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Il marito di mio fratello: omosessualità nel Paese del Sol Levante?

Riproduzione autorizzata dell’articolo nel quadro di una collaborazione con Envolée Culturelle

TRADOTTO DA GIULIA GERONI E MARGHERITA PELLEGRINI

Il marito di mio fratello è un manga scritto da Gengoroh Tagame, pubblicato dalla casa editrice francese Akata. Il primo volume della saga, in corso di pubblicazione sia nel Paese del Sol Levante che in Francia (non ancora tradotto in Italiano ndr), è entrato a far parte della selezione ufficiale 2017 del prestigioso Festival Internazionale del Fumetto di Angoulême. A cosa è dovuto quindi questo onore? Il successo di Il marito di mio fratello si  spiega semplicemente in tre parole: tolleranza, famiglia e dolcezza.

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La storia inizia con il funerale dei genitori del protagonista, Yaichi, sepolti insieme al fratello Ryôji. Yaichi è un padre single e casalingo, unico responsabile della figlia Kana. La semplice vita di questo padre di famiglia verrà però scombussolata dall’arrivo del marito del fratello, Mike Flanagan. Il cognato di Yaichi è un vero e proprio «orso» venuto dal Canada per scoprire il Giappone, ma soprattutto per scoprire i luoghi in cui è cresciuto il defunto marito.

L’omosessualità: una tematica più che un argomento

L’autore Gengoroh Tagame, che solitamente crea opere con tematiche omoerotiche, dai contenuti espliciti e indirizzate principalmente ad un pubblico omosessuale, nelle 30 pagine di Il marito di mio fratello adotta un nuovo stile narrativo, concentrandosi per la prima volta su scene di vita vissuta. Basandosi sul quotidiano dei personaggi principali, la narrazione diventa cristallina, diretta e senza filtri.  E’ proprio questa caratteristica a rendere la storia di Tagame così potente.

Il tipo di disagio provato dal personaggio di Yaicihi  è duplice e complesso.  Eterosessuale, in una società severa come quella giapponese, si trova costretto ad accogliere un a dir poco “strano straniero”: un canadese omosessuale. Nonostante tutti i suoi punti di riferimento vengano completamente scombussolati dalla visita del cognato, la violenta confusione interna non trova alcuno sfogo, soffocata dai codici dell’ospitalità giapponese. Il tema (il tema di un “doppio rigetto”, prima nei confronti dello straniero, poi nei confronti dell’omosessualità) non solo è serio, ma anche complesso.  Si tratta di un argomento che, se trattato senza la dovuta delicatezza, rischia di cadere nel patetico, in cliché triti e ritriti sulla tolleranza. Come ha fatto quindi Gengoroh Tagame a non cadere in questa trappola sentimentale? Decidendo di non mettere l’omosessualità al centro della sua opera ma concentrandosi invece sui rapporti esistenti – o che dovrebbero esistere –  all’interno di una famiglia.

La famiglia (in senso ampio) come motore del progresso

Quello che fa evolvere il personaggio di Yaichi non è un’ innata guerra personale per la tolleranza, bensì lo sguardo della figlia Kana. A otto anni, il suo è uno sguardo puro e curioso, non formattato. Kana è semplicemente affascinata dallo zio Mike, questo ormone di cui ha scoperto l’esistenza solo da poco. Kana vuole sapere, Kana vuole capire. I pregiudizi quindi non vengono superati grazie alla ragione, ma grazie all’innocenza. E’ proprio l’assenza di pregiudizi di Kana che rivela agli altri personaggi la presenza dei loro pregiudizi. Si tratta quindi di una presa di coscienza da parte del protagonista autonoma e graduale.  E sarà lo stesso Yaichi, grazia alla dolcezza dello sguardo della figlia, a cambiare il proprio sistema di valori, rendendo questo nuovo sistema ancora più solido. La dolcezza degli ideali proiettati, ecco cosa rende Il marito di mio fratello un’opera così incisiva.

Un’opera per tutti

Gran parte della vicenda viene raccontata dal punto di vista di Yaichi, ponendo così la focale sul protagonista maschile eterosessuale. I lettori potranno seguire il percorso di questo padre di famiglia e potranno osservare, grazie ai dettagli del disegno (un certo tipo d’impaginazione, utilizzato per rappresentare gli sfoghi del protagonista, diventerà sempre meno frequente), l’evoluzione delle sue idee e dei suoi pensieri. I lettori assisteranno al rifiuto e all’isolamento, a causa della propria opposizione, di un personaggio pallido in un mondo oscuro. Non si tratta certo di una forma narrativa innovativa, ma scegliere di raccontare la vicenda attraverso la quotidianità, permette alla sincerità di farsi spazio in quest’opera. Con i suoi disegni teneri e innocenti, i suo personaggi senza spigolature ed una trama semplice, Il marito di mio fratello si afferma come un’opera adatta a tutti.

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Alcuni capitoli si chiudono con due pagine in cui Mike (chiaramente portavoce in queste situazioni dell’autore) spiega elementi caratteristici della comunità omosessuale: cosa significa il triangolo rosa rovesciato? Qual è l’origine del gay pride e della bandiera arcobaleno? Cose vuol dire veramente “fare coming-out”?  La brevità e lo stile pedagogico delle riposte a queste domande ci permettono d’imparare dettagli importanti riguardo la comunità LGBT, senza avere l’impressione di avere a che fare con un’opera puramente militante.

Forse, se costretti a trovarne uno, l’unico difetto di questo manga è la struttura narrativa. Molto di quanto accade è prevedibile, cosa inevitabile quando si decide di raccontare attraverso “scene di vita vissuta”. La necessità che quindi ne deriva, di introdurre anche avvenimenti inaspettati, porta ogni tanto a situazioni che risultano eccessivamente costruite.

Mettersi in discussione

Si tratta comunque di una critica minore. Il marito di mio fratello resta comunque un’opera geniale. Mi sento di consigliarla a tutti, anche a coloro che si credono molto aperti e tolleranti. Io stesso sono rimasto sorpreso nel cadere in alcune trappole, colpevole inconsciamente di certi pregiudizi abbastanza stupefacenti.  Non si tratta di cose gravi, ma mettere in discussione la propria apertura mentale, capire quando essa è effettivamente presente, è qualcosa di molto importante, qualcosa a cui bisogna fare attenzione. Il marito di mio fratello fornisce un ottimo pretesto per mettersi in discussione, un’occasione per interrogarci sul nostro modo di rapportarsi con gli altri. Si tratta di un esercizio prezioso per il quale ringrazio non solo quest’opera, ma  lo stesso Gengoroh Tagame.

Indubbiamente ci sarebbe ancora molto da dire, ma non voglio togliere ai lettori il piacere di scoprire Il marito di mio fratello.

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