Rivolta ad Haiti

Tradotto da Elisa Rossi, riletto da Lorena Papini

Haiti è la prima Repubblica nera libera. Il suo motto: “l’unione fa la forza”. Ciò nonostante, dal 2019 è costretta a fare i conti con una grave crisi a causa di un enorme scandalo di corruzione di più di due miliardi di dollari. La popolazione è allora insorta per manifestare e destituire il Presidente attuale, Jovenel Moïse.

Una situazione catastrofica

Da ottobre 2019, Haiti affronta una crisi politica, sociale, economica, umanitaria e ormai anche sanitaria. Secondo la Banca Mondiale, oltre il 60% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà con meno di 2,41 dollari al giorno. Certe famiglie possono fare un solo pasto al giorno per nutrirsi. Inoltre, l’inflazione ha raggiunto il 20%, cosa che comporta numerosi licenziamenti. Il diritto alla salute è inesistente in questo Paese a causa della sua povertà, e le scuole sono attualmente chiuse dall’inizio delle manifestazioni.

Haiti è noto per essere uno Stato instabile a causa dei colpi di stato, delle crisi politiche e delle catastrofi naturali. Nonostante i 14 miliardi di dollari dati ad Haiti in seguito al terremoto del 12 gennaio 2010, il governo non ha arginato la povertà. Al contrario, da questa catastrofe il Paese è ancora più povero e la legge non è più rispettata. I lavori di ricostruzione intrapresi dopo il terremoto non riflettono i miliardi che sono stati versati come aiuti a questo Stato.

La popolazione cerca di sopravvivere come può, visto che le promesse fatte dal governo e dalle ONG non sono state mantenute. La Croce Rossa internazionale non è più presente mentre la povertà è ancora estrema; per quanto riguarda la Croce Rossa di Haiti, cerca di aiutare, ma non dispone di quasi alcun mezzo.

La regione di Canaan, l’immagine della povertà

Canaan, situata a una ventina di chilometri dalla capitale, è diventata una bidonville. Questa regione ha una popolazione di circa 300 mila abitanti. Non c’è acqua corrente o elettricità. Numerose donazioni sono state fatte per questa regione duramente colpita dal terremoto del 2010. Ciò nonostante, la popolazione dichiara di non aver visto nemmeno un soldo delle donazioni, e che il governo se ne è riempito le tasche.

Le sole costruzioni che sono state date a questa regione sono quelle che gli abitanti hanno costruito da sé. Non ci sono ospedali, edifici di prima necessità, nemmeno medici. Le sole scuole sono quelle che la popolazione ha creato da sé. La sola sorgente d’acqua è quella che è stata messa a punto da un pastore per tutta la popolazione: il governo non vi ha dunque partecipato.

La popolazione di Canaan dichiara che nessuna ONG è andata ad aiutare a ricostruire o a sostenere gli abitanti.

L’inizio della crisi a Luglio 2018

È stato nel luglio 2018 che tutto è cominciato: il governo, diretto da un amico inesperto del Presidente Jovenel, ha voluto aumentare considerevolmente il prezzo del carburante. Ma, avendo questa misura provocato delle manifestazioni, il governo vi ha rinunciato.

Le ragioni della crisi attuale: corruzione e Petrocaribe

I manifestanti chiedono un cambiamento del sistema di governo da quando la Corte Suprema dei Conti ha reso pubblica l’implicazione del Governo in uno scandalo di corruzione. L’inchiesta della Corte Suprema dei Conti non è ancora conclusa. La popolazione manifesta anche contro alcuni Paesi, per esempio gli Stati Uniti, il Canada e la Francia, ritenendo che questi Paesi lascino volontariamente Jovenel al potere. Gli abitanti di Haiti denunciano anche la scarsità di cibo e carburante.

Inoltre, richiedono trasparenza rispetto agli aiuti apportati dal Venezuela nell’ambito del programma PetroCaribe dal 2008 al 2018. Il PetroCaribe è un accordo creato nel 2005 tra diversi Paesi caraibici e il Venezuela. Questo programma permette ai Paesi dei Caraibi di acquistare del petrolio a prezzi ridotti, ma si tratterebbe in realtà di un’autentica manovra di corruzione da parte del governo haitiano dal 2008.

Il costo della corruzione dei differenti governi di Haiti si eleverebbe a più di due miliardi di dollari. I manifestanti reclamano quindi l’arresto di tutte le persone coinvolte. Il decreto di emergenza votato in seguito alla catastrofe naturale del 2010 è stato abusivamente utilizzato dei sei governi precedenti, permettendo ad alcuni ministri di arricchirsi.

Inoltre, il Venezuela ha prestato dei soldi ad Haiti, che la popolazione già povera deve rimborsare pur non avendone beneficiato.

Il Presidente di Haiti e la corruzione

Jovenel Moïse, attuale Presidente della Repubblica di Haiti, è un ex imprenditore salito al potere nel febbraio 2017. Ciò nonostante, la sua vittoria, che è basata su appena il 20% di partecipazione alle elezioni, è sospettata di essere fraudolenta. Sarebbe anche lui coinvolto nello scandalo di PetroCaribe tramite la sua azienda Agitrans.

Inoltre, le elezioni legislative del 2019 non sono state organizzate come avrebbero dovuto. Jovenel ha formato un nuovo governo nel marzo 2020, senza disporre dell’appoggio del Parlamento.

(photo) Jovenel Moïse, Presidente della Repubblica di Haiti dal 2017.

Di fronte alle rivendicazioni della popolazione, il Presidente attribuisce le responsabilità agli oligarchi che avrebbero il controllo del governo. Ha dichiarato in un comunicato stampa che non sarebbe stata usata forza sui manifestanti; ciò nonostante, ci sono stati numerosi morti e feriti nel corso delle manifestazioni. Di fronte alla rivolta, il Presidente di Haiti ha perso la propria legittimità, e ne viene richiesta la destituzione.

Le manifestazioni

Numerosi scontri hanno avuto luogo con le forze dell’ordine durante gli assembramenti. Nel gennaio 2020, la rivolta aveva già causato una cinquantina di morti e un centinaio di feriti.

Nel centro città, i principali assi stradali sono bloccati da incendi per non far passare le macchine, sinonimo di ricchezza ad Haiti. Il Paese è completamente paralizzato. Le università sono chiuse a loro volta, e gli studenti partecipano alle manifestazioni. Questi ultimi vogliono un cambio di rotta nel loro Paese.

Alcuni poliziotti si sono uniti ai manifestanti e affrontano i militari, in particolare il gruppo “Fantasma 509”.

Vengono utilizzate armi da fuoco, e la crisi di Haiti si è trasformata in una guerra civile.

Il Covid-19: un’altra crisi da affrontare

Il Covid-19 non fa che aggravare la crisi haitiana e la sua povertà. Il governo e il suo Presidente non hanno saputo placare le manifestazioni legate allo scandalo della corruzione, e non hanno saputo nemmeno gestire la crisi sanitaria del Covid-19. Il prezzo dei prodotti di prima necessità non smette di aumentare. A causa di una mancanza di strutture, la maggior parte degli studenti che avevano già perso dei giorni di scuola a causa delle manifestazioni, non possono nemmeno seguire i corsi a distanza. Il governo ha annunciato che l’anno scolastico non sarà valutato.

Potrebbe interessarti anche