TRADOTTO DA CLAIRE SIRITO-OLIVIER E CORRETTO DA SILVIA MONTORSI

Il « caso SENAME » – Servizio Nazionale dei minori – si trova al centro del dibattito pubblico in Cile. I diversi drammi che lo circondano sono regolarmente sulla prima pagina dei giornali nazionali, senza che nessuna misura venga a risolvere i problemi d’insicurezza periodicamente rivelati dai notiziari di cronaca, che riportano fatti invariabilmente sordidi a proposito del Servizio.

Se da un lato le cause del problema sono state identificate da molto tempo grazie al lavoro dell’UNICEF e di diverse ONG per la protezione dell’infanzia, dall’altro lato le soluzioni politiche presentate dal governo uscente di Michelle Bachelet non hanno cambiato niente. Evidente mancanza di comunicazione, proposte insufficienti fatte durante la campagna elettorale: numerose questioni rimangono in sospeso.

Modificare rapidamente e massivamente il sistema

Creato nel 1979, il Servizio Nazionale dei minori (SENAME) è un’istituzione statale incaricata sia della protezione dei bambini che degli adolescenti vulnerabili e di quelli che hanno dei problemi con la legge. Inoltre, il servizio si occupa anche del controllo del processo d’adozione in Cile.

Da quando è stata avviata un’inchiesta sul funzionamento del SENAME, parzialmente finanziata dal fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF), gli occhi sono puntati su quello che si svolge all’interno dell’istituzione. Se si può parlare di un “caso SENAME”, è perché il rapporto proveniente dall’inchiesta non lascia spazio al dubbio: gli abusi sessuali, le violenze e il maltrattamento ne sono una pratica comune, senza parlare di altre disfunzioni come l’assenza di scolarizzazione, il consumo di supefacenti e le uscite notturne dei minorenni.

Tuttavia, quel che ha realmente indignato l’opinione pubblica e messo il caso SENAME al centro del dibattito pubblico è il tentativo da parte del potere giudiziario di seppellire il rapporto, mantenendolo occulto fino a marzo 2013, prima che le rivelazioni del giornale d’inchiesta Ciper sollevassero il velo sul caso.

Ricordiamo che il Cile è uno dei paesi firmatari della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, la quale propone una visione integrale della protezione di bambini e adolescenti garantendo loro diritti sociali, economici, culturali e politici. Se da un lato il comitato in carica di verificare periodicamente l’armonia tra la Convenzione e i diritti del Cile ha riconosciuto gli sforzi legislativi per proteggere i diritti dei minorenni, il caso SENAME era tuttavia rimasto un punto interrogativo fino al 2013.

Queste violazioni dei diritti umani che avvelenano l’istituzione sono causate da anni di assegnazioni sbagliate delle risorse, dalla mancanza di vigilanza, dalla mancanza di formazione del personale e dalla scarsa trasparenza nell’utilizzo dei fondi pubblici da parte dei subcontraenti privati incaricati del 63% dei centri del SENAME.

All’interno di questi centri, i giovani che sono oggetto di una condanna giudiziaria e quelli presi in carico per delle ragioni di vulnerabilità (assenza di tutori legali, povertà, ecc.) vivono insieme senza nessuna forma di separazione. Il rapporto che abbiamo menzionato è inequivocabile: il 25% di questi giovani vive in una situazione di pericolo costante, causato da problemi cronici come l’insalubrità, il ritardo scolastico, i periodi di internamento estesi in modo arbitrario senza che nessun contatto venga mantenuto con le famiglie e i cari. Il rapporto lancia l’allarme, occorre modificare rapidamente e massivamente il sistema.

Tra la letargia delle autorità pubbliche e l’avidità del settore privato, la situazione si deteriora

Quattro anni dopo il caso, nonostante sia stata fatta luce sull’atrocità del sistema e siano stati pubblicati diversi documenti da parte di ONG che propongono delle misure precise di miglioramento, la situazione non è cambiata.

L’11 aprile 2016, Lissette Villa è il terzo bambino a perdere la vita in un centro del SENAME in 24 mesi. La bimba di 11 anni, presa in carico per delle storie di abusi sessuali, à deceduta a seguito di una crisi medica che il personale senza formazione non ha saputo gestire. Tuttavia, la legge impone la presenza di personale medico specializzato all’interno dei centri. Questa tragedia testimonia la dura realtà di oltre centomila bambini nelle mani dello Stato.

Un anno dopo, nel 2017, una nuova inchiesta è stata realizzata grazie all’azione congiunta del potere giudiziario e dell’UNICEF. Il resoconto non è stato pubblicato, ma il Centro d’Investigazione Giornalistico (Ciper) è di nuovo riuscito ad entrarne in possesso. La situazione non è migliorata: ancor peggio, le risorse assegnate alla formazione sono state ridotte a un quarto e migliaia di euro di denaro pubblico si sono persi tra le mani dei subcontraenti privati.

Le soluzioni proposte da Sebastian Piñera, il presidente neoeletto

Sebastian Piñera è tutt’altro che uno sconosciuto nella scena politica del Cile. Questo miliardario, che rappresenta la destra economica liberale, aveva già ottenuto la presidenza del paese tra il 2010 e il 2014. Piñera predica l’ordine pubblico e viene associato ad una buona salute per il mercato del lavoro, almeno dal punto di vista delle imprese. Tuttavia, la sua reputazione è compromessa da diversi casi di corruzione. Il presidente neoeletto è anche oggetto dell’odio di una parte della popolazione che soffre della povertà generata dall’AFP, il sistema pensionistico introdotto da suo fratello. È comunque stato eletto a scapito del candidato di centro-sinistra Alejandro Giller, che portava il bilancio di Michelle Bachelet, la presidente uscente.

Sebastian Piñera non può scappare dalle sue responsabilità puntando il dito contro il precedente governo e addossandogli tutta la colpa: il caso SENAME è scoppiato quando lui era al potere. Durante la campagna presidenziale, i due uomini hanno presentato delle proposte simili: proseguire lo sforzo della presidenza attuale in ambito legislativo, riorganizzare il SENAME per farne un luogo dove i diritti dell’infanzia sono rispettati, applicare le raccomandazioni dell’UNICEF.

Il socialista si è concentrato sull’importanza della scolarizzazione e dell’accesso alla salute. Dal canto suo, il conservatore ha sottolineato la necessità di aiutare le famiglie per prevenire le situazioni di vulnerabilità, e propone di mettere in atto un sistema di sanzioni contro i centri che non rispettano i criteri legali.

Eppure queste proposte hanno un sapore amaro. In quattro anni, otto progetti di legge hanno visto la luce e i pochi che sono stati promulgati non hanno avuto effetti sostanziali. Nessuno aveva l’obiettivo di separare i bambini presi in carico per ragioni di vulnerabilità da quelli presenti nei centri per aver commesso dei delitti. I candidati per la carica presidenziale non hanno nemmeno evocato la questione.

Insomma, sembra poco probabile che il Servizio subisca una revisione profonda nel corso dei prossimi anni.

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