L’omeopatia è una medicina efficace?

Tradotto da Riccardo De Vanna, riletto da Lorena Papini

Al centro di un dibattito che si potrebbe definire sempre aperto, l’omeopatia non riscuote certamente un consenso diffuso. Genera dibattiti non solo tra gli operatori sanitari, ma anche tra i pazienti che hanno talvolta un approccio sorprendente riguardo l’argomento.

Le origini

Più di due secoli fa, nel 1796 in Germania, il Dr. Samuel Hahnemann ha gettato le basi per l’omeopatia. La scienza medica che gli era stata insegnata e che lui praticava senza entusiasmo, lo deludeva sempre di più. Troppo empirismo e un numero di risultati insufficienti.

Proprio durante la traduzione di un libro del medico scozzese Cullen, il medico tedesco iniziò lo studio dell’omeopatia. Sulla base di prove su sé stesso, Hahnemann scoprì che la china, pianta molto usata a quel tempo, poteva curare certe febbri o provocarle a seconda della dose utilizzata. In altre parole, ciò che può far ammalare a dosi elevate può invece guarire con un basso dosaggio. Hahnemann aveva appena trovato il primo principio del suo nuovo metodo terapeutico: la legge delle similitudini.

I 5 principi fondamentali

L’omeopatia si basa su cinque principi fondamentali. Si tratta della legge delle similitudini esposte precedentemente, ma anche dei principi di globalità, di costituzione minerale, di terreno e infine di diluizione e dinamizzazione.

La medicina allopatica è diventata una medicina molto segmentata con specificità per ogni parte del corpo da trattare. Al contrario, la medicina omeopatica non può curare un paziente se non si tiene conto della totalità dei sintomi, sia fisici che mentali. Ecco spiegato il principio della globalità.

Gli altri principi si basano principalmente sulla fisionomia in modo da definire la costituzione minerale (tipi carbonico, fosforico e fluorico) o sul codice genetico e sullo stile di vita e i fattori ambientali delle persone. L’obiettivo è quello di individuare i terreni (psorico, tubercolinico, sicotico e luetico).

Infine, il principio della diluizione è probabilmente la tesi maggiormente discussa dai detrattori di questa medicina alternativa. Infatti, per preparare una medicina omeopatica, il laboratorio di produzione inizia l’elaborazione preventiva della sostanza attiva di base da una tintura madre allo stato liquido da cui viene prelevata una goccia. Viene poi diluita più volte seguendo una successione di fiale oppure in un flacone unico nel caso in cui si seguano i parametri della diluizione korsakoviana (K), dal nome di un omeopata russo.

Un acceso dibattito

Anche se questa scienza medica sia riconosciuta, resta pur sempre oggetto di dibattiti. I detrattori sostengono che si serva di una concentrazione troppo bassa delle tinture madre. Al contrario, i suoi sostenitori la considerano una medicina efficace pur essendo più leggera rispetto alla medicina allopatica.

Questo dibattito non si limita però ai soli operatori sanitari come medici, farmacisti e infermieri. Si estende anche ai pazienti, in quanto i farmaci omeopatici sono facilmente reperibili in tutta Europa.

Il fatto che questi prodotti siano oggi sottoposti a un’autorizzazione all’immissione in commercio, come ogni altro medicinale, è sicuramente motivo di maggiore sicurezza nei confronti dei pazienti. Le regole sono molto meno restrittive, il che lo rende un valido argomento a favore dei detrattori di questa medicina. La procedura semplificata è una notevole differenza tra un medicinale allopatico e un farmaco omeopatico.

Infatti, nel richiedere l’autorizzazione all’immissione in commercio, il produttore deve solo dimostrare che il medicinale non è pericoloso per la salute (non nocività). Non è tenuto, per contro, a dimostrare l’efficacia del suo prodotto, come nel caso della domanda di autorizzazione all’immissione in commercio di un medicinale allopatico.

Quali prospettive future per l’omeopatia?

Il dibattito sul tema dell’omeopatia continua ad essere molto vivace. Un comunicato del ministro della Sanità francese prevede che le spese riguardanti i prodotti omeopatici non siano più rimborsate a partire dal 2021: ciò accende il dibattito su questa medicina e non fa altro che avvalorare, a favore degli scettici, le argomentazioni sulla sua efficacia.

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