Trump: un uccellino ingabbiato dai social media?

Tradotto da Letizia Garlatti, riletto da Lorena Papini

Twitter, Facebook, Instagram, Snapchat e YouTube hanno censurato l’ex presidente Americano Donald Trump. Dalla chiusura dei suoi account al blocco di certe pubblicazioni, queste decisioni straordinarie fanno seguito alle violenze avvenute al Campidoglio il 6 gennaio 2021.

Dopo aver letto un sondaggio: “Lei é favorevole alla decisione dei social media di chiudere gli account di Trump? Sì o no”, le risposte mi sono sembrate piuttosto limitate. La risposta é più complessa e solleva un dibattito interessante nell’opinione pubblica.

L’opinione pubblica favorevole?

La maggioranza delle persone che hanno risposto al sondaggio era favorevole alla decisione presa dai social. Infatti, é evidente che le affermazioni fatte da Trump in occasione del suo discorso del 6 gennaio 2021 erano preoccupanti, arrivando addirittura a minacciare la democrazia: egli aveva incitato i suoi simpatizzanti a riunirsi davanti alla sede del Congresso americano per esercitare pressione durante la cerimonia di certificazione della vittoria di Joe Biden all’elezione presidenziale.

Donald Trump ha costantemente usato i social durante il suo mandato, soprattutto per contestare i risultati dell’elezione elettorale del 2020, spesso a danno dei media. Molte volte i social sono stati giudicati passivi di fronte alle dichiarazioni non moderate di alcuni utenti, in quanto non hanno preso nessuna misura. Oggi, i social sono criticati per aver agito troppo tardi ed in maniera radicale. Eppure, secondo Alain Fracho, editorialista a Le Monde specializzato negli affari internazionali, i social potrebbero essere considerati di natura privata. Effettivamente, secondo Matthias Friehe, professore di Diritto Costituzionale e Amministrativo in Germania, la libertà d’espressione di Trump é protetta dal primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, unicamente a riguardo di questo Stato e non contro una potenza privata.

La questione della libertà d’espressione

Chi sará il prossimo a essere silenziato?” domanda l’avvocato di Donald Trump, Rudy Giuliani. La censura dei social pone la questione dei limiti della libertà d’espressione nel nuovo mondo digitale. La libertà d’espressione é una libertà fondamentale garantita dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”. Tutti, compreso Trump, hanno quindi il diritto di avere le proprie opinioni ed idee, ed esprimerle con qualsiasi mezzo.

Così, l’azione dei social media lascia dei dubbi. Si potrebbero sollevare molte domande: chi ha la legittimità a limitare i diritti e le libertà di questo spazio digitale?

                                                                   

La regolamentazione della libertà d’espressione da parte dei social

Si tratta di un “punto di svolta nella battaglia per il controllo dell’informazione” secondo Edward Snowden, il celebre informatore. Infatti, le informazioni diffuse sui social media sono spesso visualizzate da migliaia di utenti in poco tempo. I social esercitano un controllo dell’informazione soggetto a critiche, spesso accusato di diffondere fake news (notizie false), e sono anche accusati di incitare alla violenza, in particolare con la diffusione di video di armi o uccisioni. É questo il motivo per cui Cédric O, segretario di Stato al digitale in Francia, sottolinea che “La regolamentazione del dibattito pubblico da parte dei principali social media riguardo le loro sole CGU (Condizioni Generali di Uso), mentre questi sono ormai dei veri e propri spazi pubblici riunendo miliardi di cittadini, sembra almeno un po’ insufficiente da un punto di vista democratico”.

Alcuni Stati hanno tentato di regolare i contenuti diffusi su internet, come negli Stati Uniti: il Communications Decency Act del 1996 limita la responsabilità degli host di contenuti rispetto ai messaggi pubblicati sui social, rendendo responsabili gli utenti del contenuto che pubblicano. In Francia, la legge Avia del 2020 é stata giudicata troppo repressiva dal Consiglio Costituzionale. La censura di Trump da parte dei social rivela le difficoltà che persistono specialmente nel conciliare le nostre libertà con le nuove tecnologie.

In conclusione, il tema della regolamentazione della libertà d’espressione da parte dei social si avvicina alla grande problematica della regolamentazione del mondo digitale…

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