Il Galles festeggia il santo patrono

TRADOTTO DA MARGHERITA PELLEGRINI E AGNESE BILIOTTI

Domani, 1° marzo, i gallesi celebrano S. Davide, loro patrono. Questa giornata non festiva del patrimonio nazionale gallese è festeggiata in maniera curiosa. Le Journal International vi trascinerà alla scoperta di questo evento più discreto che festoso.

Il programma di questo mercoledì è bello carico per i gallesi: una parata nazionale comincerà alle 12:30 in centro a Cardiff e in altre città mentre concerti e gare sportive sono previsti in numerose scuole primarie e secondarie. Il programma nazionale comprende anche un concerto dell’orchestra nazionale al St David’s Hall a Cardiff, l’ingresso gratuito ai castelli quali Raglan e Tintern e un mercatino di raccolta fondi per la cecità nella cittadina di Usk. Queste attività si svolgeranno per festeggiare la nascita e la morte del monaco S. Davide. Promotore di pace e amore all’interno del suo regno, ha acquisito il titolo di santo patrono del principato britannico.

Le leggende di S. Giorgio in Inghilterra e S. Patrizio in Irlanda traggono origine da storie epiche: il primo uccide un drago, il secondo, liberto, scaccia i serpenti dal Paese. La storia di S. Davide è ben diversa: monaco devoto, che rimanda a volte all’immagine di Gesù, è vissuto nel VI secolo. Fu responsabile della costruzione di circa sessanta monasteri e nel suo controllava severamente che i suoi confratelli si nutrissero solo a pane ed erbe: la carne e l’alcool erano infatti proibiti. Noto per aver compiuto diversi miracoli sbalorditivi, la leggenda racconta in particolare che una collina si fosse formata sotto i suoi piedi affinché potesse rivolgersi a un’intera folla e che avesse guarito un uomo dalla cecità.

Una festa semplice

La festa del 1° marzo non è così diffusa come quella di S. Patrizio, celebrata in tutto il mondo. Tuttavia, a livello nazionale i gallesi rispettano le tradizioni ed esprimono il proprio orgoglio, ad esempio attraverso la consuetudine di portare una giunchiglia o un porro sul maglione. Secondo la leggenda, Davide chiese ai soldati gallesi di indossare un porro sull’elmo per distinguersi dagli inglesi nelle battaglie. I bambini indossano i costumi tradizionali, come gonne rosse o maglie da rugby. Ogni scuola primaria e secondaria dà agli alunni la possibilità di mostrare i propri talenti musicali e teatrali. Tutti o quasi cantano l’inno nazionale, sebbene meno del 20% dei gallesi parli la lingua celtica locale.

Giunchiglia, emblema della festa. Crediti: CC0

Nonostante gli sforzi di alunni, insegnanti e dell’industria dello spettacolo, il 1° marzo non è un giorno festivo: si tratta di una questione politica che mette in discussione il valore del patrimonio gallese. Ma è da ricordare che neanche la festa nazionale inglese è festiva. Al contrario, quelle dell’Irlanda del Nord e della Scozia sono più speciali. Nel 2007 un sondaggio concludeva che l’87% dei gallesi voleva che il giorno diventasse festivo. Al sondaggio è seguita una petizione, prima che fosse respinta da Tony Blair. Nonostante ciò, questo mostrava la presenza di un sentimento patriottico tra i gallesi.

“Mi ero dimenticato che si sarebbe svolta”

Simon Owens è originario del Galles; ora studia in Inghilterra ma parla il gallese come se fosse la sua lingua madre. Ha rivelato al Journal International“Mi ero completamente dimenticato che questa festa si sarebbe svolta, è terribile. Penso sia una giornata che esprima il sentimento nazionale e che sia una buona occasione in generale per festeggiare le doti e i successi dei gallesi”. Altri espatriati non l’hanno dimenticata e ogni anno festeggiano il santo patrono in tutto il mondo. Per Simon la festa ha anche un importante risvolto politico: “In questo periodo di divisioni dobbiamo essere orgogliosi della nostra società multiculturale e in crescita”.

La semplicità del 1° marzo mette in discussione l’identità gallese? Non del tutto. I gallesi non sono separati politicamente, economicamente e storicamente dagli inglesi come lo sono gli scozzesi e gli irlandesi. Una festa in pompa magna non sembra indispensabile alla popolazione, felice di condividere un momento semplice e conviviale.

Crediti della foto di copertina: CO0

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