La regolamentazione delle criptovalute, un rompicapo legislativo

TRADOTTO DA CLAIRE SIRITO-OLIVIER E CORRETTO DA ELENA MORES

Anonime e indipendenti da tutto il sistema politico, le criptovalute dividono gli Stati dal punto di vista legislativo. Se certi paesi sono molto reticenti e tentano di adattare le loro normative a questo entusiasmo per il digitale che richiama quelloper i tulipani olandesil del XVIIsecolo, altri danno il via libera all’uso delle nuove criptovalute.

Mentre il pianeta è affascinato dgli aumenti interessantie dalle discese ancora più spettacolari del Bitcoin, del Litecoin, dell’Ether e delle altre monete virtuali, gli Stati devono prendere posizione di fronte a questa innovazione digitale . Sfruttando la tecnologia della blockchain – base di dati digitale e decentralizzata che permette di stoccare e di trasmettere le informazioni con sicurezza -, le criptovalute comportano dei rischi legati alla loro natura di monete indipendenti, ma rappresentano ugualmente un vero e proprio vantaggio competitivo sul campo finanziario e tecnologico.

Le criptovalute non offrono lo stesso livello di sicurezza di una moneta classica

Utilizzate come metodo di pagamento per acquistare diversi beni e servizi, le criptovalute possono ugualmente essere scambiate con valute più convenzionali o servire da finanziamento in occasione di raccolte di fondi -Initial Coin Offerings-. Queste transazioni si fanno dunque in peer-to-peer senza la sorveglianza delle autorità finanziarie regolamentari che potrebbero controllare gli agenti. Il corso è determinato dall’offerta e dalla domanda spesso volatile delle criptovalute, la cui quantità è limitata. Ad esempio, l’emissione massima del Bitcoin è stata fissata in anticipo a 21 milioni di unità. Così, al fine di prevenire un’inflazione, questa moneta è limitata nella sua crescita. Tuttavia i Bitcoin possono essere divisi per rimediare al problema della scarsità, ma è tutta un’altra questione .

In tal modo il sistema delle criptovalute non offre gli stessi livelli di sicurezza, soprattutto dal punto di vista della lotta contro il riciclaggio di denaro sporcoe il finanziamento del terrorismo né di stabilità rispetto alle monete più convenzionali. Questi elementi spiegano dunque la reticenza di certi paesi a lanciarsi nell’avventura delle criptovalute.

«Nessun rischio per la stabilità finanziaria mondiale»

Nell’incontro dei ministri del G20 del marzo scorso, il Consiglio di stabilità finanziaria (FSB) ha rifiutato le richieste di diversi paesi di regolamentare le criptovalute. Il suo presidente, Mark Carney, ha ricordato, in particolare, che le criptovalute rappresentano meno dell’1% del PIL mondiale e dunque “non fanno correre alcun rischio alla stabilità finanziaria mondiale”. Inassenza di azioni coordinate, i paesi reagiscono in modo diverso alla questione della regolamentazione. Se alcuni, come il Vietnam, il Marocco oppure il Nepal, hanno preferito vietare questa innovazione digitale, altri, come la Svizzera, la Bielorussia o Malta hanno deciso di adottare un’atteggiamento pro-criptovalute ma a livelli diversi.

La Svizzera all’avanguardia sulle criptovalute

Favorevole allo sviluppo delle blockchain e delle criptovalute, la Confederazione Elvetica accoglie numerosi progetti. Soprannominata « Cripto-Valley », il cantone Zoug ha visto nascere la seconda moneta criptografica più importante, l’Ether, mentre gli abitanti di Zurigo possono accreditare il loro conto bancario in Bitcoins in alcuni distributori automatici semplicemente uscendo in strada. Nel 2017 quattro delle sei più grandi ICO (Initial Coin Offerings) sono state realizzate in Svizzera. La FINMA (l’Autorità federale di vigilanza dei mercati finanziari) aveva già applicato “il commercio tramite monete elettroniche (bitcoin, ecc) e l’utilizzo di un sistema di pagamento” alla legge sul riciclaggio di denaro sporco, prima di pubblicare, nel febbraio del 2018, la Guida pratica per i problemi di assoggettamento riguardanti le “initial coin offerings” (ICO). In questo modo la Svizzera si posiziona come un paese aperto all’innovazione delle criptovalute ma che ha fortemente adattato la sua legislazione per rispondere ai cambiamenti.

La Bielorussa lo considera un modo di attrarre nuovi investitori

Meno visibile sulla scena internazionale, la Bielorussia è tuttavia stata un paese innovatore nel campo della legislazione con il decreto sullo sviluppo dell’economia digitale, firmato dal presidente Loukachenko alla fine del 2017. In questo testo, il paese si dichiara aperto agli sviluppi delle blockchain e delle criptovalute. “La principale ragione di questo tentativo di regolamentazione della tecnologia delle blockchain e delle criptovalute è la ricerca di nuovi modi di attrarre gli investitori stranieri al fine di stimolare lo sviluppo della Bielorussia” spiega nel Giornale Internazionale Illia Salei, socio anziano di Borovtsov & Salei, studio legale bielorusso.

Così, le transazioni tramite criptovalute sono autorizzate sul suolo bielorusso e sono esenti da imposta fino al 2023. Le regole per assumere gli stranieri sono state alleggerite per gli specialisti informatici e le aziende che lavorano in questo campo potranno facilmente diventare membri del “Parco delle tecnologie avanzate”. “Al momento sono in modo particolare gli specialisti bielorussi, riconosciuti come i programmatori più qualificati al mondo, che attraggono gli investitori stranieri”, sottolinea Illia Salei.

I problemi di sicurezza internazionale, dell’evasione fiscale, della lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo sono preponderanti nella regolamentazione delle criptovalute. Nel suo comunicato, il G20si impegna in particolare ad applicare le norme del GAFI (Gruppo d’ Azione Finanziaria).

Così, l’anno 2018 sarà marcato dal punto di vista regolamentare da questa potenziale “tulipanomania” dei tempi moderni.

 

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