Enfant ouïghour. Crédit DR.

The Trail from Xinjiang: l’amaro racconto della vita dei “ladri uiguri”

TRADOTTO DA SILVIA MONTORSI E CORRETTO DA VALENTINA NIEDDU

L’opposizione politica tra i separatisti uiguri e il regime di Pechino è sempre attuale. Molto meno discussa è, invece, la questione dei problemi sociali legati a questa minoranza. Il film-documentario The Trail from Xinjiang punta i riflettori sulla fuga e sulla tratta dei bambini uiguri.

Au capital de Xinjiang, des slogans écrits en chinois et en ouïghour, signifie « notre Xinjiang est un bon endroit ». Crédit Yang Tengxiang.

Nella capitale dello Xinjiang, degli slogan scritti in cinese e in uiguro che significano “il nostro Xinjiang è un bel posto”. Crediti Yang Tengxiang.

Le capital de la région autonome ouïghour du Xinjiang. Crédit Yang Tengxiang.

La capitale della regione autonoma uigura dello Xinjiang. Crediti Yang Tengxiang.

Gli Uiguri sono una delle minoranze riconosciute dalla Cina. La popolazione, originaria dello Xinjiang, è in gran parte musulmana e di lingua turca. Dopo la sua annessione alla Cina nel 1759, questa regione ha conosciuto dei brevi periodi di indipendenza nella prima metà del XX secolo. In seguito si sono susseguiti innumerevoli scontri tra i separatisti uiguri ed il regime cinese. A livello sociale, le tensioni sono altrettanto palpabili. L’etnia Han, maggioritaria in Cina, nutre numerosi pregiudizi nei confronti di questa minoranza.

Frattura sociale e vagabondi uiguri

A partire dagli anni ’90, al di fuori della regione autonoma uigura dello Xinjiang, il numero di bambini uiguri che rubano per vivere è aumentato in modo considerevole. Fino al 2013, secondo il rapporto di Alimujiang Yimiti, pastore protestante originario della regione dello Xinjiang, i vagabondi minorenni uiguri rappresentavano il 10% del totale dei bambini “esiliati” nelle zone limitrofe. Il numero di questi ultimi era stimato a 100.000 minori e la maggior parte di questi bambini proveniva dal sud dello Xinjiang. A causa delle differenze culturali e religiose, essi si ritrovavano esclusi e discriminati: quella di “ladro uiguro” è diventata un’etichetta apposta all’insieme di questa popolazione. Il cliché è sintomo di una frattura sociale.

La povertà, la mancanza di risorse educative e la situazione famigliare sono le principali spiegazioni delle fughe e della tratta di minori da parte degli stessi Uiguri. Inoltre, in questa regione, la situazione è aggravata dalla mancanza di infrastrutture per i trasporti, condizione indispensabile allo sviluppo economico.

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Bisogno di prospettive

Nel 2003, il loro numero oscillava tra i 3.000 e i 6.000 individui. Questi bambini ambulanti errano nelle regioni di frontiera sviluppate, nell’est della Cina, e tendono a spostarsi verso piccole città all’interno del paese. Nella primavera del 2011, il governo autonomo dello Xinjiang ha annunciato che tutti i bambini di strada sotto i 16 anni sarebbero stati accolti e riportati alle loro famiglie. Tuttavia, essendo cresciuti fuori dalla loro regione d’origine, fanno fatica ad integrarsi, e una volta rientrati nello Xinjiang ritornano generalmente alla vita vagabonda. Secondo il rapporto di Alimujiang già menzionato, il loro numero è in aumento dal 60 al 70%.

The Trail from Xinjiang, film-documentario realizzato da Dongnan Chen, mette in luce le amare esistenze dietro al fenomeno. Uscito nelle sale degli Stati Uniti nel 2013, il docufilm verrà proiettato in Cina due anni più tardi, in una libreria di Xiamen, città della provincia di Fujian. La regista mette in scena la vita di tre ladri uiguri. Attraverso delle scene modeste, scopriamo gli aspetti critici della vita dei tre giovani ventenni e “ladri vagabondi” Musha, Aili, e Xiaomusha. Non avendo potuto integrarsi all’etnia Han, intrattengono rapporti soltanto con degli Uiguri e degli Huis, altra minoranza musulmana. “Ho l’impressione che avessero bisogno di esprimersi”, afferma la regista in un’intervista per il sito Guyu, “forse è la ragione per cui hanno accettato di essere filmati. Ma non credono che questo film li aiuterà”, continua Dongnan Chen.

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“Gli Uiguri non sono esseri umani”

Il giovane Musha ha una grande voglia di vedere il mondo aldilà della loro regione sperduta. Era andato a Shanghai, ma all’epoca non era riuscito a trovare un lavoro né a sostenere il costo della vita. Arrivato ad Anyang, città del nord della provincia dello Henan, situata nel centro-est della Cina, fa il palo mentre i suoi complici rubano. In seguito, diventa tossicomane e sieropositivo, tormentato dal rimpianto. “Se potessi ricominciare la mia vita, non lascerei mai la mia famiglia. Ma con la mia malattia non ci tornerò più”, spiega.

Aili, a differenza di Musha, è stato venduto per 3.000 yuans [375€, ndr] da un membro della sua famiglia. Si è visto costretto a rubare per l’uomo che l’ha comprato, malgrado le sue reticenze. “Non voglio essere uiguro, gli Uiguri non sono esseri umani. Appena avrò guadagnato 3.000 yuan, tornerò a Xinjiang”, afferma. Dietro alle sue parole contraddittorie e al tono furioso traspare la sua nostalgia profonda. È stato trovato morto nel 2012. La causa del suo decesso resta sconosciuta. Xiaomusha è un’altra vittima della tratta, il suo braccio è coperto dai lividi delle punture legate all’assunzione di droghe, che il suo padrone utilizza per controllarlo.

Il film è stato realizzato con l’aiuto di Jiaquan, volontario di un’associazione cittadina che ha lo scopo di lottare contro i furti. “All’inizio si è ostili verso i giovani uiguri. Dopo averli catturati diverse volte, inizio a capirli meglio. Provo pietà per loro e voglio aiutarli”, spiega davanti alla cinepresa di Dongnan Chen. I vagabondi uiguri erano in prima pagina sui media cinesi tra il 2011 e il 2014. Oggi, il problema sembra essere ricaduto nell’oblio.

Foto del Banner: bambino uiguro. Crediti DR.

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