MiFID II: verso una maggiore protezione dei consumatori e trasparenza dei mercati finanziari europei

TRADOTTO DA SILVIA MONTORSI E CORRETTO DA VALENTINA NIEDDU

Il 3 gennaio 2018 la direttiva relativa ai Mercati degli Strumenti Finanziari II (MIF) è entrata in vigore nell’insieme dello Spazio Economico Europeo (SEE). La MiFID II – Markets in Financial Instruments Directive – viene a completare ed arricchire il suo predecessore del 2007, la MiFID I, e il suo scopo è quello di rafforzare il controllo degli intermediari finanziari e la protezione degli investitori privati.

La necessità della MiFID II (2014/65/EU) dimostra una certa mancanza di fiducia nel settore finanziario. Attraverso questa nuova direttiva, il legislatore europeo tende ad inquadrare le relazioni tra gli attori e a proteggere maggiormente l’investitore privato. Rimandata ufficialmente di un anno nel 2016 dalla Commissione Europea, la MiFID II non è ancora stata recepita nel diritto nazionale di tutti gli Stati membri. Ciononostante, gli investitori hanno il diritto di sporgere denuncia in caso di mancato rispetto delle nuove regole.

Clientela classificata

Con la MiFID II, la protezione dei clienti si traduce in una classificazione più conservativa. Dopo essere stati analizzati secondo le loro conoscenze dei prodotti finanziari, le loro esperienze sui mercati, la capacità e la voglia di rischiare e gli obiettivi di investimento, i clienti vengono inoltre ripartiti secondo la tipologia di investitore: cliente non professionista, cliente professionista e controparte autorizzata. È proprio la ripartizione in quest’ultima categoria ad essere stata rinforzata dalla nuova direttiva. In tal modo, secondo l’annesso II della MiFID II, un cliente privato è automaticamente classificato come non professionista o retail  (“cliente al dettaglio”). Se desidera essere considerato come professionista deve dimostrare le proprie conoscenze, la propria esperienza con i prodotti finanziari e il proprio volume delle attività e delle passività.

La classificazione permette di determinare i prodotti finanziari che il cliente potrebbe acquistare o che gli sono consigliati. Diventando professionista, l’investitore ha quindi accesso ai prodotti con un rischio più elevato e ai servizi supplementari, ma deve rinunciare a una parte della sua protezione. A livello del trading – operazioni di borsa – il cliente è ugualmente protetto durante la transazione attraverso il principio di best execution (obbligo di esecuzione degli ordini alle migliori condizioni), reso obbligatorio dall’articolo 27 della MiFID.

Monitoraggio dei prodotti

Gli organismi che concepiscono e creano i prodotti finanziari devono definire in modo esplicito la clientela a cui si rivolgono. Gli attori che sono in contatto diretto con i clienti, come le banche e i gestori patrimoniali, devono considerare sia la classificazione del cliente che la natura del prodotto. Come stipulato nell’articolo 48 del regolamento delegato della MiFID (2017/565/EU), ciascuno dei loro consigli deve comportare una descrizione generale dei rischi e del rendimento del prodotto nelle diverse condizioni di mercato. Secondo l’articolo 25 della MiFID II, qualsiasi consiglio di investimento e di gestione deve essere accompagnato da un rapporto di suitability: conformità della transizione potenziale sia al profilo di rischio che all’obiettivo di investimento del cliente. Se un ordine è effettuato senza un consiglio preliminare, in questo caso viene eseguito un controllo dell’appropriateness, ovvero la conformità della transazione alle conoscenze e all’esperienza del cliente.

L’investitore privato maggiormente protetto

La MiFID II vuole inoltre porre maggiore trasparenza nelle relazioni e correggere l’asimmetria dell’informazione tra gli attori istituzionali del mercato e il cliente privato. In tal modo, indipendentemente dalla categoria del cliente, quest’ultimo dovrà conoscere l’insieme dei costi e degli oneri dei servizi di investimento e degli strumenti finanziari, come confermato nell’annesso II, regolamento delegato della MiFID. L’articolo 24 della direttiva tende, a sua volta, a minimizzare qualunque conflitto di interesse vietando le retrocessioni, ovvero gli oneri di gestione che gli emittenti finanziari restituiscono ai distributori dei prodotti. Pertanto, il regolatore obbliga gli intermediari finanziari ad informare gli investitori privati delle loro commissioni e a garantire maggiore trasparenza sulle loro attività.

L’esempio svizzero

In ragione della sua globalità e interconnessione, la sfera finanziaria è extraterritoriale. Pertanto, gli standard europei influenzano fortemente il comportamento degli attori internazionali e la legislazione degli altri paesi. La Svizzera, ad esempio, è già soggetta alle regole della MiFID, relative alla protezione dell’investitore, per i suoi clienti domiciliati nello SEE. Inoltre, la Svizzera prepara dal 2012 due normative per regolare il settore finanziario e avvicinarsi agli standard internazionali: la legge sui servizi finanziari (LSF) e la legge sugli istituti finanziari (LIFin). Il primo testo punterà alla protezione del cliente (ed in particolare alla sua classificazione), mentre il secondo verterà sulla sorveglianza dei prestatori di servizi finanziari, come i gestori patrimoniali indipendenti, i gestori di patrimoni collettivi e i trustees (amministratori). Grazie a questa replica flessibile della MiFID, la Confederazione elvetica cerca di creare delle condizioni di concorrenza uniformi. Queste due leggi, ancora in corso di esaminazione, dovrebbero entrare in vigore nel 2019.

Il costo dei cambiamenti per adattare i sistemi bancari alle norme della MiFID II sono stimati a più di 2,5 miliardi di euro. Come e a chi questo costo verrà addebitato rimane una questione aperta. Forse la MiFID II favorirà l’outsourcing, già molto presente nel sistema bancario, o forse la gestione passiva, con la divisione dei clienti in gruppi e consigli di investimento congiunti per ciascuna categoria.

Foto del banner: Sede della BCE a Francoforte, crediti foto Eugénie Rousak

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