Unione Europea: il patto verde per l’Europa al cuore del rilancio europeo

Tradotto da Lorena Papini, riletto da Riccardo De Vanna

In occasione di una sessione plenaria al Parlamento europeo l’11 dicembre 2019, il Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha presentato il suo piano per l’ambiente: il patto verde per l’Europa, o Green Deal. Questo piano ambizioso da 1000 miliardi di euro ha per obiettivo la lotta contro il cambiamento climatico e il raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2050. L’Europa sarebbe dunque il primo continente a diventare neutro.

La questione del clima è al centro del Green Deal. Questa preoccupazione ecologica riprende la dichiarazione di urgenza climatica del Parlamento europeo del 28 novembre 2019. Per affrontare quest’urgenza climatica l’Unione Europea ha proposto due iniziative nell’ambito del patto verde per l’Europa. Da un lato, l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050, sarà inserito nella legislazione europea grazie alla legge europea sul clima. In altri termini, gli Stati membri si impegnano a ridurre a zero le loro emissioni di gas a effetto serra, privilegiando gli investimenti nelle energie rinnovabili. Dall’altro lato, a livello locale, il patto europeo per il clima propone diverse attività destinate alle organizzazioni e ai cittadini, per sensibilizzarli al cambiamento climatico e alla tutela dell’ambiente.

Il 15 gennaio 2020 il Parlamento europeo ha dato il via libera al Green Deal. In effetti, la risoluzione è stata adottata con 482 voti a favore, 136 contrari e 95 astensioni. Ma il Parlamento ha anche esortato gli Stati membri a mirare più in alto nel processo di lotta contro i cambiamenti climatici. Il Presidente della Commissione Europea ha dichiarato che è necessario “trasformare una sfida urgente in un’opportunità unica da cogliere”. L’Unione Europea si pone dunque come parte attiva all’interno della questione ambientale.

“Una transizione verde e inclusiva che contribuisce a […] mantenere il nostro pianeta in buona salute per le generazioni future” – Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione Europea, incaricato del Green Deal.

Nel rispetto dell’Accordo di Parigi firmato a dicembre 2015 durante la COP21, e preparando la COP26 a Glasgow per il 2021, l’Unione Europea programma dei piani di azione in differenti settori, che spaziano dalla politica industriale alla cooperazione internazionale, passando per la ricerca e l’innovazione nell’ambito del cambiamento climatico.

Malgrado un lancio rapido ed efficace, gli sforzi operati dagli Stati membri sono stati frenati dall’epidemia. La Commissione Europea è stata dunque costretta a programmare un piano di rilancio per raggiungere l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050. L’epidemia di COVID-19 ha obbligato l’Unione Europea a rivedere il budget destinato al Green Deal e a ripensare le sue azioni. Secondo Pascal Canfin, presidente della Commissione ambientale al Parlamento europeo, il patto verde sarà al centro del rilancio europeo. Per lui, un simile piano di rilancio potrebbe permettere la ripresa e l’accelerazione del processo di transizione ecologica.

Nondimeno, i negoziati in materia di piano di rilancio si erano preannunciati complicati o addirittura insperati. Dopo 4 giorni di vertice straordinario al Consiglio europeo, il piano di rilancio di 750 miliardi è stato negoziato. Il 30% delle spese saranno consacrate al mantenimento dell’impegno sulla neutralità carbonica e dell’Accordo di Parigi. Dal momento che il piano di rilancio è costituito da sovvenzioni, l’Unione Europea deve trovare altri mezzi di finanziamento, o si rischia di obbligare gli Stati membri a rimborsare una parte dei 750 miliardi di euro sbloccati. Bruxelles deve quindi creare delle tasse ecologiche, come una tassa sui rifiuti plastici a partire dal 2021, e una tassa sulle emissioni di carbonio alle frontiere esterne all’Unione Europea.

“Il patto verde per l’Europa è la nostra mappa per accompagnare la ripresa economica e sociale, che deve anche essere un rilancio verde. […]” -Juan Espadas, presidente ENVE del Comitato europeo delle regioni

Anche il Comitato europeo delle regioni (CdR) ha il suo ruolo nel rilancio del Patto verde per l’Europa. Durante una sessione plenaria tenutasi il 30 giugno e l’1 e 2 luglio 2020, i membri del CdR hanno votato a favore della legge europea sul clima proposta dalla Commissione Europea. Essa prevede che il patto verde rimanga al centro del piano di rilancio per un’azione rapida e coordinata. La crisi deve dunque servire da motore nella lotta contro il riscaldamento globale e permettere all’Unione Europea di ritrovare coesione economica, sociale e territoriale.

Il progetto pensato dalla Commissione Europea sul nuovo piano d’azione per un’economia circolare (NPAEC) è rimasto in sospeso. Tjisse Stelpstra, ministro regionale della provincia di Drenthe, è incaricato del coordinamento di questo progetto. Egli si dice convinto del NPAEC. Esorta tuttavia a consolidare ulteriormente il ruolo delle regioni e delle città. Questo progetto dev’essere votato e discusso durante una sessione plenaria il 9 settembre.

Infine, il patto europeo per il clima sarà sottoposto al voto in sessione plenaria il 12 13 e 14 ottobre. Nel suo progetto di parere, il Comitato delle regioni sottolinea di essere d’accordo con la proposta iniziale della Commissione Europea e che la crisi deve servire da spinta per accelerare il processo ecologico. Sottolinea anche che, una volta superata la crisi, tanto le città quanto le zone rurali, devono beneficiare dei progetti a favore del clima. Per permettere a tutte le collettività locali e regionali di impegnarsi nel processo per il clima, è necessario che la Banca europea per gli investimenti e il Comitato delle regioni lavorino in stretta collaborazione.

La Commissione Europea può fare affidamento sulla presidenza tedesca del Consiglio dell’Unione Europea per fare dell’Europa un’Europa sostenibile. Un’intera sezione del suo programma è infatti consacrata al sostegno e al rilancio del Green Deal.

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