Wwoof, Couchsurfing e MindMyHouse: economia della condivisione e vacanze a basso costo.

Tradotto da Riccardo De Vanna, riletto da Lorena Papini

Con la diffusione della sharing economy o economia della condivisione, sono emerse nuove idee per le vacanze: a prezzo basso o addirittura nullo, abbinato al piacere e alla tranquillità.

Wwoof, Couchsurfing e MindMyHouse sono tre piattaforme di condivisione. Queste piattaforme hanno conquistato una vasta comunità a partire dal 2010. In base ai dati dei loro siti, essi hanno registrato rispettivamente poco meno di 100.000, 14 milioni e 15.000 utenti. Le loro proposte sono interessanti, economiche e adatte ad una fascia di utenza composta prevalentemente da giovani adulti. Questi ultimi, infatti, sono spesso più propensi a rinunciare a una certa comodità a favore di una possibile avventura o a prezzo più basso.

Le varie proposte

Wwoof è nato dall’esperienza in fattoria dell’inglese Sue Coppard negli anni ’70. Questa idea ha poi trovato la sua dimensione ideale grazie a internet. Il sito propone una rete di fattorie che, per brevi periodi, offrono vitto e alloggio gratuitamente in cambio di aiuto per i lavori agricoli. L’idea si basa sull’aiuto reciproco e sul diritto alla tranquillità, garantito appunto dall’ alloggio fuori città.

Couchsurfing, nato nel 2007, si rivolge a persone che, a titolo gratuito, offrono ospitalità mettendo a disposizione il divano della propria casa. Questa piattaforma propone un’idea di condivisione, per il piacere di incontrare nuove persone, potenziali futuri amici.

L’housesitting è un modo di viaggiare collegato a diversi siti online. Il più affidabile è MindMyHouse. Una casa viene offerta gratuitamente dal padrone di casa in cambio della cura della stessa (pulizia, custodia degli animali domestici, ecc…).

L’idea

Tutte queste diverse proposte sostengono una concezione di fiducia reciproca e di scambio vantaggioso e internazionale. Questa filosofia di viaggio è particolarmente apprezzata da una persona che abbia un forte desiderio di esplorare una nuova città, di incontrare la gente del posto, di essere utile agli altri e tutto questo senza grandi mezzi.

Si spiega così l’enorme successo di questa particolare forma di economia: la sharing economy. Per quanto non rappresenti una reale minaccia per le strutture tradizionali, occupa già una parte importante del mercato.

Il problema della sharing economy

Di certo, questa concezione di viaggio non è priva di rischi. Implica di fidarsi di perfetti sconosciuti facendoli entrare in casa nostra o, dall’altro punto di vista, di entrare in casa di estranei.

Ma il problema principale dell’economia della condivisione è il suo vuoto normativo. Ciò può creare problemi in termini di coperture legali per eventuali controversie. L’assenza di legislazione consente peraltro alla sharing economy di esercitare una concorrenza sleale nei confronti del turismo tradizionale principalmente a causa dei suoi prezzi vantaggiosi e della sua facile accessibilità. Può quindi diventare un pericolo. Ad esempio, c’è il rischio che il settore alberghiero possa ridurre il livello dei propri servizi in quanto è regolamentato in modo da riuscire a far fronte alla concorrenza.

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