Les bâtiments de la banque centrale européenne. Crédit MPD01605 (Flickr).

La Banca centrale europea sotto influenza tedesca? (2/2)

TRADOTTO DA CLAIRE SIRITO-OLIVIER E ELEONORA MARCHIONI

Nel 2011 l’arrivo di Mario Draghi al vertice della Banca centrale europea (BCE) ha contrastato l’ordoliberalismo predicato dalla Germania. Prima di questo fatto, a giugno, la Banca centrale europea consacrava la politica economica tedesca. Sarà veramente possibile un cambiamento di politica? Per rispondere a questa domanda, Le Journal international ha provato a decriptarne il funzionamento.

Per (ri)scoprire la prima parte di questo dossier seguite questo link.

L’inflazione non cade dall’alto come una maledizione o un destino tragico. È sempre frutto di una politica economica disinibita e persino criminale”. Tale constatazione, fatta nel 1960 dall’allora cancelliere della Germania Ovest, Ludwig Erhard, non lascia alcun dubbio sulla principale preoccupazione dei dirigenti tedeschi.

Il modello tedesco scritto nei Trattati

La crisi inflazionista del 1920 tormentava e tormenta tuttora gli animi Nel 1991 la Francia di François Mitterand voleva un passaggio alla moneta unica. La Germania di Helmut Kohl accettò la richiesta, in cambio di un accordo che stabilisse determinate condizioni simili a quelle previste dal Sistema monetario europeo (SME). Tra queste la Germania voleva imporre una politica di ancoraggio al marco tedesco. Di fatto, una a una doppia ortodossia monetaria e di bilancio, dettata dalle autorità tedesche. Ricordiamo a questo proposito che la BCE ha la sua sede a Francoforte e non è un caso poiché la sede della Banca centrale tedesca, la Bundesbank, si trova anch’essa in questa città. La politica economica tedesca è stata così consacrata  all’epoca del Trattato di Maastricht.

La Germania conta 20 milioni di pensionati le cui pensioni sono finanziate da un sistema di capitalizzazione. Un aumento dell’inflazione comporterebbe un calo del valore dei titoli che sovvenzionano le pensioni. La Germania pratica e impone all’Unione europea la strategia di deflazione competitiva, cioè l’aumento delle esportazioni attraverso la riduzione dei salari. “[La Germania] ha creato uno dei migliori settori a basso costo in Europa”, si rallegrava Schröder durante il Forum economico mondiale di Davos del 2005.

Con questa politica di lotta contro l’inflazione la BCE fa pressione sugli stipendi degli Stati membri della zona euro. Una posizione diametralmente opposta a quella presa dalla Riserva Federale degli Stati-Uniti o della Banca del Giappone. Queste ultime puntano a rilanciare la crescita e… l’occupazione.

Mario Draghi e la “svolta” del 2011

Colpo di scena nel 2011. “Ho l’onore, Signor Presidente, di presentare le mie dimissioni dall’incarico di capo economista della BCE per ragioni personali” dichiara Jurgen Stark. È in profondo disaccordo con la politica condotta dal nuovo presidente della BCE, Mario Draghi, che consiste nel comprare in modo massiccio i titoli del debito pubblico dei Paesi europei. Il programma di acquisito di titoli di Paesi in crisi (OMT) che permette di comprare senza alcuna limitazione l’importo dei titoli sovrani inferiori ai 3 anni agli Stati in difficoltà, viene creato un anno dopo.

Una pratica che va contro le disposizioni dei Trattati. Questo sistema permette di finanziare direttamente le banche e gli Stati. Di fronte a questa politica, Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, minaccia di presentare un ricorso alla Corte Costituzionale di Karlsruhe, motivato dal fatto che questa politica viola i Trattati della BCE. Per Jean-François Bernard, economista e Alto funzionario francese, “è completamente illegale ma è chiaramente la buona risposta per richiamare all’ordine chi specula sui debiti sovrani”.

Si prospettano vari scenari. Uno di questi potrebbe essere l’uscita della Germania della zona euro. Si è parlato persino di un’armonizzazione tra i Trattati e le politiche economiche attuali della BCE. Questo implicherebbe però un pesante iter di ratificazione in tutti i paesi, cosa che sembra complicata, lunga e utopica. È probabilmente per questo motivo che la Corte di Karlsruhe, alla fine, ha approvato al programma OMT.

“Meglio non essere isolati

Il sistema messo in pratica nel Consiglio direttivo non favorisce la Germania. Il modello “uno Stato = un voto” la mette allo stesso livello di tutti gli altri membri. Tra questi, Cipro ad esempio, che rappresenta lo 0,1% del PIL della zona euro rispetto al 30% della Germania. Un modello da relativizzare poiché esiste un certo equilibrio a seconda del PIL dello Stato nel protocollo della BCE [articolo 10, paragrafo 2, ndr]. Di fronte al Consiglio direttivo la soluzione migliore è ancora quella di non essere isolati.

“La BCE non deve rendere di conto ad un avversario che non ha un nome, un viso, un partito, che non presenterà mai la sua candidatura. e che quindi non sarà eletto. Eppure governa. Questo avversario è il mondo della finanza.” (François Hollande)

Foto: Gli edifici della Banca centrale europea. Creditti MPD01605 (Flickr).

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