Donne autoctone scomparse e uccise in Canada: l’inchiesta nazionale tanto attesa

TRADOTTO DA BENEDETTA MARIA CAIAZZO E CORRETTO DA VALENTINA NIEDDU

Secondo “Statistics Canada”, per le donne aborigene, il rischio di subire violenze coniugali è tre volte più alto, mentre il pericolo di essere assassinate aumenta di sette volte rispetto alle donne non autoctone. Con l’apertura di un’inchiesta nazionale sulle native scomparse o assassinate, questi popoli originari delle Prime Nazioni sperano di scoprire la verità su queste atrocità, così come sperano in un cambiamento di mentalità.

Queste comunità hanno sofferto enormemente la colonizzazione europea. Un tempo la donna aveva un ruolo centrale nella struttura del clan, ma con l’arrivo dei colonizzatori e del loro sistema patriarcale, le donne si sono ritrovate declassate rispetto agli uomini. Questa nuova gerarchia ha trasformato in egual modo lo status di donne e uomini, del tutto impreparati ad accettare un tale cambiamento.

Ripercussioni del passato

Facendo un tuffo nella storia recente, nel corso dei secoli la posizione della donna autoctona è cambiata, causando una reale messa in discussione dell’identità femminile. Infatti la Legge sugli Indiani, in vigore fino al 1985, ha completamente trasformato e distrutto una parte della loro cultura. La conseguenza di questa legge patriarcale e di assimilazione è stata la perdita dello status di aborigene per milioni di donne che decidevano di sposarsi con un uomo non nativo. A questo fenomeno c’è da aggiungere la creazione di collegi per bambini, perdurati fino agli anni ’70, che prevedevano la separazione dei bambini dalle loro famiglie per inculcare in loro i valori occidentali, forzandoli a dimenticare le loro radici. Il fenomeno del “sixties scoop” è un altro trauma importante per le Prime Nazioni. Dagli anni ’60 agli anni ’80, milioni di bambini sono stati strappati dalle comunità aborigene per essere poi dati a famiglie non autoctone del Canada, Stati Uniti ed Europa. Questo processo vietava ai bambini di praticare i loro culti, di parlare le loro lingue, creando così individui con problemi di identità.

A tutti questi fattori, bisogna aggiungere gli ordinari problemi delle istituzioni canadesi e del corpo di polizia. Ancora oggi, le donne hanno poca fiducia verso queste istituzioni, spesso responsabili del mancato supporto alle popolazioni native durante i processi penali. Questa mancanza di considerazione e di ascolto da parte delle istituzioni governative, le rendono colpevoli della stigmatizzazione del 5% della popolazione canadese. Queste politiche hanno causato lo sradicamento di intere generazioni di donne e bambini, la stigmatizzazione di queste popolazioni e l’entrata di queste persone in un ingranaggio di povertà.

Verso un cambiamento di mentalità?

Malgrado tutto, ci si potrebbe aspettare un cambiamento di mentalità poiché il primo ministro Justin Trudeau ha fatto della situazione delle donne aborigene un punto molto importante del suo mandato. Difatti, l’inizio di un’inchiesta nazionale indipendente sulle donne autoctone scomparse e uccise, cerca di portare a galla le sofferenze di queste donne dimenticate. Il governo federale ha così accordato un budget di 53,86 milioni di dollari, in due anni, affinché la commissione incaricata dell’inchiesta assolva il suo mandato entro il 31 dicembre 2018. Quattro commissari devono redigere un rapporto sulle cause che sistematicamente sottendono la violenza rivolta alle aborigene. Il loro compito è quello di capire quali sono i fattori che fomentano la violenza e come sradicarli.

Manifestazione in difesa dei diritti dei nativi, CP Léore Pujol.

Un’indagine troppo lenta…

Viviane Michel, la presidente di Femmes Autochtones du Québec (FAQ), è sollevata al pensiero che, finalmente, un politico abbia preso in considerazione il caso delle donne autoctone.Da 45 anni questa organizzazione appoggia gli sforzi delle minoranze per il miglioramento delle condizioni di vita promuovendo la non violenza, la giustizia, l’uguaglianza dei diritti e la salute. Si batte anche per un cambiamento di mentalità e soprattutto per un sistema giudiziario evoluto che sostenga queste donne. Michel afferma che l’impunità giudiziaria è ricorrente nei confronti dei crimini contro le native: “Noi non valiamo la pena di far muovere la giustizia dato che tutto ciò costerebbe troppo allo stato”. Da 30 anni queste donne lottano per far rispettare i loro diritti e per far conoscere questa problematica nel paese.

“Oggi abbiamo uno spazio di discussione, bisogna parlare, testimoniare per ricomporre e aiutare a guarire le ferite”

Il ruolo dell’indagine è di segnalare le sparizioni, riunire le famiglie e contenere i pregiudizi. La presidente Michel afferma inoltre, che la commissione aiuta anche ad attuare un processo di recupero per le famiglie affrante: “Oggi abbiamo uno spazio di discussione, bisogna parlare, testimoniare per ricomporre e aiutare a guarire le ferite”. serve a migliorare lo scambio di informazioni e a creare una rete di aiuto reciproco dentro e fuori le comunità.

Tuttavia l’indagine nazionale deve sormontare numerose difficoltà. Il suo mandato è troppo lungo e la struttura dell’inchiesta è tale da rallentarne l’esecuzione. Michel spiega che la commissione ha iniziato le udienze in Québec grazie alla sua comunità d’origine “Uashat Mani-Utenam” dopo quasi due anni di percorso. Questa prima seduta era molto attesa sia dalle Prime Nazioni che dall’organizzazione che difende i diritti delle donne autoctone.

Agire concretamente

La presidente della FAQ è soddisfatta delle conseguenze positive dell’inchiesta, tuttavia si preoccupa del dopo. Si augura che il governo canadese possa agire concretamente per rimediare alle falle del sistema giudiziario: “Il governo ha delle responsabilità verso i suoi cittadini, noi siamo tutti uguali davanti alla legge e aspettiamo di averne la prova”.Malgrado i passi in avanti dell’inchiesta, bisogna continuare a mobilitarsi, sensibilizzare le giovani, battersi per queste donne, le loro famiglie e le loro comunità.Inoltre, dal 26 giugno al 3 luglio, FAQ parteciperà a Parigi ad un incontro internazionale con i popoli indigeni del Canada, degli Stati Uniti e della Guyana. Viviane Michel spera che questo incontro possa mettere in evidenza la lotta degli autoctoni sulla scena internazionale.

Foto del banner: Una donna indigena con la sua bambina. Crediti : Femmes Autonomes au Québec (FAQ)

 

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