Treedom: 10 anni di impegno per l’ambiente

Tradotto da Lorena Papini, riletto da Federica Salzano

Nel 2010 a Firenze Treedom si lanciava sul mercato con un progetto ambizioso: vendere veri alberi a distanza, e permettere ai compratori di seguire la loro vita e la loro crescita. Dieci anni più tardi, quali sono i risultati, e quali le prospettive?

«A quell’epoca andava di moda Farmville, quel gioco per cui costruivi la tua piccola fattoria virtuale, la facevi crescere, la coltivavi. Federico Garcea, uno dei fondatori, per cercare di colpire una ragazza a cui il gioco piaceva, lo curava moltissimo, tanto da pagare soldi veri per accrescere, abbellire e piantare alberi in questa fattoria. Tommaso Speroni, che era suo amico da tempo, lo vedeva fare questo e diceva “Fammi capire, stai pagando soldi veri per piantare alberi virtuali? È una follia! Almeno fossero alberi veri…” Da questa presa in giro è nato il primo seme di quella che sarebbe diventata Treedom». Queste sono le parole di Tommaso Ciuffoletti, content manager della piattaforma, che ci ha concesso un’intervista.

Quindi, cos’è Treedom? Il servizio principale offerto dalla piattaforma online è l’acquisto di alberi, che vengono piantati e coltivati da agricoltori di Paesi in via di sviluppo. Ma, ovviamente, il lavoro non finisce qui.

Un legame virtuale attraverso gli alberi

Lo scopo della piattaforma è di piantare alberi. Ma come, e dove? «Noi realizziamo progetti agroforestali, che, per intenderci, significa che questi alberi convivono fra specie diverse: cerchiamo piccoli appezzamenti di contadini che partecipino ai nostri progetti e piantiamo un mix di specie che siano capaci di collaborare tra loro apportando dei benefici all’ambiente», risponde Ciuffoletti. «Per esempio, ci sono delle piante che hanno la capacità di fissare azoto nel terreno, e piantarli in consociazione con coltivazioni di mais aiuta a far sì che queste non consumino troppe sostanze dal terreno.»

Questo modello comporta anche uno sforzo importante nell’istruzione degli agricoltori che coltiveranno questi sistemi. Ciuffoletti aggiunge: «Da questo punto di vista, un albero è una garanzia molto maggiore delle colture stagionali a lungo termine, perché ha una necessità di cure ed una fragilità maggiore nei primi anni di vita, ma negli anni adulti ha costi di manutenzione pari allo zero ed una capacità produttiva.»

La capacità produttiva è il secondo aspetto dei progetti di Treedom. Infatti, l’agricoltore che si prende cura dell’albero può sfruttarne i prodotti secondo le sue necessità. Un incitamento alla microimpresa, quindi, ma anche un sostegno per il futuro. «Ci sono dei paesi dove si accettano come forma di pagamento delle rette scolastiche i frutti; si può far studiare dei bambini» dice Ciuffoletti. Prosegue: «Gli agricoltori ai quali proponiamo i nostri progetti a volte mi credono pazzo. Offriamo delle piante da coltivare e lasciamo loro i frutti. In cambio non vogliamo nulla, solo una foto da caricare sul sito, e che loro tengano aggiornata la pagina del profilo individuale dell’albero. Devo quindi spiegar loro che il nostro obiettivo è quello di creare legami tra l’acquirente dell’albero e l’agricoltore. Questi legami sono materializzati nel profilo individuale dell’albero e nella foto geolocalizzata.»

Prospettive di espansione

Treedom è una piattaforma giovane e in espansione. Ha quindi parecchi mercati e settori ancora da esplorare. In effetti, secondo Ciuffoletti: «La nostra sede operativa è in Italia, ma abbiamo una sede in Germania, e stiamo sviluppando anche il mercato in UK. Poi, forse, ci apriremo ad altri mercati europei, ma mantenendo un certo equilibrio. Comunque, già ora si può acquistare sul nostro sito da tutto il mondo. Facciamo anche parte di una rete d’imprese, le B-Corps, che si distinguono per il loro impegno e i loro alti standard in ambito sociale ed ambientale. E’ veramente importante sapere che non siamo soli nel nostro impegno.»

Un nuovo impegno per la biodiversità

Accanto all’attività agricola di Treedom, la direzione da seguire è quella della biodiversità: «Stiamo sperimentando un progetto pilota in Tanzania, dove agli alberi associamo l’installazione di arnie per api. Questo da un lato per dare prodotti extra, il miele e la cera, ed offrire un’ulteriore fonte di guadagno al contadino, dall’altro, perché significa completare il lavoro sul fronte biologico, arricchendo la biodiversità tramite l’associazione di alveari con la coltivazione delle specie tipicamente da fiore, mellifere, e quindi adatte alla produzione di miele: si chiude bene il cerchio. Ad esempio, ci sono piante che, se impollinate dalle api, danno frutti più grossi, ci sono degli studi che lo dimostrano, perché l’ape sceglie il momento giusto per impollinare. Non ci sono sempre le condizioni per replicare questo tipo di progetti, ma, laddove i progetti lo consentiranno, credo che questo sia un lavoro da fare, perché le ricadute sono incredibilmente positive» spiega Ciuffoletti.

Bilancio

In dieci anni di storia, Treedom ha operato per apportare la sua parte di benefici al pianeta. Benefici per l’ambiente, certo, ma anche per l’economia e la società dei Paesi coinvolti nei progetti.

La grafica del del sito fa pensare a quella di un videogioco, con la possibilità di creare foreste e regalare i propri alberi. Tuttavia, l’effetto di questo gioco è assolutamente reale e visibile, con più di 600 000 alberi in tutto il mondo. Per usare, ancora una volta, le parole di Ciuffoletti: «Il singolo albero ha senso in quanto partecipa insieme ad altri a realizzare un progetto, e quello noi raccontiamo nel tempo […] Il numero può raccontare una parte della storia, ma la parte più importante è quella che c’è oltre il numero.»

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