacca.

In seguito a tale revisione, la Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatović, si è espressa sui social, dichiarando che ciò equivaleva a un divieto del diritto all’aborto e, di conseguenza, a una violazione dei diritti umani. La Polonia è, insieme a Malta, il Paese più restrittivo sul diritto all’IVG nell’Unione Europea.

Storia del diritto all’aborto in Polonia

Il 7 gennaio 1993 fu votata una legge che mirava a vietare il diritto all’aborto. All’epoca, l’IVG era autorizzata all’interno degli ospedali pubblici in caso di stupro, incesto, rischio per la vita della madre o grave malformazione del feto. Soltanto nel 1996, l’aborto viene parzialmente autorizzato fino alla dodicesima settimana. Fino ad allora, il medico o la persona che avessero praticato l’IVG erano sospesi dalle loro funzioni per sei anni e condannati a tre anni di prigione.

Il 6 ottobre 2016, un progetto di legge che mirava a quasi eliminare il diritto all’IVG fu largamente rifiutato dai deputati polacchi – 352 voti contro, 58 voti a favore e 18 astensioni. Allora, si trattava di una pena che poteva raggiungere i cinque anni di prigione per le donne e per tutte le persone implicate. Questa proposta aveva provocato un’importante manifestazione, alla quale avevano partecipato 100 000 donne vestite di nero.

Nel 2017, il Senato francese aveva pubblicato un rapporto sulla problematica dello Stato di diritto nei diversi Paesi europei fino al 2016 – une sezione completa era stata dedicata alla Polonia (p.57). In particolare, il Senato menziona delle condizioni necessarie per aver ricorso all’aborto e presenta una tabella di dati che raccoglie il numero di IVG effettuate tra il 2002 e il 2015. Il numero di aborti effettuati è aumentato in maniera costante: passando da 159 nel 2002 a 1040 nel 2015. D’altronde, la tabella mostra che la grande maggioranza degli interventi hanno avuto luogo in seguito agli esami prenatali (996 nel 2015). Eppure, l’indurimento del 22 ottobre quasi vieta il diritto all’IVG.

Indurimento del diritto all’IVG

Tale nuova normativa stava per non essere promossa. Infatti, nel febbraio 2020, una proposta di emendamento era stata presentata da “Stop Aborto” – un gruppo di associazioni pro-vita. Questa raccomandava che la donna potesse avere ricorso all’aborto solo nel caso in cui la propria vita fosse in pericolo. Così, non si trattava più di una questione di incesto, di stupro o di una grave malformazione del feto. Il potere ultraconservatore del PiS (Diritto e giustizia) controlla il tribunale costituzionale a suo piacimento e, quindi, ha tranquillamente potuto far adottare un nuovo progetto di legge giovedì 22 ottobre. La Polonia viola sempre più spesso lo Stato di diritto, un valore che è invece protetto dall’Unione Europea, all’articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea.

Ormai, il ricorso all’IVG è solo autorizzato in caso di stupro, incesto o pericolo di morte per la donna. Nel 2019, tra i 2000 aborti praticati legalmente, la grande maggioranza era dovuta alla malformazione del feto. A partire del 23 ottobre, la mobilitazione dei pro-aborto è senza precedenti. Migliaia di Polacchi e Polacche sono scesi in strada in numerose città per far sentire la propria voce. Mercoledì 28 ottobre, le Polacche sono state sollecitate a scioperare per le dimissioni del governo del PiS di Jarosław Kaczyński. Secondo le organizzazioni non governative (ONG), ogni anno, più di 200000 aborti sono realizzati clandestinamente in Polonia o all’estero. I militanti e le ONG temono, quindi, che il numero di IVG illegali continui ad aumentare.

E gli altri Paesi dell’Unione Europea?

All’interno dell’Unione Europea, 23 Paesi su 27 hanno legalizzato l’aborto. La Finlandia è la sola nazione ad autorizzarla a certe condizioni. L’IVG è possibile prima dei diciassette anni, dopo i quaranta e in caso di problemi finanziari, sociali o di salute. Perciò, è relativamente facile ottenere il diritto all’aborto. In Belgio, Germania e Spagna, il diritto all’IVG è autorizzato senza condizioni all’interno di un termine legale di quattordici settimane. Al contrario, il ricorso all’aborto è completamente vietato a Malta, dove le donne ed i medici rischiano fino a tre anni di detenzione incondizionata.

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