Crédit Muriel Epailly.

Gambia: fine del regno per Yaya Jammeh

TRADOTTO DA CLAIRE SIRITO-OLIVIER E MARGHERITA PELLEGRINI

Yaya Jammeh, presidente del Gambia da 22 anni in seguito ad un colpo di Stato, ha lasciato il potere sotto minaccia di un intervento militare degli Stati dell’Africa Occidentale e ha trovato un rifugio in Guinea equatoriale. Era stato battuto alle elezioni dal suo avversario Adama Barrow ma rifiutava di lasciare la carica.

La pressione ha finito per avere la meglio su di lui. Yaya Jammeh ha annunciato la sera del 20 gennaio che avrebbe ceduto il potere: “Oggi ho deciso in tutta coscienza di lasciare la direzione di questa grande nazione con un’infinita gratitudine verso tutto i gambiani”. Di fronte alle minacce di un intervento militare da parte della Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale (CEDEAO) per rimuoverlo dalla carica, non ha avuto altra scelta che arrendersi all’evidenza.

Ritratto di Yaya Jammeh. Crediti: Muriel Epailly.

Durante la dichiarazione, sempre fedele a sé stesso, ha voluto dimostrare che non sono state le pressioni a spingerlo ad andarsene ma piuttosto la propria volontà: “la mia decisione di oggi non è stata dettata da nient’altro che l’interesse supremo del popolo gambiano e del nostro caro Paese”. Qualche giorno prima affermava che non avrebbe lasciato il potere e che non si sarebbe arreso a nessuna pressione.

Il dietrofront

Dichiarato sconfitto dal candidato dall’opposizione Adam Barrow durante lo scrutinio tenutosi il 1° dicembre, il presidente uscente,  davanti alle telecamere della televisione nazionale, aveva chiamato il suo avversario per congratularsi. Gli aveva allora accertato che avrebbe garantito il passaggio.

L’idea stessa di una sconfitta di Yaya Jammeh era inimmaginabile e ancor meno il suo comportamento al momento dell’annuncio dei risultati. Per tanto tempo aveva abituato i suoi concittadini ad azioni clamorose di ogni genere. Molto velocemente, scene di giubilo sono scopiate nelle vie di Banjul, la capitale gambiana. La popolazione pensava allora essersi sbarazzata di colui che diceva chiaramente di essere soltanto un “dittatore dello sviluppo”.

Mentre arrivavano i messaggi di congratulazioni e molti accoglievano quest’avanzata democratica, Yaya Jammeh fece dietrofront dichiarando di non riconoscere più la vittoria del suo avversario Adama Barrow. Ha dichiarato: “Proprio come ho lealmente accettato i risultati, credendo che la Commissione elettorale fosse indipendente, onesta e affidabile, li rifiuto ora  nella loro totalità”.

Sulla scia degli eventi ha voluto assicurarsi della lealtà dell’esercito, accordando promozioni a diversi ufficiali. Le critiche sono immediatamente scoppiate da ogni parte. L’opposizione è rimasta ferma, con unica parola d’ordine la partenza di Yaya Jammeh dal potere. Migliaia di gambiani hanno cominciato a lasciare il Paese prima del 19 gennaio, ultimo giorno del mandato del presidente uscente, temendo dei disordini.

Stato di emergenza a Banjul, prestazione del giuramento a Dakar

A due giorni dalla fine del suo mandato, Yaya Jammeh ha decretato lo stato di emergenza nel Paese, facendo nuovamente temere dei disordini. La situazione è diventata ancora più tesa quando dei fedeli hanno cominciato a lasciarlo. Tre dei suoi ministri hanno dato le dimissioni.

Il Senegal, unico Paese ad avere una frontiera terrestre col Gambia, ha accolto il vincitore dello scrutinio Adama Barrow per ragioni di sicurezza. Quest’ultimo ha prestato giuramento all’ambasciata del Gambia il 19 gennaio.

Nel frattempo i Paesi della sotto-regione hanno chiaramente minacciato Yaya Jammeh di un intervento armato chiedendo l’appoggio del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. La risoluzione presentata dal Senegal è stata votata all’unanimità. Le truppe senegalesi hanno attraversato la frontiera ma il loro intervento è stato subito interrotto per lasciare una chance all’ultima mediazione iniziata dai presidente della Guinea Alpha Condé e della Mauritana Mohamed Ould Abdel Aziz. Questi sono riusciti a convincere Yaya Jammeh a cedere il potere in modo pacifico.

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